Pomezia e la rivincita di Beppe Grillo

Beppe Grillo cala a Torvaianica. Mare nero di inquinamento e spiagge torbide di antichi misteri, il caso Montesi che tenne banco per tutti gli anni Cinquanta del secolo passato. E vip che animavano il Villaggio Tognazzi, tennis e pantagrueliche mangiate dei protagonisti della commedia all’italiana. Nobiltà di un lontano passato, il presente è degrado, spiagge devastate, edilizia da rapina, architettoniche brutture, italiani che si spartiscono i dolori della crisi con altre mille razze. Siamo a Pomezia e qui Beppe può sperare in una rivincita. Il suo candidato, un giovane informatico, può legittimamente ambire al ruolo di primo cittadino a cinque stelle della città fondata nel 1938 da Benito Mussolini. Fabio Fucci al primo turno si è portato a casa 6949 voti, il 24,09%, utile per sbaragliare il candidato del Pdl, Luigi Celori (24,09%), buoni per far sentire al Pd e al suo candidato Omero Schiumarini (9359 voti, 33,27%) il terrore di una sconfitta clamorosa. La città è sull’orlo della bancarotta con 200milioni di debito, svergognata da una tangentopoli miserabile. Qui ancora ricordano le facce del consigliere comunale beccato con le mani nella bustarella, era del Pd e lo arrestarono mentre intascava una mazzetta da 2mila euro. Per i debiti e per la vergogna la vecchia giunta di centrosinistra ha gettato la spugna prima della scadenza naturale. Pomezia una volta era il cuore industriale del Lazio. Quindicimila lavoratori fino a quattro anni fa. Ora il paesaggio industriale è fatto di capannoni vuoti, operai in cassa integrazione, stati di crisi. “Ho perso per 140 voti, volevo che Pomezia facesse sistema con Roma, la gente si è invece rifugiata nella solita politichetta di paese”. Parla Luigi Celori, ex capogruppo di An in Consiglio regionale, l’uomo che il Pdl (“quei fenomeni di Roma che mi hanno dato l’ok quarantotto ore prima della presentazione delle liste”) aveva scelto a malincuore per tentare la conquista della città. “La verità – ci dice – è che la gente è assuefatta da anni di cattiva amministrazione e di malcostume”. Nel 2001 Celori fu coinvolto nella tangentopoli di Pomezia, l’”Anonima monnezza”, la battezzarono. “E’ pacifico che Celori partecipava alle spartizioni”, si sente dire da un imprenditore in una intercettazione del tempo. L’inchiesta spazzò via sindaco e assessori, consiglieri comunali di destra e di sinistra. E finì con condanne lievi e prescrizioni. “Ma io mi sono appellato, rifiuto la prescrizione. Lo scriva”, protesta Celori. “Altri – aggiunge con un pizzico di malizia – non lo hanno fatto”. Alla voce altri leggasi Omero Schiumarini, il candidato che il centrosinistra ha scelto per riprendersi Pomezia. “Una candidatura perfettamente in linea col governo dell’inciucio”, si sfoga un militante locale del partito di Epifani. Il boccone amaro che molti elettori e militanti del Pd non riescono a mandare giù è l’origine di Schiumarini, fino a poco tempo fa pasdaran berlusconiano in terra pontina con tanto di tessera di forzista della prima ora. “Ho fatto un percorso politico di avvicinamento al centrosinistra”, dice lui. “E’ un trasformista, uno dei tanti folgorati su una improbabile via di Damasco”, ironizza l’ex amico Celori. Ai vertici del Pd, invece, superano tutti gli imbarazzi e giustificano anche il passato un po’ opaco del loro aspirante sindaco. “La sua fedina penale è pulita”, giurano. Schiumarini fu uno degli amministratori coinvolti nella prima tangentopoli e fu salvato dalla prescrizione. Ora attacca, ex amici di cordata e grillini insinuando il sospetto di accordi sottobanco per il ballottaggio. “Fucci (il candidato Cinquestelle, ndr) è il vero interprete della prima repubblica, sta stringendo accordi con tutti, so che il candidato sindaco del centrodestra lo appoggia. Se vince lui a comandare sarà Grillo”. Ribatte Celori: “Falsità di uno che ha paura”. Volano stracci. “Bel coraggio ha avuto Schiumarini a proporsi come sindaco di sinistra dopo anni di tessere della destra. Vuole risolvere i problemi? E tangentopoli?”,rilancia il candidato Cinquestelle. I “grillini” sono sicuri di vincere e lenire le ferite di Beppe per il magro risultato del primo turno a Roma e nella altre grandi città italiane. Mentre in queste ultime ore gli altri parlano di accordi, futuri assessori e pacchetti di voti da spostare, loro hanno già presentato la giunta. Una donna architetto, un biologo, un ingegnere elettronico. Tutti giovani.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 6 giugno 2013)