Gelli e quei misteri siciliani che resistono

(di Marco Bova)

Quest’intervista risale al novembre 2011 ed è stata realizzata durante la produzione di Berlusconi – La Genesi, un documentario sull’origine finanziaria dell’imprenditore milanese. Purtroppo trova spazio soltanto adesso e potrete ritrovare alcune analisi su eventi che si sono svolti in questi anni come gli argomenti sulle vicende giudiziarie di Bruno Contrada e Marcello Dell’Utri. In quest’intervista per la prima volta Licio Gelli dice la sua su ciò che lo lega a Trapani e alla scomparsa di Mauro Rostagno. Le frequentazioni con Vito Miceli, la conoscenza con Antonio D’Alì, l’iscrizione alla P2 di Carlo Alberto Dalla Chiesa e le considerazioni sull’omicidio Mattei. Un intervista da leggere tutta d’un fiato.

Fissando attentamente i suoi occhi si intravedono le luci e le ombre dei misteri più viscidi che avvolgono da sempre la Sicilia. Di certo Licio Gelli, nonostante i 92 anni suonati, potrebbe contribuire nel riscrivere alcuni capitoli più o meno cupi che hanno attraversato la storia d’Italia dal secondo dopoguerra sino ad oggi. La galera è quell’incubo che più volte ha potuto vivere in prima persona, nonostante la concessione degli arresti domiciliari per il depistaggio delle indagini sulla Strage di Bologna. Le sue parole sono sibilline. A volte delle brevi risposte e spesso e volentieri soltanto dei movimenti facciali tratti direttamente dal “perfetto manuale del depistatore”. La Sicilia Licio Gelli la conosce molto bene e ne conosce gli interpreti che ne hanno fatto il bello e il cattivo tempo. Molti siciliani facevano parte anche della Loggia P2, della quale Gelli ne era il Maestro Venerabile.
MICELI – Ad esempio fra gli iscritti alla loggia segreta (e fra gli amici fraterni di Gelli) spicca senza ombra di dubbio il nome di Vito Miceli capo dei servizi segreti (Sid) sino al 74′ e scomparso misteriosamente nel dicembre del 90′. “Con Miceli si andava a cena spessissimo assieme. D’altra parte veniva a trovarmi all’Hotel Excelsior molte volte. Lui si portava con se un autista e lo lasciava fuori col sigarino e io gli dissi: i tuoi autisti, non li lasciare fuori dall’albergo se no viene individuato che tu sei da me, lascialo da una parte e vieni a piedi. Non era un tipo molto discreto in queste cose. Si parlava poco. Si parlava della situazione politica, allora era più incentrata. Miceli aveva ottimi rapporti con i servizi segreti stranieri”. Anche con il Mossad? “No, con il Mossad che io sappia non aveva rapporti (segue sorrisetto)”.

