Le minacce del consigliere Sacco

La mafia dentro le istituzioni. Se risultano a vero le indagini condotte dai carabinieri del comando provinciale di Trapani in questi ultimi 10 anni Cosa nostra e in particolare la cosca di Castelvetrano ha potuto contare sulla presenza dapprima in Consiglio comunale (nello stesso centro belicino) e poi in quello provinciale, del consigliere Santo Sacco, sindacalista della Uil fino all’anno scorso (è stato allontanato) e politico del Pdl che a Trapani si divide in due correnti, quella del senatore Tonino D’Alì e quella dell’ex presidente dell’Ars e oggi sindaco di Mazara, Nicola Cristaldi. Santo Sacco è collocato nel gruppo Cristaldi. Oggi il senatore D’Alì, in questo momento sotto processo a Palermo per concorso esterno, quale coordinatore provinciale del Pdl ne ha chiesto la sospensione da ogni carica di partito.

Il nome di Sacco non è nuovo nei rapporti giudiziari. Già alcuni anni addietro il pentito di Alcamo Vincenzo Ferro lo aveva indicato come terminale belicino per la raccolta dei pizzini. Ferro dichirò che a lui non risultava che Sacco sapesse qualcosa di più su quei pizzini che venivano portati nel suo ufficio al sindacato nella sede di Castelvetrano, però colse che qualcosa Sacco la sapeva se ogni volta gli chiedeva notizie del padre, Giuseppe, antico capo mafia di Alcamo. Le intercettazioni dell’operazione “mandamento” hanno smascherato il politico che fuori dai consessi pubblici non andava tanto per il sottile.

Tra gli episodi contenuti nell’ordinanza quello che avrebbe chiesto dall’imprenditore di Salemi Melchiorre Saladino 100 mila euro perché potesse convincere i colleghi consiglieri comunali di Castelvetrano a votare una delibera relativa ad un insediamento di impianto eolico al quale Saladino (tratto in arresto un paio di anni addietro proprio per affari tra mafia e impianti eolici) era interessato.Affare al quale pare che Sacco si fosse interessato ad un certo punto tentando di assumerne il controllo e però incontrava le resistenze di Saladino. “Minzione (soprannome di Melchiorre Saladino ndr) io te lo sto dicendo, a me mi sta scappando questa cosa dalla mani con una grossa brutta figura con impegni presi e cose … e qualcuno ne risponderà… -secondo me è lì che sentite…però io non vorrei arrivare … vorrei farci tutti un Natale con allegria, alla mia maniera…non ho niente da nascondere, perché questa presa in giro ve la faccio finire subito… a te, all’ingegnere, a tuo figlio e tutti quanto cazzo siete ci siamo capiti? stai attentoMelchiorre! lo ti sto dicendo una cosa, entro questa sera devono spuntare questi dati perché succede qualche film di quelli buoni “,

E così perché “Minzione” Saladino capisse bene l’aria che tirava le intercettazioni dei carabinieri hanno registrato una azione criminosa di intimidazione messa in atto proprio da Santo Sacco assieme ad un altro soggetto, Girolamo Murania. Sono stati ascoltati e seguiti con i sistemi satellitari, Sacco è arrivato presso un deposito agricolo di Castelvetrano, lì veniva preparato un rudimentale ordigno con una bottiglia nella quale versavano della nafta; quindi, sempre a bordo dell’autovettura di Sacco si recavano a Menfi dove si mettevano alla ricerca dell’ autovettura di Saladino e, una volta trovata collocavano l’involucro nei pressi dell’auto, recapitando così il “segnale minaccioso”. Le intercettazioni parola per parola hanno catturato lo svolgersi di tutta l’azione: “si, si, si, ora ci penso io, tieni stu pezzo di carta, non la toccare con le mani,stu cantaru docu …una testa di un vitello gliela devo far trovare la davanti, pezzo di merda, gli devo far ricordare … Gli ho detto Il mio nome te lo faccio ricordare ogni minuto, gli ho detto finché campi, stai attento…iniziamo a dare qualche segnale giusto perché qua non ci capiamo più…accussì niavutri subito subito cominciamu, ci cominciu a fare capire chela minchia un mi l ‘ava a rumpiri”.