La verità non è tra i segreti di Stato

Udienza a porte chiuse. I servizi segreti testi nel processo per il delitto di Mauro Rostagno. Hanno preteso riservatezza della loro deposizione i due 007 arrivati a Trapani apposta, si presume, da Roma. Addirittura fuori dall’aula assieme alle parti, difese e partici vili, anche il pm presente in udienza, il dott. Francesco Del Bene, nemmeno il pm ha potuto sapere con chi ha interloquito, nomi secretati, visi coperti. Niente giornalisti in aula. Pensate semmai fosse stata l’udienza con l’improvvisa svolta processuale, giammai poteva diventare pubblica. Che nessuna svolta processuale c’è stata lo ha tradito il volto di pm e avvocati di parte civile, le difese dei due imputati, l’avv. Vito Galluffo in particolare, difensore del killer Vito Mazzara, ha mostrato una certa euforia invece, non ne ha tradito le ragioni, ma in effetti l’avv. Galluffo ha mostrato soddisfazione anche quando le udienze non sono state a suo favore, e quindi l’euforia di ieri potrebbe essere stata la “solita”. Certamente si è determinata una situazione anomala, nella discussione che ci sarà le parti probabilmente faranno riferimento all’audizione dei due 007, nelle motivazioni della sentenza che verrà al Corte di Assise difficilmente non considererà questo passaggio processuale, e che cosa accadrà, caleranno gli omissis, parte della discussione avverrà a porte chiuse? Si vedrà.
Considerato che tutti hanno mantenuto posizione silenziosa e rispettosa del segreto imposto dalla Corte di Assise, tutto quello che possiamo oggi dedurre è frutto solo di mero, modesto, ragionamento. I due 007 avrebbero dovuto dire se servizi segreti, deviati o non deviati, e mafia hanno collaborato o meno, se Gladio e Cosa nostra hanno avuto contatti, a cosa è servita la presenza del centro Scorpione a Trapani, se il delitto Rostagno è roba da tenere negli archivi dei servizi segreti. Se ci fosse stata anche una sola risposta positiva ad uno di questi quesiti probabilmente un silenzio così serrato non ci sarebbe stato alla fine di questa parte dell’udienza di mercoledì scorso. Deduzione ovviamente, solo semplice deduzione. Immaginate se i due 007 venivano a dire che ci sono stati contatti tra i servizi segreti e la mafia, il pm Del Bene, che è anche uno dei magistrati che indaga sulla trattativa Stato-mafia, non sarebbe uscito con il volto di uno che vorrebbe dire, “che siamo venuti a fare oggi qui?”. Se i due 007 venivano a confermare i contatti tra la Gladio trapanese e la mafia, oggi certamente una speranza in più avrebbero avuto i familiari di Antonino Agostino ed Emanuele Piazza i due poliziotti che facevano va e vieni da Trapani sino a qualche giorno prima di essere ucciso, Agostino, e sparire nel nulla, Piazza. In precedenza la Procura di Palermo è andata a bussare alla porta dei servizi segreti, al Sismi in particolare, per chiedere se vi fossero fascicoli sul delitto Rostagno, questi sono satti sempre negati, nel senso che non ce ne erano,né che magari c’erano ed erano coperti da segreto.
Ma hanno risposto i due agenti o si sono trincerati dietro il segreto nonostante tutte le cautele praticate dalla corte, il relativo verbale dell’udienza non sarà tra i documenti ostensibili? Anche in questo caso non si è saputo nulla, ma il “non ricordo” o il” non posso dire” non sono da escludere, viene da pensare che il pm Del Bene abbia anche potuto immaginare le scene per l’altro suo processo quello sulla trattativa stato mafia dove i non so e i non ricordo sono praticamente annunciati. Giuseppe Cammisa agente dei servizi con il nome di Yupiter come da più parti si dice. Indubbiamente la domanda sarà stata fatta, anche qui immaginiamo una risposta negativa, perché una notizia del genere sarebbe stata veramente difficile da tenere completamente segreta. E il faccendiere Francesco Elmo anche lui sentito nel processo a proposito di misteriosi commerci di armi e rifiuti tossici che passavano per Trapani? In questo caso non c’è segreto che tiene, in altri processi risulta la sua inattendibilità perché, è detto, lui e i servizi segreti non hanno avuto nulla in comune.