DALLA CHIESA – Nella P2, come noto, hanno trovato posto i vertici delle forze armate oltre che sei ministri e, stando alle parole di Licio Gelli, fra gli iscritti c’era anche Carlo Alberto Dalla Chiesa il Superprefetto spedito in Sicilia nella lotta contro la mafia dopo i successi ottenuti contro il terrorismo. “Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale che era il capo dei nuclei comunisti, era nostro”. Era iscritto alla Loggia? “Chiaramente. Era iscritto, ed era iscritto anche suo fratello Romolo che era generale dei Carabinieri è tuttora vivo ed un giorno l’ho incontrato a Roma e mi ha detto: ma non mi avevi detto che mio fratello era iscritto alla Loggia? Gli dissi, Romolo si vede che la nostra costituzione non l’hai letta molto bene. Io posso dire di me, ma non posso dire degli altri”. Queste rivelazioni sono sempre state negate dalla famiglia Dalla Chiesa, ma Gelli non ha nessuna intenzione di rettificare il tiro. “Carlo Alberto è stato un grande generale, un vero generale, perchè ha saputo tenere il segreto”. Lei lo vedeva spesso? “Ma senza dubbio ci si vedeva spesso qui in casa, ci si vedeva a Roma, a Milano sul casello dell’autostrada”.
GUARRASI E MATTEI – Un altro personaggio che ha contraddistinto le cronache siciliane, dall’Armistizio di Cassibile sino alla morte del giornalista palermitano Mauro De Mauro passando per il Milazzismo è l’avvocato Vito Guarrasi. “Si certo l’ho conosciuto”. Era un’agente della Cia? “Ma non le saprei dire”. Il nome di Guarrasi emerge anche dalle diverse inchieste sulla morte del fondatore dell’Eni Enrico Mattei, scomparso nell’incidente aereo di Bascapè dopo essere decollato dall’aeroporto Fontanarossa di Catania con destinazione Milano. “Mattei è stato suicidato dalle Sette Sorelle. Fecero eliminare Mattei con un sistema che arrivò un aereo tale, quell’aereo partì mentre lui discuteva, e ne ritorno uno uguale, ma uguale, uguale. Messo nella stessa posizione, ma con una carica che doveva scoppiare in un determinato momento e così avvenne. Con Mattei ero molto amico, ma aveva dei piani che agli americani non stavano bene”. Lei sa qualcosa di più, se c’è stato l’aiuto della mafia locale? “Eh beh..”.
MAFIA E TRAPANI – Il nome di Licio Gelli emerge anche nei racconti di diversi collaboratori di giustizia di Cosa Nostra che ne ricostruiscono la vicinanza con Stefano Bontate e il ruolo di riciclatore per conto di alcune famiglie mafiose. “Non ho mai conosciuto Bontate e poi se l’avessi conosciuto non si sarebbe fatto nulla perchè vede, se uno le chiedesse: lei ha mai dato la mano ad un mafioso, lo può dire? Può domani prendere un caffè dove ci ha bevuto un mafioso? Lei se va in Sicilia per non incontrare nessuno può trovare, vedere e indicare quelli che sono mafiosi?”. Fra gli anni settanta e gli anni ottanta diverse logge massoniche sorsero in Sicilia ed estrema attenzione fu dedicata al Centro Scontrino che annoverava fra gli iscritti l’avvocato Augusto Sinagra, legale di Licio Gelli. Lei conosce la Loggia Scontrino? “No”. Non l’ha conosciuta? “Di nome. Io credo che non sia esistita. Credo, le dico io, onestamente ne fu parlato un po sui giornali, ma poi è stata smentita”.
ROSTAGNO – I misteri del faccendiere toscano si aggrovigliano anche sulle rivelazioni del giornalista piemontese Mauro Rostagno che a Trapani aveva messo radici indagando sulle commisture fra mafia, politica e massoneria della città fino all’omicidio del 26 settembre 88′ per il quale attualmente si sta svolgendo il processo alla corte d’assise di Trapani. Rostagno il 23 marzo 88′ aveva parlato di alcune visite di Licio Gelli nella Provincia di Trapani dando come riferimento le abitazioni di Mariano Agate e Natale L’Ala. “Sento dire adesso questa notizia. La sto apprendendo da lei”. La presenza di Licio Gelli a Trapani tra l’altro è stato uno dei temi trattati nel Processo che sta provando a far luce sull’omicidio di Mauro Rostagno per il quale sono accusati Vincenzo Virga e Vito Mazzara. Stando alle testimonianze di Sergio Di Cori, Rostagno poco prima di essere ucciso gli aveva rivelato di aver visto e registrato strani movimenti di armi sulla nei pressi della pista del vecchio aeroporto di Kinisia. “C’è un grosso commercio di armi, eccome se c’era un grosso commercio di armi. Ad esempio il libico (Gheddafi ndr) ne ha comprate parecchie, ma non si vedevano. L’Italia è un bel corridoio, sono tutte armi di contrabbando, ma diffidi sempre da coloro che dicono di aver visto carichi o scarichi di armi. Queste cose vengono fatte con l’estrema attenzione. Scatole imballate e aperte in magazzini prestabiliti e ben protetti”. L’importanza della massoneria è emersa diverse volte nelle inchieste che hanno coinvolto i potenti nella provincia di Trapani e Mauro Rostagno stava provando in ogni modo ad illuminare alcuni ambienti poco chiari. “La Massoneria a Trapani c’è così come c’è in tante altre parte d’Italia. Adesso quasi ci si vergogna a dire che si è massoni, ma in quegli anni (settanta-ottanta ndr) era una cosa normale. Poi c’è da vedere, perché molte logge utilizzano metodi e riti massonici senza essere iscritti alla massoneria”.
CONTRADA – Dalla sua Villa Wanda, sistemata sulle colline di Arezzo, Licio Gelli continua a seguire le cronache nazionali prestando parecchia attenzione ad alcune vicende processuali. Il suo nome ad esempio è stato inserito dai legali di Bruno Contrada nella qualità di testimone per la richiesta di revisione del processo che ha visto l’ex numero tre del Sisde condannato con sentenza definitiva a 10 anni di reclusione per associazione esterna di stampo mafioso. “Si, ho visto che sono stato inserito fra i testimoni. A dire la verità non sono stato contattato da nessuno, ma avrei testimoniato con piacere l’estrema professionalità di Contrada che prima di essere un grande uomo di Stato lo considero un amico. Si ricordi, quando i servizi segreti le vogliono rovinare la vita riescono a fare di tutto. Costruire delle prove non è difficile nè tantomeno far condannare un professionista come Contrada”.
D’ALI’ – Un altra notizia che è giunta alle orecchie di Gelli attraverso le cronache nazionali è la richiesta di rinvio a giudizio per il Senatore Antonio D’Alì per il reato di associazione esterna di stampo mafioso che il 16 dicembre verrà formalizzata dinanzi al Gup di Palermo. Fra le liste d’iscrizione alla Loggia P2 sequestrate a Castiglion Fibocchi il 17 febbraio 81′ spicca il nome di Antonio D’Alì Staiti, zio dell’omonimo senatore del Pdl, e fondatore della Banca Sicula (indiziato dall’ex Commissario di Polizia Calogerò Germanà come uno degli istituti di riciclaggio utilizzati dalla mafia). “Conobbi Antonio D’Alì senior negli anni sessanta, un uomo di una cultura eccezionale e con modi di fare nobili. Mi è dispiaciuto parecchio sapere che il nipote, che credo di aver conosciuto quando era poco più di un ragazzino, si trovi in queste situazioni. Che vuole che le dica, qualcuno gli avrà voluto fare qualche scherzetto, così come al mio amico Marcello Dell’Utri. Adesso lui farà settantanni e al massimo si prenderà quattro anni e lo assegneranno ai servizi sociali”.