Dal palco abusivo chiede:assolvetemi voi

Alessandra-La Duce-Mussolini regala sempre grandi emozioni. Nel catino infuocato di via del Plebiscito stringe mani e si fa fotografare con una t-shirt esplicita: “C’hanno scassato ‘o cazzo”. Marinetti c’entra poco, le vaiasse napoletane molto di più. Bandiere di Forza Italia, pochissime del Pdl che non c’è più, perché qui si gioca duro, in piazza, sotto Palazzo Grazioli, “siamo venuti per lui: Silvioooo”. Portati a Roma dai vari capataz locali. Peppe Scopelliti dal Regno delle Calabrie, Giuggino Cesaro ‘a purpetta da Napoli, tantissimi dalle Puglie di Raffaele Fitto, romani strappati agli ozi di Ostia da Renata Polverini. Espolodono quando Silvio sale sul palco e urla con tutto il fiato che ha in gola, quasi a volersi convincere pure lui di quello che sta per dire, “Sono innocente. Innocente”. E’ il lavacro, l’autoasoluzione colletiva di fronte al suo popolo. Qui non ci sono collegi di giudici, austeri palazzi dove si amministra la Giustizia in nome del popolo italiano, qui c’è la gente. “La Puglia è con te”. “Bitonto con Silvio”. “Trepuzzi con Berlusconi”. “Silvio santo subito”. Innocente urlato in una manifestazione abusiva. Nessun permesso è stato chiesto al Comune di Roma per costruire il palco, informa il Campidoglio in una nota. Anzi, lamenta il Municipio, gli organizzatori hanno addirittura divelto dei segnali stradali. Ma la gente che è in piazza non se ne cura. “Giudici scismatici”, recita il cartello portato da un signore in pinocchietto nero e t-shirt dello stesso colore. Cosa vuol dire? “Che il potere in questo Paese illiberale è nelle mani dei giudici rossi”. Insomma, Silvio è il Dio, Forza Italia la Chiesa, chi li tocca, anche se applica una legge dello Stato, è reo di divisioni profonde, insanabili, da punire. E ce n’è anche per Giorgio Napolitano. Lo attaccano, lui e “i suoi compagni di merende” (letta su un cartello), che sarebbero i giudici, ovviamente. Raffaele Fitto è soddisfatto, ha inondato via del Plebiscito di cartelli made in Puglia: “Sessanta pullman, una faticaccia”. “Veniamo da Bitonto, lavoriamo lì, le olive”, ci dicono due indiani con bandiera di Forza Italia in mano nuova di zecca. “Silvio sei grande come Giulio Cesare”, commerciante romano. E la condanna confermata dalla Cassazione? “So comunisti, Berlusconi paga milioni di tasse, quella volta forse il suo commercialista s’è sbagliato. Dottò, basta na virgola e il fisco te inc…”. Parla poco con i giornalisti, ma si fa riprendere da fotografi e cameraman tra lo sventolio delle bandiere azzurre, don Ernesto Piacentini, “postulatore, docente e cappellano di Regina Coeli”, come recita il biglietto da visita. La piazza, per comprensibile scaramanzia, non gli riserva grandi attenzioni. Il popolo di Silvio, immagine di un pezzxo d’ Italia complesso, a volte indecifrabile, grande marmellata. C’è Gigino Cesaro, ras napoletano chiacchieratissimo per le sue spericolate frequentazioni in odore di camorra, e Rosanna Scopelliti, giovane deputata eletta in Calabria. La folla urla contro i giudici e la Cassazione, e giudice fu suo padre Antonino, ucciso dalla mafia il 9 agosto 1991. Fa la fila sotto l’ingresso di Palazzo Grazioli per rendere omaggio al grande martire, insieme a Peppe Scopelliti, il governatore della Regione Calabria che ha il triste primato di tre consiglieri in galera per mafia e altre storie. E’ accompagnata da Aldo Pecora, leader del movimento antimafia indipendente “Ammazzateci tutti”. Ci sono le bandiere col garofano rosso del Partito socialista e i militanti gomito a gomito con alcuni supporter di Renata Polverini. Turati, Pertini, Matteotti, ma chi erano?. Quando Silvio tende il braccio verso il balcone di Piazza Venezia per salutare la folla, gli accompagnatori di Renata non si tengono e scandiscono “Duce, Duce”. Lei ride. Ma conta poco, perché “siamo qui per Silvio e per l’Italia afflitta dalla dittatura dei giudici”. E’ convinta di vivere e soffrire nell’orrendo regime degli ermellini la signora che innalza fiera un cartello “Silvio, Soresina è con te”. Soddisfatta la gente in piazza, salutata anche alla fine per ben tre volte dal grande condannato affacciato al balcone. Sono soddisfatti i falchi del fu Pdl alla ricerca di una impossibile “soluzione tecnica” che devitalizzi la condanna del capo. L’Italia di Silvio suda in una via budello al centro di Roma. L’altra Italia spera, ormai senza eccessivi entusiami che la legge sia veramente uguale per tutti.
(pubblicato su Il fatto Quotidiano del 5 agosto 2013)