La verità sul delitto di Mauro Rostagno non la si trova negli archivi dei servizi segreti, e lo si deduce anche dalle richieste che a fine udienza hanno fatto le parti civili e le difese, ancora altri testi da sentire con il 507, la difesa cerca ancora le prove che Rostagno è stato ucciso o dai suoi compagni di comunità o da un intrigo tra politica e affaristi che commerciavano in armi, fuori da contesti di mafia e servizi deviati, la parte civile ha chiesto di potere sentire l’ex vice segretario Psi Claudio Martelli più volte chiamato in causa dal teste Di Cori, quello che raccontò di avere visto la famosa cassetta dove Rostagno aveva registrato le immagini si un aereo dalla cui stiva si scaricavano casse di armi. La difesa di Mazzara ha chiesto di sentire il senatore Massimo Brutti che si occupò di Gladio trapanese, verrà anche risentita Chicca Roveri. Tra i testi sentiti mercoledì un paio di carabinieri, non coinvolti nelle indagini, ma che conoscevano Rostagno per i controlli che periodicamente facevano alla Saman, carabinieri che per primi giunsero sul luogo del delitto. “Mauro era uno che si faceva notare…era seguito” ha detto uno dei due testi, lo stesso che ha ricordato come fosse spenta l’illuminazione pubblica nel tratto dove avvenne l’omicidio. Circostanza strana ha precisato, “di solito quando la luce mancava, veniva a mancare in tutta quella strada e invece quella sera mancò solo in quel punto”. Tra i testi che dovevano essere sentiti mercoledì c’era anche un collega di Vincenzo Mastrantonio il tecnico Enel che aveva proprio in carico la zona di Lenzi, che però finito il lavoro, si apprese anni dopo, faceva da autista al boss Vincenzo Virga. Parlava assai Mastrantonio e pochi mesi dopo il delitto Rostagno lui fu ucciso. Casualità per casualità….L’udienza di mercoledì è stata oltremodo pesante e lunga proprio perché continuamente… è venuta a mancare la luce a Palazzo di Giustizia, c’era tutto attorno al Palazzo, ma proprio in Tribunale no…come quella sera a Lenzi. Guarda caso durante dei lavori è stato tagliato un cavo e tutto è andato in tilt in Tribunale. Ora proviamo a pensare (per fare parte di quelli che a pensar male spesso ci azzeccano) che l’udienza è andata avanti tra crisi elettriche varie proprio per la natura di quello che si doveva discutere, segreti inconfessabili in pubblico e tecnici dell’Enel che si spera sappiano qualcosa sul black out del 26 settembre 1988 a Lenzi, vuoi vedere che la luce è venuta a mancare magari quando qualcuno è andato a chiedere ai due testi qualcosa per esempio…..su Li Causi…immaginiamo.
Non immaginiamo invece siamo certi quando sveliamo qualcosa che in Tribunale ancora non si è discusso perché mai entrato. E cioè dove era la sede di Gladio Trapanese: era in via Virgilio, al quartiere Portici, in un appartamento che Li Causi, Vincenzo Li Causi, il capo centro, morto in circostanze misteriose in Somalia nel novembre del 1993, aveva preso in affitto dall’imprenditore Francesco Morici. Lo stesso imprenditore che di recente ha subito un sequestro di beni e per il quale la Questura ha chiesto la sorveglianza speciale, per lui e per suo figlio Vincenzo, per i “troppi contatti” e “collegamenti” con la mafia di Matteo Messina Denaro e company. Vincenzo Virga compreso. Sarà anche questo un caso.
(pubblicato su Liberainformazione)