Campagna elettorale senza fine

Ieri sera, camminando per le strade di Roma, mi sono trovato a passare davanti al Quirinale. In un’atmosfera immobile, quasi irreale, mi fermavo un po’ ingenuamente a riflettere sui pensieri che in questi giorni devono attraversare la testa del suo illustre inquilino. E’ dura barcamenarsi in un contesto politico che fa grattare il capo a più di qualche costituzionalista, mentre il Paese affonda. Difficile cogliere un vero punto di arrivo nel “mandato esplorativo” conferito a Bersani, ma tant’è, si deve pure far mangiare qualche pedina per tentare di sbloccare il gioco. La manifestazione del PdL in Piazza del Popolo si è conclusa ormai da qualche ora, e gruppi di partecipanti – bandiera e cappellino “Berlusconi presidente” d’ordinanza – sciamano per le vie del centro. Ho avuto qualche difficoltà a uscire dalla stazione metro Barberini, dal momento che frotte di manifestanti sulla via del ritorno accedevano ai treni passando inspiegabilmente dai tornelli di entrata, che magicamente giravano al contrario, lasciando solo un varco a chi tentava di uscire. Ed ovviamente senza biglietto, ché le regole si sa, son roba da comunisti. Ma non voglio assolutamente fare polemica, lascio cadere le voci che parlano di accordi con l’Atac per fornire metropolitana gratis ai pidiellini, di manifestanti prezzolati con un “gettone” di 10 euro, mi tengo per buono il dato fornito dal Giornale, che parla di 300 mila esultanti in piazza per Silvio, e dico: bravi. Perché portare un Paese allo sbando, consegnarlo in mano ad una classe di tecnici da battaglia e avere ancora il coraggio di salire su un palco per raccogliere consenso non è una qualità che tutti hanno. Perché mi rifiuto di pensare che tutti quelli che erano ieri in Piazza del Popolo abbiano la stessa onestà intellettuale di una Micaela Biancofiore – che propina il suo Silvio Presidente della Repubblica (bum!), “l’unico sopra le parti” (“risate a crepapelle”). Perché quel Berlusconi che ieri si sbracciava, appesantito dagli anni, sempre più auto-caricaturale, sconfitto ma non domo, rappresenta per molti una risposta. Difficile capire quale sia la domanda: siamo stufi di dare metà del nostro stipendio in tasse, siamo stufi di sentirci chiedere sacrifici, siamo stufi di sentirci sudditi più che cittadini. “Siamo tutti carichi per una nuova campagna elettorale”, ha tuonato ieri il Caimano. Ma perché, viene da chiedersi, la sua campagna elettorale ha mai avuto una fine? Eccola, la risposta alle domande di troppi italiani. Una perpetua, incessante, e sicuramente monotona campagna elettorale. Da quel 1994 che sembra lontano cent’anni, da quel “l’Italia è il Paese che amo”, Silvio Berlusconi non ha mai proferito una sillaba che non fosse indirizzata a raccogliere consenso attorno alla sua persona. Qui sta il segreto: non nel praticare la politica, ma nel venderla. E la prima regola è: scaricare le responsabilità. Colpa del comunisti. Colpa dei tecnici. Colpa delle banche. Per questo l’attuale congiuntura si presenta estremamente vantaggiosa per la carica del berluscones. Perché nessuno gli addosserebbe mai la responsabilità di governare seriamente – Bersani, hai voluto la bicicletta? – ed hanno un terzo circa degli elettori dalla loro. Percentuale minoritaria, sicuramente in calo rispetto al passato, ma potenzialmente in crescita davanti alla possibilità di poter sparare a zero su tutti e su nessuno per settimane. Fare baccano, promettere, insultare: i tre ingredienti fondamentali di una storia politica. E’ stato un Berlusconi quasi “cerchiobottista”, quello visto ieri: dove sono gli attacchi ai giudici “cancro della democrazia”? Appena una patetica battuta sui comunisti, che “gli hanno fatto venire gli occhi rossi”. Perché non si sa mai che un governissimo…e allora occorre indossare la divisa del moderato. Anche questo, pur di trasformare il disagio di una nazione in consenso personale fine semplicemente a se stesso. Continuare il teatrino di questa campagna elettorale in moto perpetuo. Puntare ad un nuovo improbabile governo. Poi, si vedrà.