Il cognato del boss, ricco grazie alla mafia

Stavolta il colpo messo a segno da magistratura e Dia, che hanno eseguito in queste ore un nuovo sequestro di beni nell’ambito di indagini contro Cosa nostra, va dritto al cuore della famiglia di Matteo Messina Denaro il super latitante capo della cupola trapanese ricercato dal 1993. La procura di Marsala ha chiesto e ottenuto al termine di indagini condotte dalla Dia di Trapani, dai “cacciatori” dei tesori nascosti della mafia, il sequestro dei beni intestati a Gaspare Como, cognato di Matteo Messina Denaro perche’ sposato con Bice Messina Denaro, figlia del patriarca della mafia belicina don Ciccio Messina Denaro, morto in latitanza 14 anni addietro, era il 30 novembre 1998 . Gaspare Como aveva realizzato una perfetta filiera commerciale. Le sue proprieta’, aziende, immobili, autovetture, anche di lusso, come una Porsche, sono pero’ risultate incompatibili da un punto rinviata economico con i redditi dallo stesso dichiarati. Arricchimento oltremodo facile secondo la Dia, proventi illeciti reinvestiti. Gaspare Como, 45 anni, pregiudicato per associazione a delinquere ed estorsione, ex sorvegliato speciale, in questo procedimento e’ indagato insieme a sua moglie Bice Messina Denaro ed alle sue sorelle, Valentina e Giovanna, con un commerciante di auto Gianvito Paladino. Tutti gli indagati rispondono, a vario titolo, in concorso tra loro, del reato di intestazione fittizia di beni. Centro delle attivita’ illecite di Como sarebbe stato un negoIo da lui aperto a Castelvetrano dopo essere tornato in libertà, una fiorente attività commerciale, sotto l’insegna “Il Mercatone”, tra i beni censiti anche abitazioni di un certo valore, auto sportive come una Porsche, che lui dopo avere acquistato ha fatto intestare alla sorella ventenne, anche gli altri beni, tra cui una Fiat 500 allestita con assetto sportivo, e un suv Volswagen (solo questo ha un valore di 60 mila euro) sono risultati intestati a terze persone. Era una abitudine precisa la sua intestare a terzi le sue proprieta’, tutti gli acquisti e gli investimenti mobiliari ed immobiliari, finanziati con cospicue risorse economiche, nonostante Como ha regolarmente dichiarato al fisco modestissimi redditi da lavoro dipendente; l’intestazione a terze persone secondo il pm Dino Petralia della Procura di Marsala, che ha coordinato le indagini, sarebbe stata compiuta nel tentativo di eludere la stringente normativa antimafia. Como si e’ pero’ tradito con i movimenti bancari, addirittura la Dia avrebbe scoperto firme apocrife apposte dallo stesso Como. I beni sottoposti a sequestro, tutti localizzati a Castelvetrano, appartamenti e auto sportive in particolare.