Fermiamo i processi dei pm troppo schierati

E’ scritto “disposizioni in materia di responsabilità disciplinare dei magistrati e di trasferimento d’ufficio”, si legge “decreto salva-Berlusconi”. L’ennesimo, presentato in Commissione giustizia al Senato dal suo presidente, l’ex magistrato Nitto Palma. Tre articoli che, in estrema sintesi, stabiliscono l’allontanamento dai processi dei “magistrati politicizzati”, e che per Walter Verini, capogruppo Pd in Commissione, “sono una pericolosissima mina sulla strada del governo”. All’articolo 1 vengono ipotizzate nuove fattispecie di punibilità per i magistrati. Sarà illecito disciplinare “rendere dichiarazioni che, per il contesto sociale, politico o istituzionale in cui sono rese, rivelano l’assenza dell’indipendenza, della terzietà e dell’imparzialità per il corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali”. Basterà la partecipazione ad un convegno, un frase detta ai giornali e male interpretata, una sciocchezza qualsiasi per vedersi scippare il processo ed essere sottoposti a procedimento disciplinare. Troppo, per il Pd e finanche per alcuni esponenti del Pdl. Per Sandro Bondi “non è questa la strada maestra per riformare la giustizia. Semmai è la strada più facile per creare ulteriori problemi al Presidente Silvio Berlusconi”. Insomma, si chiede Walter Verini, “Nitto Palma che ruolo sta svolgendo? Ieri col tentativo di sanatoria per gli abusivismi edilizi in Campania, oggi con un disegno di legge punitivo per i magistrati. Le priorità del sistema giudiziario italiano sono altre, ed è davvero singolare che questo ddl venga presentato dopo che i gruppi di Camera e Senato del Pdl in seduta comune, ancora una volta, hanno applaudito al solito slogan di Berlusconi perseguitato dalla magistratura”. Ma è l’articolo 2 del disegno di legge a proporre altre perplessità. Il magistrato rischierà il trasferimento d’ufficio anche “per qualsiasi situazione non riconducibile ad un comportamento volontario del magistrato”. Sarà sufficiente una polemica giornalistica, l’attacco pubblico degli avvocati, un politico che si senta “perseguitato” per finire sbattuti in un’altra sede. Per l’Associazione nazionale magistrati il ddl Palma comporterebbe “una grave compromissione della libertà di espressione e un vulnus ai diritti costituzionali del magistrato con rischi di condizionamento indiretto sull’esercizio della funzione giudiziaria”. Ma è lo stop dei processi in corso ad allarmare di più. Nitto Palma e Ghedini giurano che non ci sarà alcuna ricaduta sui processi in corso. Ma a rischio sono i processi Mediaset e Ruby che riguardano Berlusconi, e quello di Palermo sulla trattativa Stato-mafia. Qui è sotto procedimento disciplinare il pm Nino Di Matteo “colpevole” di aver rilasciato una intervista nella quale ribadiva la fondatezza dell’inchiesta. In questo caso il ddl Palma stabilisce una sospensione di 6 mesi del processo.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 29 maggio 2013)