Gioia Tauro: il rigassificatore si farà?

Il consenso del Comitato portuale per la concessione dell’area demaniale utile alla costruzione del Rigassificatore è arrivato. Questa mattina, infatti, nessun rinvio del punto all’ordine del giorno. Gli unici a votare contro sono stati i sindaci di Palmi e Gioia Tauro e i rappresentati del Sul (unico sindacato che fa parte del fronte del “no”). Il sindaco di San Ferdinando, Domenico Madaffari, ha preferito abbandonare i lavori, mostrandosi insoddisfatto per il mancato rinvio del punto all’ordine del giorno, ma nulla ha fatto per frenare la spinta dei colleghi al tavolo tecnico. Il gruppo di attivisti di “San Ferdinando in movimento”, da sempre in prima linea contro la mega struttura in un territorio ad alto rischio sismico, ha già annunciato che per loro questa notizia non rappresenta una resa, invitando i cittadini a partecipare all’ennesima manifestazione di protesta sabato, nella piazza della cittadina calabrese, per esprimere il dissenso anche di fronte al silenzio del primo cittadino che, nei manifesti e nelle enunciazioni di principio, si era detto contrario all’opera. Il sei marzo scorso una partecipata manifestazione degli abitanti della Piana, aveva impedito che si tenesse il Comitato portuale, ottenendo un rinvio nella decisione di concedere l’area demaniale per la costruzione del più grande rigassificatore del Paese. “E’ un progetto dall’iter anomalo – sostiene il coordinamento delle associazioni NO al Rigassificatore” – che è riuscito ad arrivare a questo punto solamente grazie a una forzatura operata con il decreto sviluppo del governo Monti, noto amico dei banchieri e grandi gruppi”. Ed è proprio grazie ad una norma nascosta fra le pieghe dei decreto sviluppo che è stato possibile bypassare anche il pronunciamento negativo da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che non se l’è sentita di approvare un progetto in un’area altamente sismica e su cui non esiste alcuna valutazione tecnico scientifica seria, a parte quella della LNG- Medgas. Ed è proprio questa la società che finanzierà l’opera e dietro cui si nascondono altre sigle “pesanti”, quali la Sorgenia di De Benedetti, la Iren, tra le più grandi aziende multiservizi italiane, e il gruppo Bellelli.

Dopo il sei marzo era stato convocato presso il Mise un tavolo tecnico insieme ai sindacati favorevoli (fra cui anche la Cgil), di cui però non si hanno particolari. Ma il 13 marzo a Roma, a fare sentire la sua voce è stato il coordinamento delle associazioni del No, che hanno manifestato il proprio dissenso al grido di “nessuna tregua alla LNG – Medgas”, davanti agli uffici del Ministero dello Sviluppo Economico, per portare avanti quella che hanno definito una “battaglia di dignità” a difesa di un territorio violentato per troppo tempo. Oggi il via del Comitato portuale. Ma per San Ferdinando in movimento e per i cittadini della Piana, questa data rappresenta solo l’inizio di altre lunghe battaglie.