La PA del lavoro nero e dei dirigenti “ombra”

Va bene che siamo arrivati stanchi a questo inizio di agosto. Sarà che il sol leone ci rende più sfaticati e meno responsabili. Sarà pure che l’aria di estate ci fa venire in mente i paesaggi di montagna oppure le spiagge incontaminate dove l’acqua è più blu, ma questa leggerezza non la possiamo portare anche dentro le sedi istituzionali. Nonostante sia piena estate.
E, invece, accade che al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nella direzione generale per la regolazione dei contratti pubblici, da giorni una “visitatrice”, dotata di regolare pass di accesso da esterna è stata vista relazionarsi con i funzionari per correggere le pratiche e visionare i fascicoli del contenzioso. Evidentemente con la compiacenza del direttore generale. La dottoressa – visitatrice si muove esattamente come un dirigente d’ufficio. Un dirigente “ombra”. Senza incarico. Senza retribuzione. Senza assicurazione per infortuni sul lavoro. Senza contratto. Come se lavorasse a nero, insomma. L’idea del direttore generale è stata certamente originale ed anche, ammettiamolo pure, economica. Ricorrere agli amici per svolgere delicate funzioni.
Nel periodo in cui succede di tutto a “insaputa” dei diretti protagonisti, anche i dipendenti pubblici si prendono qualche libertà con molta nonchalance. E quindi va bene pure il blocco del turn over e delle nuove assunzioni, va bene anche il taglio degli organici, va bene addirittura la spending review, tanto a facilitare il tutto ci pensano gli amici che, senza pretese (immediate), fanno il lavoro che dovrebbero fare gli altri. Oppure l’amica tanto amica non è. E, sotto sotto, il direttore generale la paga per snellire il lavoro arretrato. Peccato che con questa operazione di risparmio creativo, è facile incorrere nella violazione del segreto d’ufficio. Ma siamo in Italia, il Paese delle meraviglie dove può succedere di tutto!
La visitatrice G.D. (preferisco non indicare il nome perché, proprio in quanto visitatrice, da domani potrebbe non farsi vedere più e lasciare tutti sotto un mucchio di lavoro arretrato) non è proprio una sconosciuta. Anzi. La sua presenza in un settore delicato della PA, è aggravata dal fatto che la stessa è una consulente del servizio contratti pubblici, in particolare del Protocollo ITACA, ovvero l’Istituto per l’innovazione e la trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale che unisce le regioni e le provincie autonome in una associazione federale. Per il suo lavoro, quindi, è a stretto contatto non solo con gli uffici del Ministero ma anche con le ditte che si preparano a partecipare ai bandi di gara per gli appalti pubblici. E noi stiamo qui a parlare della legge anticorruzione, quando qualcuno dall’interno potrebbe fare la regola e suggerire allo stesso modo come eluderla.
Non sappiamo se la visitatrice andrà in vacanza subito oppure aspetterà comunque fino alla prossima settimana, come concordato con l’amico direttore. Sappiamo però che dopo questa denuncia qualcuno dovrà rendere delle spiegazioni, non tanto a noi, prima ai contribuenti e poi alla magistratura.