Messina e il suo Palazzo d’Inverno

Renato ha coronato il suo sogno rivoluzionario: conquistare il Palazzo d’Inverno. Ma ora l’uomo del “No-Ponte”, l’eterno pacifista protagonista di mille battaglie, l’uomo che è stato ricevuto dal Dalai Lama, deve governare. Arte difficilissima in genere, quasi impossibile a Messina dove governare significa anche occuparsi della “Vara”. La processione che ogni anno, il 15 agosto, porta in giro per la città la bara della Madonna Assunta, un mastodonte di 20 metri pesante 10 tonnellate trascinato da centinaia di fedeli, acclamata e venerata da migliaia di messinesi in tutto il mondo. Dietro la “vara” da anni si ingrassano gli appetiti della mafia più becera. “Da quest’anno si cambia, sarà una festa sobria, e chi vuole far parte dei comitati che organizzano la processione dovrà firmare un protocollo dove il no alla mafia è netto,il rispetto della legalità è scritto a lettere cubitali. Chi non è d’accordo si farà da parte”. Renato Accorinti è il sindaco di Messina, città sull’orlo del baratro. “Dal 26 giugno, esattamente da 14 giorni, e nessuno è ancora in grado di dirmi qual è la situazione finanziaria del Comune. Cinquecento milioni, come sostiene il commissario prefettizio, o 70-75, come calcolano i funzionari contabili del Comune. Non c’è una risposta precisa, roba da non credere. E allora ho mandato il vicesindaco Guido Signorini al ministero a Roma per sapere la verità. Voglio dati e numeri veri, poi parlerò alla città, insieme decideremo le cose da fare per ripianare il debito”. La storia dei conti di Messina è la fotografia dello sfascio dello Stato in certi angoli d’Italia, la ragioneria del Comune da un lato, gli uffici del Commissario straordinario dall’altro. Cifre discordanti, relazioni e controrelazioni, accuse reciproche che presto finiranno in Tribunale. “La verità è che abbiamo ereditato una situazione in cui il disordine è totale – dice il sindaco pacifista sfogliando report e cartelle -. L’Atm, l’azienda dei trasporti, è un buco nero con 600 dipendenti e solo 20 autobus in circolazione, vecchi e malandati in una città dove ne servirebbero almeno 120. Non voglio mettere in croce nessuno, ma tutti devono capire che l’interesse pubblico viene prima di tutto. I trasporti pubblici possono non solo funzionare, ma devono diventare produttivi e competitivi. Qui, al Comune i dipendenti lo hanno capito. Sono duemila, erano gestiti malissimo, ora molti di loro vengono nel mio ufficio a dirmi sindaco voglio lavorare meglio. Io ci sono. E divento pazzo quando scopro che in una città che ha sacche di bisogno estese negli ultimi tre anni non sono stati spesi 9 milioni per i servizi sociali e sono stati restituiti alla Regione. Qui ci sono interi condomini e alberghi che non pagano il canone dell’acqua e l’Amam (l’ente di gestione, ndr) è in crisi finanziaria, per i rifiuti abbiamo due società, MassinaAmbiente e Ato3 e la raccolta differenziata è al 6%, dato ufficiale, perché quello reale è del 3, una miseria. Spendiamo 11 milioni per le discariche e 3 per il trasporto, tutto ciò presto finirà, inizieremo la raccolta porta a porta, voglio la differenziata al 60% in pochi mesi. So che è rischioso, so che per le mafie i rifiuti sono un business”. Sandali ai piedi, maglietta con la scritta “Free Tibet”, una pizza mangiata alle quattro di pomeriggio in ufficio, e il tuffo nei mali di Messina. “Governare significa andare dove nessun sindaco è andato mai, per la strada. L’altro giorno sono andato nel Rione Cannamele, un inferno. La gente vive tra i topi, le fogne saltate, casette abusive con coperture di Eternit. Abbiamo iniziato subito il risanamento. In un mese l’area dovrà essere bonificata e la gente finalmente potrà vivere in modo civile”. “Renatu sinnacu”, Accorinti è amato dai messinesi. Lo vedono camminare in bicicletta senza scorta, fare la spesa al mercato, uno come tanti. “Il mio stipendio da sindaco? Semplice, porto il mio Cud e chiedo di ridarmi gli stessi soldi che prendevo da insegnante, 1750 euro al mese, così faranno gli assessori”. Professori universitari, un ingegnere affermato, il direttore di un centro del Cnr all’avanguardia, insegnanti. “Tutta gente che è al servizio della città”. Tutto bello, ma Renato ha conquistato il Palazzo d’Inverno con poche truppe, solo 4 consiglieri fanno parte della sua maggioranza, gli altri 36, Pd, Pdl, Udc, destra, sono all’opposizione. E poi Messina è la città dominata da un formidabile sistema di potere, Franza e Genovese, armatori e imprenditori, padroni della politica con presenze alla Regione e in Parlamento. Ora stanno a guardare, permettono che ‘u sinnacu giochi col “sociale” e si rompa le corna con il dissesto e i problemi della città, quando saranno pronti lo impallineranno. “Io so che quando metteremo mano al Piano regolatore, quando ridisegneremo il volto di Messina, gli interessi palesi e occulti della città si coalizzeranno, ma dovranno sfidarmi in consiglio comunale. Messina non può morire stritolata da questa piovra fatta di mafia, ‘ndrangheta, interessi forti e massoneria. Abbiamo vinto per liberarla e ci riusciremo”.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano 11 luglio 2013)