Un diversamente abile e la sua infanzia perduta

(di Concita Occhipinti)
Scafili Giuseppe, nasce a Catania il 13 Luglio 1973, ad oggi continua a battersi per una società migliore scevra di discriminazioni gratuite, ma soprattutto uno stato che sia “presente” nella vita di chi, come lui, “desidera” abbracciare la libertà interiore che non possiede, “detentori” assoluti…ma normali cittadini della cronaca quotidiana definita “vita”!
L’abbiamo incontrato seduto sulla panchina di un ospedale nei pressi di Catania, ci ha accolti con una battuta ironica, senza conoscerci e abbiamo subito notato quella “lucetta” vivace che i suoi occhi sprigionavano gratuitamente. Dopo esserci presentati ha iniziato a raccontarci di sè come fosse stato un fiume liberatorio fino alla riva di quel mare che lui tanto ama. Alla richiesta di una sua foto, mettendosi in posa, non ha esitato ad annuire.
” Sono un diversamente abile, dalla nascita soffro di una malattia chiamata “ARTOGRIPOSI” , una malattia che si manifesta con malformazione alle ossa e muscoli non sviluppati, sin da piccolo non mi sono mai abbattuto, a sei anni i dottori comunicavano ai miei genitori che per me fosse stato impossibile potere in futuro camminare e quindi notavo i miei genitori e tutta la mia famiglia disperarsi per me, mentre io, pur essendo piccolo dicevo a me stesso e ne ero convinto, che quei dottori, e credetemi erano tanti, si sbagliavano, è così è stato dopo numerosi interventi chirurgici: ho iniziato a camminare.
Sembrava quindi che andasse tutto per il verso giusto, ma non fu cosi, vi chiederete il perché, semplice, iniziavo a entrare nel mondo dell’adolescenza, il primo problema ? Recarmi a scuola, e la cosa più assurda era che i miei genitori non dovevano proteggermi dagli altri bambini, ma dalla stupidità delle persone autoritarie e non molto intelligenti come il preside o la commissione di vari maestri della stessa scuola i quali non vedevano di buon occhio che io potessi frequentare il loro istituto scolastico normalmente come tutti i bambini normodotati, e non si rendevano conto che in un certo senso a me e alle persone come me comportandosi cosi ci ghettizzavano, ci escludevano, quindi tutti gli altri bambini, essendo piccoli, capivano che io o le persone come me eravamo, siamo, e resteremo persone da evitare fin quando qualcuno non farà notare alla società che noi esistiamo, ma non per rimanere protetti sotto una campana di vetro, ma che potremmo essere di aiuto, comunque io essendo piccolo all’epoca e sentendo queste discussioni chiudevo le spalle a riccio e a me stesso dicendo “boh?” A tutto ciò, ovvio che per merito della tenacia dei miei genitori e famiglia ho potuto frequentare la scuola come i bambini normali, certo, con tanta preoccupazione da parte dei miei genitori per quello che avrei potuto quotidianamente subire.
Se qualcuno mi domandasse ora: ti ricordi i bei momenti della tua infanzia o adolescenza, io cosa dovrei rispondere ? Si certo, mi ricordo che era bello osservare giocare a pallone i miei compagnetti, oppure era bello andare a scuola con il motorino come fanno tutti i ragazzi a 15 o 16 anni o anche andarci semplicemente in comitiva tutte le mattine con l’autobus, cose semplici, cose che fanno tutti, ma che io non ho potuto fare e mai potrò fare perche il tempo passa e non ritorna indietro, quindi posso solo salutare da lontano la mia infanzia dicendo “ciao mia infanzia anche se non ti ho conosciuta”.
Una cosa che non ho mai compreso nella mia vita fino a oggi è la parola “DIVERSAMENTE ABILE” per favore chiedo a chi ne sa più di me di spiegarmi questa parola visto che le persone molto intelligenti che emanano le leggi dicendo di proteggerci ci hanno catalogati con un’altra bella similitudine “CATEGORIA PROTETTA” si, questa parola mi sa di animali in via di estinzione, mentre la mia confusione sulla parola “DIVERSAMENTE ABILE” nasce quando la società ci porge tutte quelle belle discussioni dicendoci che noi siamo persone normali come tutti, o possiamo essere di aiuto anche noi per la società, conclusione ? Solo belle parole e basta , invece io ho analizzato questa parola e ho dedotto che si tratta di una unione di due parole, cioè “DIVERSAMENTE” e quindi non uguale agli altri e “ABILE” ma mi chiedo io, abile a cosa? Se la società guidata da chi emana le leggi non ci permette di realizzarci? Certo, d’altro canto la società o chi per lei risponderà che i “DIVERSAMENTE ABILI” vengono tutelati non facendo lavorare, ma elargendo una pensione di 250,00 euro, quindi noi dovremmo dire solamente GRAZIE STATO ITALIANO, ma io chiedo allo stesso stato italiano, un invalido come può arrivare a fine mese con 250,00 euro se abita una casa in affitto ? Certo c’è da dire che chi nella disgrazia è fortunato di essere invalido al 100% se, e dico sempre se, percepisce pure l’assegno di indennità di accompagnamento che varia tra i 450.00 e i 480,00 euro e io chiedo allo stato italiano, l’assegno di indennità d’accompagnamento non è lo stipendio di chi assiste il disabile ? Se è cosi, sempre allo stato italiano io chiedo se è capace a trovare qualcuno che sia disposto ad assistere un disabile che vive solo 24 ore su 24, io dico che è impossibile.
Ora parliamo dell’aspetto psicologico di un invalido, io l’ho paragonato a un carcerato, stai sempre circondato dalle quattro pareti domiciliari e il tuo più peggior nemico è il tempo perché non passa mai e di conseguenza ti chiudi sempre più in te stesso e ti accorgi che diventi una preda appetibile per la solitudine, poi inizia l’ansia, ti vengono attacchi di paura fin quando si trasformano in attacchi di panico e lì la cosa diventa grave, io per combattere tutto ciò avevo pensato di farmi ridurre la percentuale di invalidità pensando che mi si aprisse qualche porta potendo lavorare e cosi sentendomi realizzato svolgendo una vita più autonoma, avevo pensato di rifiutare pure la pensione per un posto di lavoro con lo stesso importo retributivo che equivaleva alla pensione che percepisco, ma oggi i risultati sono che a 39 anni mi ritrovo a svolgere una vita da depresso.
Ora concludo dicendo che sono molto amareggiato perché non mi sento tutelato da questa società che non lotta per me o per le persone sofferenti come me, ho tanta rabbia nei confronti dello stato italiano perché non ci da’ la possibilità di poter scegliere cosa fare della nostra vita scegliendo lui per noi senza “provare” quello che proviamo noi DIVERSAMENTE ABILI, mi dispiace, ma confesso che mi sento un peso per la società che mi circonda e vi posso assicurare… non per colpa mia.”