Un dirigente da mandare in pensione

Il dipartimento della Funzione Pubblica della Regione Sicilia lo ha scritto a chiare lettere: il Corpo Forestale ha un organico fortemente carente, il personale in servizio è al di sotto della soglia del 40 per cento, vista la cosa dall’altra parte i vuoti in organico sono del 60 per cento e forse anche qual cosina in più, e quindi prima di spostare personale o di mandarlo in pensione bisogna pensarci bene e comunque considerate che le percentuali sono queste è la Giunta regionale di Governo a dovere deliberare. Eppure la disposizione scritta mandata all’assessorato regionale al Territorio ed Ambiente da cui dipende il Corpo Forestale resta al momento non considerata almeno per un caso “clamoroso”: il prossimo 31 marzo se non ci sarà un provvedimento di proroga cesserà dalle funzioni proprio colui che siede al vertice del nucleo operativo regionale (una sorta, per intenderci, di nucleo operativo dei carabinieri, squadra mobile della polizia) del Corpo Forestale, il suo comandante, il sostituto commissario Gioacchino Leta.

Leta ha 63 anni, dipendente della Regione Sicilia dal 1977. Ha tutti i numeri per andarsene in pensione, e pare che gli convenga pure, la pensione che andrebbe a riscuotere mensilmente è di importo superiore allo stipendio; una norma di legge però prevede che possa restare in servizio fino al compimento del 67° anno di età, cosa questa che eviterebbe alla Regione di perdere un ulteriore pezzo dell’importante ma deficitario Corpo Forestale, e il commissario Leta ha chiesto da tempo l’applicazione di questa norma che suona più che altro come un “beneficio” non per lui quanto direttamente per la stessa Regione. E invece? Invece pare che la cosa non stia ottenendo sufficiente attenzione e l’1 aprile senza un provvedimento di proroga, come chiesto dallo stesso dirigente, il Corpo Forestale perderà comandante e si aggraverà la situazione organizzativa dell’ufficio. La sua potrebbe essere una storia scritta in uno dei capitoli della saga del commissario Montalbano: “…nei due anni di permanenza…aveva imparato a capire qualcosa dei siciliani..non erano le parole che dicevano,non erano i gesti che facevano…bisognava stare attenti a come dicevano quelle parole,a come facevano quei gesti…sfumature,increspature,impercettibili mutamenti di ritmo e di intonazione….”. Forse è eccessivo sovrapporre Leta al commissario Montalbano mirabilmente uscito dalla penna del maestro Camilleri, ma non tanto per il primo quanto per il secondo.

Il Nucleo operativo regionale del Corpo Forestale non è un ufficio qualsiasi della Regione Sicilia, certamente non è meno importante di altri dipartimenti della Regione. E’ un ufficio che negli ultimi anni, in particolare nell’ultimo quinquennio, ha dato una mano alla “pulizia” dentro e fuori gli uffici regionali, colpendo il malaffare. Un’attività che deve essere stata davvero rilevante, e lo è stata certamente, come testimoniano le cronache giornalistiche, se in queste settimane a chiedere al presidente della Regione Rosario Crocetta di mantenere in servizio il commissario Leta sono state ben tre capi di Procure della Repubblica, quelli di Palermo, Trapani ed Enna. Al suo attivo il nucleo regionale sotto la guida del commissario Leta ha messo a segno, lavorando con queste Procure, ma anche con le altre, diversi colpi non solo nell’ambito della tutela del patrimonio, contro piromani e incoscienti vari, ma riuscendo a tessere inchieste contro gravissimi episodi di inquinamento ambientale, e scavando-scavando ha scoperto caveau con armi (come nel caso di un piromane arrestato a Trapani e ancora nel caso di un custode di un museo sempre trapanese che si dilettava a detenere armi di solito in uso alla criminalità mafiosa), traffici di droga, sfruttamento della prostituzione, ma anche, e probabilmente questo è un aspetto che ha reso il commissario Leta inviso ai suoi stessi colleghi, e chissà forse determinando oggi i rallentamenti burocratici, che rischiano di mandare in tilt il nucleo operativo, indagini contro il malaffare, le truffe e gli abusi che hanno toccato uffici regionali, della stessa Forestale e del dipartimento agricoltura, come per esempio il caso del noleggio di elicotteri che venivano pagati anche quando non potevano volare. Tutela dei boschi ma anche tutela della Pubblica amministrazione da diversi truffaldini spesso scoperti essere “potenti” colletti bianchi che in qualche caso non avrebbero disdegnato di colloquiare con la criminalità organizzata. E questo da Trapani a Palermo, da Palermo ad Agrigento e da Agrigento verso Enna, ma anche in Sicilia orientale, a Messina, Catania, blitz del nucleo operativo forestale sono stati messi a segno anche nelle isole, a Pantelleria, contro abusi edilizi in zone sottoposte a riserva, a Lampedusa, dove un dirigente regionale fu scoperto usare l’auto di servizio per andare al mare, e ancora fin dentro il Parco Archeologico di Selinunte dove alcuni lavori pare siano stati condotti in aperta violazione anche delle norme del buon senso senza che nessuno dalla Regione vigilasse per davvero, a mandare all’aria ogni piano criminoso sono stati in diverse parti dell’isola proprio i forestali del nucleo e delle sezione di pg, la più attiva proprio quella di Trapani. E questo è quello che si conosce perché le tre procure che hanno chiesto al presidente Crocetta di mantenere in servizio il commissario Leta hanno evidenziato che ci sono indagini in corso, ancora altre investigazioni, per le quali la direzione del commissario comandante del nucleo operativo viene ritenuta dai magistrati indispensabile.

E’ però difficile ritenere che il Governo del presidente Crocetta possa alla fine dare ragione a chi stando dietro le quinte, ma anche sul palcoscenico del comando, tifa perché il dirigente faccia le valigie e smobiliti. Difficilmente chi ne prenderà eventualmente il posto potrà mai fare dei passi indietro, c’è una squadra rodata in centro, a Palermo, come nelle periferie, il fatto vero è quello che in certi ambienti della Regione Sicilia la mancata proroga del mantenimento in servizio del commissario Leta suona come una sorta di “vendetta” riuscita da parte di chi da Leta è stato scoperto con le classiche mani nella marmellata. Dunque adesso si attende la voce del presidente Crocetta mentre l’assessore regionale al Territorio, Mariella Lo Bello, dovrebbe presto portare in Giunta la delibera per mantenere in servizio Leta. E così si potrà dimostrare anche che non ci sono orecchie attente per quegli “infedeli” suggeritori che in Sicilia non mancano mai e te li ritrovi nei posti dove meno te lo aspetti. Qualcuno in giro c’è ancora sebbene questi soggetti non dovrebbero avere diritto di udienza nelle stanze del Governo Crocetta che di antimafia, legalità, trasparenza, efficienza e risparmio delle risorse sta facendo una prima seria battaglia dopo anni di inciuci.

Del famoso commissario Montalbano si legge: “…Il commissario invece era di Catania, di nome faceva Salvo Montalbano, e quando voleva capire una cosa, la capiva.”. Del commissario Leta si può scrivere che è siciliano e conosce molto bene la Regione Sicilia, e così, come il suo “omologo” Montalbano, “quando vuole capire una cosa la capisce”, come adesso che attorno alla sua domanda di mantenimento in servizio c’è silenzio e non ci sono parole. E il silenzio talvolta parla più delle parole dette. In Sicilia. E’ questo modo di fare che dovrebbe andare in pensione.