Reggio Calabria e il nuovo Procuratore

“Tutti siamo uguali davanti alla legge. Non esistono potenti, violenti e prepotenti. Costoro sappiano che la risposta della Giustizia arriva sempre”. Dopo un anno di vuoto a Reggio Calabria arriva il nuovo procuratore della Repubblica, Federico Cafiero de Raho. Lo accolgono altri magistrati, carabinieri e poliziotti in questi anni impegnati nella lotta alla ‘ndrangheta, associazioni antimafia, Libera e Riferimenti, persone comuni. Tutti nella sala del Palazzo di Giustizia ad ascoltare il magistrato che per anni si è battuto contro il clan dei casalesi in Campania stroncando l’ala militare e soprattutto spezzando i legami della camorra con il potere. La sala è piena, mancano solo i politici. “La ‘ndrangheta – dice il nuovo procuratore citando Giovanni Falcone – è presente dovunque, la lotta al suo potere è una priorità, ma anche questo fenomeno è destinato a finire”. Cafiero de Raho parla della corruzione nella città che ha il triste primato di essere il primo capoluogo il cui Consiglio comunale è stato sciolto per contiguità mafiose, e che è sconvolta dagli scandali. “La ‘ndrangheta è la politica e la politica è la ‘ndrangheta”, ha detto Roberto Moio, uno dei pentiti che in questi mesi sta facendo ternare i palazzi. Qui il potere più insidioso è quello delle tante “camere di compensazione” nelle quali si riuniscono politici, mammasantissima e i capi delle logge massonico-affaristiche. La piovra che si è mangiata la città. E che nelle settimane passate ha lanciato una serie di “avvertimenti” alla magistratura e al nuovo procuratore. E’ ancora avvolta dal mistero l’irruzione dei giorni scorsi nei locali che ospitano l’archivio riservato della direzione distrettuale antimafia, dove sono conservati i fascicoli delle inchieste su mafia e politica e soprattutto le duecento intercettazioni telefoniche preventive delle quali si parla in città. Ma il dato più allarmante sono le minacce rivolte agli inizi di marzo al pm Giuseppe Lombardo, titolare delle inchieste su massoneria, ‘ndrangheta e politica, e Antonio De Bernardo, che indaga sulle cosche della Locride. Il procuratore De Raho parla dell’”unità dell’ufficio e di tutti i pm”, e non è una ovvia petizione di principio in una procura spesso sconvolta da veleni e provocazioni. Tra i misteri irrisolti c’è ancora quello delle microspie piazzate tre anni fa negli uffici del pm Nicola Gratteri. Cafiero dei Raho si è fatto accompagnare a Reggio da due amici di vecchia data, Franco Roberti, procuratore di Salerno, e don Tonino Palmese, referente di Libera in Campania. “L’azione penale è obbligatoria – sottolinea il magistrato nel suo discorso di insediamento -, bisogna correre, perché dietro un fatto criminale c’è un individuo che soffre, e spesso una intera comunità”. Parole all’apparenza ovvie, addirittura banali, ma che in una città come Reggio Calabria suonano come eversive.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano)