Emofilici, emotrasfusi: una strage di Stato

(di Elisabetta Cannone)
Quelle lettere sono benzina sul fuoco. Combustibile in una storia che va avanti ormai da anni e che ha fatto malati gravi, morti e rischia di far indebitare numerose famiglie. Tutte vittime di quella che è stata definita una “strage di Stato”. Quasi settemila italiani che tra il 1960 e gli anni ’80 hanno contratto malattie come l’Aids, l’epatite B e C, in seguito a trasfusioni di sangue infetto, o emoderivati infetti importati principalmente dagli Stati Uniti. Emofilici, thalassemici o semplici emotrasfusi occasionali “condannati” dallo Stato, che in quegli anni non ha operato i necessari controlli. Oggi queste persone si vedono recapitate, in uno stillicidio iniziato circa un mese e mezzo fa, le prime lettere del ministero della Salute che gli nega quanto chiedono: risarcimento per le malattie contratte e giustizia. Per questo sono agguerrite più che mai e pronte a qualsiasi cosa. Perché si sentono figli di un dio minore, dimenticati innanzitutto da quello Stato che con la transazione del 2007 li dovrebbe risarcire. E invece niente. Eccole due storie per tutte che testimoniano quanto sta avvenendo, a nord come a sud. “È due anni che voglio dire la mia storia – racconta Maria Infanti, palermitana affetta da epatite C dopo una trasfusione -, anche in televisione se necessario. Nel 1995 ho scoperto di avere l’epatite C dopo una trasfusione di sangue, infetto, per le complicazioni del parto. In tutti questi anni ho speso tantissimi soldi. Io sono vedova, vivo di pensione e ho una figlia trentenne a casa. Oggi lo Stato italiano non mi riconosce il diritto al risarcimento perché avrei presentato domanda oltre i termini. Io non sono una malata diversa da tanti altri, io la malattia ce l’ho. Il mio secondo legale, l’avvocato Zancla di Palermo, continua la battaglia per farmi riconoscere il danno biologico”. “Quella delle vittime di sangue infetto – spiega l’avvocato Ermanno Zancla, legale della signora Infanti, nonché membro del Coordinamento legali vittime di sangue infetto – é una vicenda complessa tra cause penali, civili e la transazione appunto. Nel 2007 – continua l’avvocato Zancla – il ministero della Salute avviò la procedura transattiva con i malati e i loro familiari per evitare di continuare a perdere processi su processi, con relativi risarcimenti anche onerosi. Una procedura che di fatto – aggiunge il legale – ha convinto i clienti a rinviare le cause, nell’attesa di risarcimenti importanti”. L’altra lettera del Ministero è arrivata a nord, in Piemonte all’erede di una vittima di sangue infetto nel frattempo deceduta. Duro il commento del legale del familiare, l’avvocato Stefano Bertone dello studio legale Ambrosio e Commodo e membro del Coordinamento legali vittime sangue infetto. “Contesto con forza diversi punti di quella lettera – spiega l’avvocato Bertone -. Uno su tutti il termine di 5 anni tra quando si richiese l’indennizzo (L. 210/92) e quando si intentò giudizio. Il termine corretto deve essere, invece, quello 15 anni in quanto allo scandalo del sangue infetto si applica il reato di epidemia. Peraltro, il mio assistito è morto per epatopatia, il che rende applicabile il termine decennale e quindi superate sia la prima che la seconda osservazione della lettera del ministero”. A lui si aggiunge il collega Zancla: “Purtroppo ritengo che saranno in tanti a ricevere queste lettere”. E per dare l’idea dell’entità della vicenda, l’avvocato Zancla snocciola cifre: “Secondo le nostre stime, applicando i criteri del decreto per la transazione, saranno pagati solo il 20% di chi ne ha fatto richiesta. E cosa diremo all’ 80% di coloro a cui per anni abbiamo promesso un risarcimento, così come ci assicuravano i vari funzionari del Ministero? E per di più dopo anni di attesa e di spese?” – si chiede il legale, che aggiunge: “Ritengo peraltro che, considerato su di un piano strettamente economico, nelle stanze del Ministero qualcuno non si sia ancora reso conto dell’immane contenzioso che una non soluzione del genere comporterà in termini di risarcimenti per la lunghezza delle cause, interesse negativo e ricorsi al Tar. Per non parlare della circostanza che, in questi cinque anni, molti legali hanno continuato a vincere le cause verosimilmente favorevoli, facendo rinviare quelle che invece avrebbero portato un risultato negativo. Per farla breve – conclude Zancla -, il Ministero è partito con l’idea di ridurre un enorme contenzioso e potrebbe ritrovarsi con le cause triplicate”. Intanto, contattato attraverso il suo ufficio stampa su stima dei risarciti, valutazione economica delle possibili cause, e il perché del termine di prescrizione in 5 anni, ecco cosa fa sapere il Ministero attraverso una dichiarazione ufficiale: “Attualmente non è possibile stimare una quantificazione delle istanze ammesse alla transazione – si legge nella nota. E continua -: Ciò potrà essere effettuato al termine della attuale fase dell’operazione nella quale l’Ufficio Attività amministrativa indennizzi del Ministero della Salute sta provvedendo a dare motivata risposta a tutte le singole istanze pervenute attraverso l’esame caso per caso delle singole posizioni”. La nota spiega poi i criteri applicati per le valutazioni dei singoli casi e indica infine ai legali delle vittime le procedure da avviare nel caso di accettazione o di rigetto della richiesta di risarcimento.“È assolutamente incredibile – commenta l’avvocato Zancla – che il Ministero, che possiede da 34 mesi in formato digitale i dati di tutti i malati e dei loro processi, non sia in condizione di dire quanti saranno risarciti”. Sul criterio più contestato da associazioni e legali delle vittime, la prescrizione, Sandra D’Alessio, vicepresidente dell’Associazione Comitato vittime sangue infetto Onlus dice: “Stanno applicando criteri così restrittivi: il termine in 5 anni per la prescrizione e non riconoscimento a chi ha contratto la malattia prima del 1978, che di fatto verranno risarciti in pochissimi”. Lapidario il commento dell’avvocato Bertone: “Non si può applicare la prescrizione al reato di contagio”. Va ricordato peraltro che lo stesso Ministero agisce civilmente in processi penali nei confronti di ex-funzionari per crimini di epidemia, o di omicidio colposo plurimo aggravato, per i quali è prevista una prescrizione di 15 anni, riconoscendo di fatto una tale termine che però nega nella transazione.Su questo punto, invece, la nota ufficiale del Ministero non risponde.“Questa è una battaglia civile oltre che legale che continueremo con forza – conclude il legale Zancla -. Solo per quello che mi riguarda, negli ultimi nove mesi, mi hanno ‘lasciato’ tre clienti giovani. È una strage che dovrà trovare una risposta”.

(pubblicato su La Sicilia del 12.12.2012)