Valderice, quelle suore dalle mani facili

Suor Teresa e suor Ivonne sono due religiose che fanno parte dell’ordine delle oblate al Divino Amore, ma di divino e di amore ne avrebbero avuto ben poco, e a farne le spese una decina di bambini e ragazzini, tra gli otto e i quattordici anni che da un giorno all’altro si sono ritrovati sottratti alle loro famiglie, vuoi per vicende giudiziarie dei genitori o di uno di essi, vuoi per vicende di disagio sociale, o anche perché vittime di violenze, affidati all’istituto Pio X di Valderice, e per loro gli scenari però non sono cambiati. Anzi qualcuno nemmeno aveva mai conosciuto rimproveri pesanti dai genitori e invece da quelle suore, dedicate al Divino Amore, si sono visti maltrattati, picchiati, sottoposti a punizioni incredibili, solo magari perché stanchi di fare i compiti si alzavano e si mettevano a scherzare o a ridere tra di loro. Nulla di male per ragazzini di quella età, per suor Teresa e suor Ivonne quei comportamenti invece violavano i loro rigidi parametri. Suor Teresa 76 anni è stata sottoposta alla misura degli arresti domiciliari, suor Ivonne non potrà avvicinarsi né ai bambini né all’istituto. Quando sono arrivate negli uffici della Squadra Mobile di Trapani che ha eseguito le misure cautelari per ordine della Procura, le due religiose si sono mostrate infastidite per la presenza di telecamere e giornalisti, suor Teresa ha fatto ironici complimenti ai cronisti, poco prima ai poliziotti che erano andati a prenderla presso la sede dell’istituto religioso di Valderice aveva detto che tutto quello che le accadeva era esagerato, “mica spacciavano droga”…”in fin dei conti saranno stati un paio di ceffoni”.
In tutto sono sei i provvedimenti cautelari emessi dalla Procura di Trapani, oltre alle due religiose ci sono educatori e inservienti del Pio X, Maria Mazzara, 50 anni, Carlo Cammarata, 49, Laura Milana, 34, Giuseppe Ruggeri di 74, quest’ultima ha avuto imposto il divieto di dimora nelle province di Palermo e Trapani, gli altri, come suor Ivonne, il cosidetto “divieto di avvicinamento”. L’ordinanza è stata firmata dal gip Massimo Corleo, su richiesta dei pm Anna Trinchillo e Franco Belvisi, le indagini sono state condotte dal pool di poliziotti della Squadra Mobile di Trapani, diretti dal vice questore Giovanni Leuci, e che fanno parte dell’ufficio specializzato a seguire i casi di violenza sui minori, affidato al commissario capo Tino Emanuele.
Non sarebbero stati nemmeno un paio di ceffoni quelli assestati ai ragazzini ospiti del Pio X. Ma qualcosa di più e di molto più grave. I bambini hanno raccontato di punizioni inflitte a colpi di fili della corrente elettrica, una immagine carpita dalle video camere sistemate dalla Polizia, dopo la denuncia di due genitori, ha visto un bambino preso per le orecchie da suor Teresa e sollevato da terra, ragazzini hanno raccontato di essere stati chiusi al buio dentro delle stanze, o ancora di avere dovuto dormire con il riscaldamento spento e l’indomani per loro niente acqua calda, ma doccia con l’acqua fredda. Punizioni anche inflitte dando a mangiare a quei ragazzini cibi non proprio genuini e freschi.
L’Istituto degli orrori il Pio X di Valderice. Qui nel tempo il giudice minorile ha affidato minori sottratti per ragioni varie alle proprie famiglie. Avrebbero dovuto ricevere cure e assistenze magari mai conosciute, anche la corretta educazione, e invece si sono ritrovati dalla padella alla brace…Due genitori si sono accorti che qualcosa non andava e hanno presentato denuncia, le indagini hanno svelato la segreta vita dentro quell’istituto, vicende quotidiane che oggi rilette negli atti giudiziari fanno ricordare la famosa storia del collegio “Magdalene”, oggetto di una pellicola di successo, regista Peter Mullan, che raccontò quello che accadeva fino al 1996 in uno dei collegi cattolici più famosi di Irlanda, dove alcune piccole donne venivano fatte crescere dentro quello che era un vero e proprio lager, conoscendo disperazione sconforto. Storie vere. Storie vere quelle di Valderice, provate da filmati, anche da uno breve realizzato da uno dei ragazzini che armato di telefonino un giorno ha ripreso quello che accadeva ad un suo compagnetto. Botte e vessazioni sarebbero state all’ordine del giorno. Tutto questo fino ai primi giorni dello scorso febbraio quando i 10 ragazzini sono stati presi e portati via dal Pio X. Qualcosa dell’indagine trapelò, ma le due religiose al vescovo andarono a raccontare che i bambini erano stati portati via perché era scoppiato un dissidio tra dipendenti dell’istituto per cui si erano resi opportuni i trasferimenti. Le religiose però sapevano ovviamente la ragione e addirittura tentarono di andare a trovare i loro ex ospiti per capire da loro cosa avevano detto alla Polizia o anche per tentare di dire loro cosa avrebbero dovuto dire. Adesso sono arrivate le misure cautelari e saltano fuori anche altre strane abitudini che le due religiose avrebbero avuto, trattenere per loro per esempio delle donazioni, anche in denaro che venivano fatti ai ragazzini, o anche regalie che giungevano da panifici o pasticcerie di Valderice che però non sarebbero finiti sulla tavola del refettorio. Adesso verranno esaminati anche i conti del Pio X perché per ogni bambino ospite i Comuni di appartenenza si sono fatti carico delle relative rette.
Ma gli eventuali soldi spariti sono poca cosa rispetto ai soprusi patiti da quei bambini, qualcuno si è anche confidato con le maestre delle scuole frequentate, anche loro preoccupati per quegli ematomi che scorgevano su quei giovanissimi allievi. Qualcuno di loro piangeva pure raccontando che da quelle religiose aveva ricevuto offese gratuite, offese per loro e per i rispettivi genitori. La scena più toccante l’ha raccontata un assistente sociale che un giorno dopo avere incontrato uno dei ragazzini, mentre si apprestava a salutarlo questo le chiese di stringerle la mano e le passò così un foglietto di carta ripiegato, sopra c’era scritto “X il giudice”, dentro la “supplica”, “ti prego fammi tornare dai miei genitori”. L’assistente prese quel foglietto e lo mise in tasca, ma lui, quel ragazzino, invece di allontanarsi le si strinse attorno forte, non voleva lasciarla e non voleva essere lasciato, una delle “educatrici” (sic!) allora lo rimproverò aspramente, alzando la voce, mettendo paura al ragazzino che così si decideva a tornare nella sua stanza, l’assistente sociale ha raccontato alla Polizia di essere rimasta scossa e di avere a sua volta ripreso quella donna che però non sembrò farsene un baffo di quel rimprovero. Ma i maltrattamenti “sotto al crocifisso” sarebbero ancora durati poco tempo. Oggi sono finiti.