Don Gallo e lo spirito rivoluzionario

Luxuria e Bagnasco – foto unionesarda.it

Prendo spunto dalla morte di Don Andrea Gallo, che ahimè non ho mai conosciuto di persona ma che ho seguito da lontano e che spesso è stato un punto di riferimento come Don Lorenzo Milani,Padre Puglisi, Don Lugi Ciotti (l’unico di loro che conosco personalmente), per una riflessione sulla rivoluzione.
Ai funerali di Don Andrea c’erano tutti: gli esclusi, gli ultimi e i privilegiati. Perchè lui era così, accoglieva tutti. Anche quella Chiesa, potere temporale, che lui aveva deciso di servire a modo suo ma mai di disconoscere, perché è lì che aveva scelto di stare. Aveva scelto la Chiesa come aveva scelto, senza ma, i partigiani. Aveva scelto la Chiesa ma cantava “Bella ciao”.
In quella sua “chiesa”, tra la sua gente, il Cardinale Bagnasco, capo della CEI, espressione più pura del potere temporale, ha fatto un gesto che apre strade e speranze.Ha dato la comunione a Vladimir Luxuria ed ad un’altra trangender,Regina.
Non è un gesto usuale e anche chi non è cattolico ne capisce l’importanza. La riflessione è su come, in effetti, le cose possano essere cambiate dall’interno delle strutture (che siano politiche o di religione). Certamente con un prezzo alto (pensiamo alla vita di don Gallo) ma possono essere cambiate anche,e forse ancora di più,nell’obbedienza ai propri vertici.
Un esempio straordinario. Tutti parliamo, abbiamo parlato e parleremo di Don Gallo. Ne guardiamo gli aspetti esteriori, di rivolta. Ma credo che lui ci abbia insegnato una grande cosa: la rivoluzione nell’obbedienza. Ci ha insegnato una cosa difficile che costa tantissimo. Ed è vero, come ha scritto qualcuno, che è un peccato che un uomo debba morire per essere apprezzato, ma forse Don Andrea questo lo aveva messo nel conto.L’importante adesso che la sua esperienza non venga vanificata dal nostro silenzio.
I funerali di Don Gallo devono essere una riflessione per tutti soprattutto per quelli che scelgono di fare politica, che parlano di rivoluzione, di voler ribaltare il mondo ma poi quando ne hanno la possibilità si tirano indietro, trovano più comodo continuare a criticare che agire realmente, senza scendere a compromessi (Don Gallo lo ha mai fatto) ma portando dentro le “mura del potere” le proprie idee. Con un po’ più di coraggio oggi ci troveremmo a parlare di cose concrete per il nostro Paese.