Politica e provvisorietà

L’Italia è un Paese dove la provvisorietà è l’unica certezza. Così dice il Professor Ferrarotti. Ed è proprio vero.Viviamo in una nazione dove negli ultimi 20 anni siamo cresciuti senza sapere dove stavamo andando passando da un’elezione all’altra, di un governo all’altro, da politici con una casacca abituati a cambiarla repentinamente.
Una società che si è “forgiata” come un reality continuo. Dove il linguaggio, il linguaggio degli show televisivi è diventata non solo di moda ma quello corrente, quello con cui esprimersi in ogni situazione. Dalla volgarizzazione dell’italiano (scritto e parlato), al turpiloquio dove “cazzo,puttana,coglioni” sono i vocaboli preferiti.
In una società come questa che si è adattato, forse anche adagiata, alla precarietà civile è calata come una manna la crisi mondiale. La tempesta finanziaria che ha spazzato via aziende, persone e di cui non sappiamo anche se e quando finirà.
Una crisi che ci ha riportato verso una realtà dura, difficile da digerire e in cui la politica ha sguazzato per un po’ con i suoi giochetti dell’ottimismo. Poi la politica ha ceduto le armi. Bisognava fare scelte drastiche,impopolari . E non le potevano fare i politici che si basano sul consenso popolare e quindi sui voti. E allora meglio passare la mano ai tecnici, farli scornare con i problemi del lavoro, delle pensioni, del precariato, della scuola, giustizia, a cui loro mai avevano messo mani. Anzi, leggi, scuola e università, avevano fatto di tutto per affossarla.
Intanto la crisi avanza i soldi scarseggiano anche per chi vince appalti miliardari, la torta da dividere non basta a tutti e piano piano le gole si sciolgono e raccontano di traffici di soldi, mazzette, corruzioni varie. E anche nei partiti tira brutta aria e tra faide interne e qualche scivolone di troppo escono fuori i giochi di prestigio dei fondi consiliari di vari gruppi dalla maggioranza all’opposizione. Sì, sta finendo la seconda repubblica e per la terza si preparano funamboli come Grillo, abile a parlare ad essere al centro dell’attenzione di tutti e a usare metodi da caserma con i tanti “grillini” che lo seguono, anche un po’ maschilista volgare e becero. E poi c’è Renzi, il nuovo in politica, da quando era ragazzino una vita spesa tra DC,boy scout e i poteri forti di Firenze (editoria & Co).
Ma intanto i partiti hanno cominciato a rialzare la testa. Siamo in campagna elettorale e bisogna “apparire” all’elettorato come quelli che ci stanno salvando dalla politica del “rigore” voluta da Monti (politica e provvedimenti sui quali discutere ampiamente e lo si poteva fare anche in parlamento oltre che nelle piazze) e da loro sostenuta ma senza essere in prima linea. Adesso sono pronti a gettare a mare Monti per essere loro i protagonisti. Tutte dichiarazioni contro questo governo che, come ha detto Berlusconi, “tecnici un anno di disastri”. A lui sono serviti 20 anni per abbattere il sistema paese, per decerebrare la nostra cultura e per diffondere e radicare in ognuno di noi una dose di berlusconismo, quella sorta di qualunquismo egoistico (come diceva Banfield “familismo amorale”)che ci permette di adattarci a tutto purchè ci sia un piccolo tornaconto per noi. E a questo punto non ce ne frega nemmeno nulla se i politici ci prendono in giro. Perchè è evidente che ci hanno preso in giro e che lo faranno ancora, che non hanno avuto il coraggio di fare delle scelte e che anche adesso non hanno risposte precise su come ridurre le diseguaglianze sociali, come ottimizzare le risorse sanitarie, come risolvere il problema degli esodati, come migliorare la riforma delle pensioni, come aiutare i giovani precari ma anche gli over 45, come riconvertire intere aree industriali, quali piani di sviluppo per il turismo e l’agricoltura. Possono dirci esattamente questi politici quanta carta straccia dobbiamo ancora pagare per uscire dalla crisi?E che effetti avranno da qui a 20 le loro proposte, quando ce le hanno? Ma adesso sono pronti a riprendersi il loro posto e ci sarà anche chi penserà che loro spazzeranno via tutto ciò che Monti ha fatto: come se si potesse tornare indietro e si potessero riaprire i rubinetti delle banche, del credito, del lavoro. Crozza ieri diceva che in questo Paese “vittime e carnefici” hanno le stesse colpe. Ed è vero perché questa classe politica l’abbiamo coltivata e resa possibile noi. Noi siamo un popolo senza memoria: chi lo scorso anno voleva tagliare le province oggi fa le barricate per mantenerle. Chi ha “promosso” gli accreditamenti in sanità ( senza avere un progetto chiaro in mente ma solo pensando alle persone da sistemare)oggi si lamenta dei tagli nella sanità, fa blocco (UDC PDL PD) a che i medici non siano obbligati a scrivere il principio attivo di una medicina, perché ciò è contrario alle grandi case farmaceutiche che sovvenzionano i partiti e sono una lobby di pressione potentissima. E sono sempre loro che preferiscono mantenere in vita tre consigli regionali con gravi problemi di corruzione, concussione e una spesa che supererà il milione di euro ( consideriamo una media di 6000 euro a consigliere x 50 unità x 3 mesi )perché è più utile, per qualcuno o per tutti forse, andare a votare più in là. Tanto non si preoccupano delle nostre esigenze e ancor meno delle nostre reazioni. Non ne abbiamo.