Pd, osare più democrazia

(di Elia Fiorillo) Dopo conciliaboli pubblici e privati con veti incrociati e minacce più o meno palesi, alla fine la fumata bianca è uscita dal camino del PD. Guglielmo Epifani prende il posto del dimissionario Pier Luigi Bersani alla guida dei democrat. Una bella gatta da pelare per l’ex segretario generale della CGIL, ma anche una soddisfazione e soprattutto una sfida. Quella di provare a ricompattare e rilanciare il partito, per lo meno fino al congresso di ottobre. Nel suo intervento all’Assemblea, che lo nominerà con 458 voti su 593 votanti segretario-garante-traghettatore, mette subito le mani avanti. Parla di persone e di linea politica. Le due cose non vanno confuse. Il programma va elaborato con impegno, saranno poi le donne e gli uomini del partito a portarlo avanti. Una vecchia impostazione del movimento sindacale che sui personalismi ha sempre storto il naso. E non a caso Epifani rivendica al suo PD di essere l’unico partito non personale dello schieramento politico del nostro Paese. Anche Epifani nel suo discorso parla di appartenenza, di unità, del bisogno di aprirsi alla società civile. Sono queste le parole d’ordine ripetute in modo più o meno convinto in tutti gli interventi che si sono susseguiti dal palco del Centro congressi della nuova Fiera di Roma. C’è chi ha provato a sorvolare sul passato per delineare scenari fulgidi e non proprio realistici per il futuro. E chi ha affondato il dito nelle piaghe del “correntismo volgare” reo di tutte le sconfitte del Pd. “La carica dei 101” che ha affossato Prodi alla presidenza della Repubblica è tornata in più di una riflessione con la richiesta più che di fedeltà al partito, di lealtà unita al bisogno di “Verità”. Insomma, tanti buoni propositi che si scontrano con la mancanza di un’identità comune, al di là degli interessi personali e di gruppo. Non a caso nella storia non lunga del PD i suoi due segretari eletti sono stati costretti entrambi alle dimissioni. Solo una questione di sconfitte elettorali? Probabilmente c’è dell’altro, che nasce dall’anno 2007 quando DS e Margherita, con la cosiddetta “fusione a freddo”, diedero vita all’attuale PD. Le modalità di quell’unione, ritenuta da molti verticistica, ha probabilmente agevolato la nascita di un “partito burocratico, delle tessere e degli apparati”.
All’ex segretario della Cgil, a cui l’esperienza e la prudenza non mancano, la difficile guida di un partito da riappacificare, rimotivare, rilanciare. Il tempo a sua disposizione è poco. Nel mese di ottobre è fissato il Congresso che non potrà avere connotazioni usuali, ma dovrà essere rifondativo. Ma non potrà Epifani, nell’opera di rifacimento, scordarsi del governo del Paese. Dovrà dare all’esecutivo tutto il sostegno possibile per aiutare il presidente del Consiglio a mantenere le promesse sulle riforme che l’Italia si aspetta. E’ questa la vera sfida. Come ha dichiarato nel suo intervento Letta, non era questo l’esecutivo a cui egli mirava e l’attuale presidente “non è nemmeno il mio presidente del consiglio ideale”. Per assurdo che possa apparire sarà proprio l’azione di questo governo a poter far salire le quotazioni del PD nell’elettorato. Ma il neo segretario del Partito democratico dovrà scongiurare, per usare un’espressione di Rosy Bindi, che “Berlusconi diriga dall’esterno i democratici” come, a suo avviso, sarebbe avvenuto. E per fare ciò bisogna cancellare i radicalismi perdenti e puntare ad ottenere quelle misure tanto attese dai cittadini. L’ala intransigente del PD si deve convincere che in gioco c’è la credibilità del Paese tutto in Europa. Puntare al sodo, insomma, evitando di farsi irretire dalla macchina organizzativa del Cavaliere che difronte ad un interlocutore che punta a velleitarismi ed utopie non praticabili nel breve periodo non può che vincere.Appena designato il nuovo segretario e già si congettura se sarà lui a rimanere a pieno titolo al prossimo Congresso, oppure gli sconfitti di oggi saranno i vincitori di domani. E’ il modo peggiore per voltare pagina. Il PD ed il suo segretario in questo momento hanno una grande opportunità. Dare vita ad una forza politica rinnovata, che possa essere d’esempio a tutta la politica italiana. Se Epifani percorrerà questa strada il Congresso sarà suo. Ma nel suo bloc notes dovrà sottolineare alcune frasi pronunciate dal palco dell’Assemblea e tenerle sempre a mente: “Il partito più che occupato deve essere aperto alla società civile”; “la cattiva politica produce l’antipolitica”; “identificarsi in una platea d’interessi da rappresentare”; “senza confronto aperto non è possibile arrivare all’unità”;”rompere l’immagine della casta politica”;”il PD da quando è nato ha guardato solo al passato”; “possiamo essere un danno per la democrazia italiana”.