La mafia è una peste

“Non uccidiamoli ancora, non uccidiamoli una seconda volta”. Ammutoliscono in 150mila a Firenze quando Luigi Ciotti lancia il suo monito. La voce è possente, l’esempio di questo prete che da 18 anni organizza la memoria collettiva delle vittime di mafia, è potentissimo. E’ la più grande giornata della memoria organizzata da Libera. “Siamo in centocinquantamila”, urla con un groppo in gola Stefania Grasso dal palco, lei è la figlia di Cecé Grasso, onesto commerciante di auto ucciso come un cane dalla ‘ndrangheta alla quale non volle pagare il pizzo e vendere la sua dignità. Parla don Luigi e accanto a sé sul palco ha i suoi amici di una vita. Giancarlo Caselli, Antonio Ingroia, Susanna Camusso, Anna Canepa e tanti altri. Fiorella Mannoia regalerà il suo entusiasmo e le sue canzoni a quelle mamme senza più marito, ai figli che da piccoli hanno perso un padre, ai fratelli e alle sorelle che hanno pianto sul corpo dei loro cari trucidati dalla violenza mafiosa. Novecento nomi che vengono letti uno ad uno, a cominciare da quello di Joe Petrosino, il poliziotto italo-americano ucciso dalla mano nera, così si chiamava la mafia siciliana agli albori del secolo passato, per continuare con quelli di poliziotti, magistrati, sindacalisti, imprenditori, cittadini innocenti, uccisi da mafia, camorra e ‘ndrangheta. “Non li uccidete un a seconda volta – implora don Luigi – con il silenzio, la rassegnazione, la memoria che diventa rito inutile”: Il dolore dei sopravvissuti, i familiari costretti a trasformare il lutto in iniziativa civile, lo ha raccontato per Libera Annamaria de Luca nel suo libro “Quel giorno” . E allora il prete che sa parlare alle coscienze giovani e ai cuori adulti lancia il suo monito. “Non uccidiamoli con la mafiosità, dove il diritto conta meno della forza. La mafiosità dei potenti che hanno cercato di ostacolare la verità sulle stragi”. Quelle di mafia e quelle delle tante morti sul lavoro. “Viareggio, Thyssen, Eternit, Ustica, Capaci e via D’Amelio”. I giovani applaudono, i volti dei familiari delle vittime sono bagnati da lacrime che non finiranno mai. Sono sotto il palco, seduti in una prima fila del dolore. C’è il papà dell’agente Nino Agostino con la sua famiglia, la barba lunga che taglierà solo quando saprà la verità sulla morte del figlio poliziotto. “Togliete il segreto di Stato”, urla don Ciotti. Il fondatore di Libera è stufo delle parate, “non vi fidate di chi parla della legalità sostenibile, la mafia è una peste”. Certo, in Italia, di questi tempi sembra avanzare “il nuovo”. “Abbiamo un Papa nuovo, sono felice, ma voglio una Chiesa dalla parte dei poveri e del dolore. Ma i Papi passano. Che bello vedere facce giovani in Parlamento, passeranno pure loro. L’unica cosa che non passa mai, da secoli, è la mafia”. Le ultime parole del suo discorso, don Luigi le dedica ai “manipolatori di parole”. Tutti parlano di legalità, troppi agitano bandiere di una antimafia opportunista. “Lavoro, legalità, antimafia, ci hanno rubato le parole, le hanno svuotate”. Lo stadio di Firenze, pieno come in un derby, esplode quando don Luigi passa il microfono a Fiorella Mannoia. Che annuncia l’elezione di Laura Boldrini a presidente della Camera e poi canta. “La storia siamo noi…questo prato di aghi sotto il cielo, queste onde del mare che rompono il silenzio. E poi ti dicono che tutti sono uguali, che rubano alla stessa maniera, ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa…”. I ragazzi che sono sul prato conoscono le parole a memoria e cantano con Fiorella. No loro non credono che tutti sono uguali e la sera usciranno, nelle città e nei paesi al Sud come al Nord, per dire no alla mafia.
(pubblicato su Il fatto Quotidiano del 17 marzo 2013)