Campagna elettorale da non dimenticare…

(di Elia Fiorillo)

Finalmente fra una settimana sarà finita. I toni infiammati ed i colpi di scena da campagna elettorale tutta nostrana dovrebbero essere riposti. Dovrebbero, ma se come pare in uno dei due rami del Parlamento l’ingovernabilità sarà una realtà, “apriti cielo” come si usa dire. Pistolettate a tutto spiano in una micidiale resa dei conti. Speriamo di no, perché questa campagna elettorale di danni già ne ha fatti, sia all’interno che all’esterno. In casa nostra il quasi scontro fisico tra le compagini elettorali ha messo in secondo piano l’esposizione puntuale dei programmi politici. Sono proliferati gli slogan immaginifici e vuoti, nonché le risse “ad personam”, che faranno accrescere i “non votanti” e decuplicare il voto di protesta. Sul piano internazionale la pausa di credibilità di “quasi unità nazionale “ del governo Monti è saltata proprio da parte di quei partiti che l’avevano voluta. Ed ha ragione Giorgio Napolitano quando – riferendosi a tutti i partiti che hanno sostenuto l’esecutivo del Professore – parla d’incoerenza per alcune prese di distanza dai provvedimenti più controversi che, comunque, erano stati ratificati con il voto dagli stessi partiti che oggi li rinnegano.

Questa campagna elettorale ha visto anche “discese” o “salite” in campo discutibili. I magistrati hanno gli stessi diritti di tutti i cittadini a candidarsi. Ma passare d’amblè da un ruolo di garanzia della società, alla rappresentanza d’interessi e d’ideali di parte, qualche problema lo produce. Chi toglierà dalla testa dei cittadini elettori, non del partito con cui il magistrato si è schierato, che anche nel suo magistero passato la propensione ideologica era determinante? Se poi il giudice in questione era sotto i riflettori per processi che toccavano la politica, immaginarsi i giudizi negativi che giocoforza vanno a lambire tutto l’ordine giudiziario, con un effetto di delegittimazione terrificante. Il tema non è di facile soluzione, ma il Consiglio Superiore della Magistratura non può più non affrontarlo. Se l’arbitro in campo diventa giocatore, nessuno penserà alla sua imparzialità nel ruolo che prima ricopriva. Per non parlare poi del ritorno del magistrato nei ruoli, dopo la parentesi elettorale.

Stessa riflessione vale per figure particolarmente significative della cosi’ detta società civile. Se fino ad un attimo prima della candidatura si ricopriva il ruolo di segretario generale o di presidente di questo o quell’altro organismo di rappresentanza, composto da anime ed ideali diversi, non si può fare il salto in politica come se nulla fosse. L’esempio emblematico viene dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il sindacato unico ed unitario dei giornalisti, il cui presidente ha deciso – legittimamente va precisato – di candidarsi. Anche in questi casi il rischio dell’effetto boomerang per la categoria che si rappresentava è grande. Tutte le scelte compiute fino alla candidatura verranno viste con sospetto, nonché strumentalizzate dagli avversari, politici e non. E non va bene nemmeno la motivazione che il salto in politica serva a meglio “difendere” gli interessi dei gruppi che si rappresentano. Primo perché non è vero. E, secondo, perché se così fosse tutti i componenti del sindacato o del movimento dovrebbero decidere, con scelta collettiva, a chi dare il mandato di rappresentanza e con quale partito schierarsi. Non a caso in anni lontani il movimento sindacale con lungimiranza inserì nei propri statuti l’incompatibilità tra le cariche politiche e quelle sindacali, ma anche la decadenza da qualsiasi incarico appena firmata l’accettazione della candidatura.

Tra le cose da regolare per le future campagne elettorali ci sono i sondaggi. Non sono più il termometro previsionale di come nelle urne si comporterà l’elettore, ma ormai vere campagne promozionali per chi ha commissionato la ricerca.

Da mandare nel cestino, subito dopo la chiusura delle urne, il “porcellum” che pareva nessun partito volesse più, ma che miracolosamente – per opera proprio di chi non lo voleva più – è rimasto al suo posto. Una cosa positiva l’ha fatta la contestata legge elettorale: ha ridotto i manifesti propagandistici dei vari candidati. Oggi trovi solo i capi coalizione o partito, con qualche eccezione non significativa.

Che augurarsi per le prossime elezioni? Un “patto etico” sottoscritto da tutti i partiti prima della campagna elettorale per mettere al bando le risse, gli attacchi personali, le battute di pessimo gusto, la delegittimazione a fini elettorali delle istituzioni e chi più ne ha più ne metta. Speriamo bene!