Tivoli e il degrado dei beni archeologici

Mentre l’amministrazione comunale di Sandro Gallotti del Pdl resta avvolta dall’incertezza di uno stato di crisi permanente e in attesa del fatidico rimpasto di giunta, gli ambientalisti tiburtini da anni in prima linea già con l’ormai conosciuta vicenda Lottizzazione Nathan a Villa Adriana, continuano la loro incessante opera di denuncia sullo stato di degrado attuale dei beni archeologici della città di Tivoli. Luciano Meloni vicepresidente di Italia Nostra con un esposto alla procura della Repubblica ha messo in evidenza per sempio il caso del sepolcro della vestale Cossinia ,la tomba, scoperta nel 1929 , come si legge nell’esposto, e attribuita al II-III sec d C, è quel che resta di una zona dove era situato un imponente sepolcreto romano ora non più visibile per gli interri e le modifiche morfologiche dell’area. Il complesso archeologico è inserito in un giardino a pini e acacie che tramite una cordonata di siepe di bosso portava al monumento vero e proprio, prospiciente il fiume.
“In loco sono riportati generici avvisi di intervento da parte una ONLUS sulla base di un convenzione non meglio specificata stipulata con il Comune di Tivoli per la manutenzione del verde dell’area. L’area pubblica è da sempre in grave stato di degrado nonostante l’importanza del sito stesso ma ciò non giustifica, a nostro avviso, la completa rimozione del manto vegetale della scarpata e le pesanti manomissioni al contesto archeologico paventate dai promotori dell’iniziativa che affermano di voler impiantare in loco servizi di accoglienza presumibilmente con la messa in opera di strutture stabili.”
Oltre al presumibile decreto di vincolo archeologico presente sul monumento, il nuovo Piano Territoriale Paesistico della Regione Lazio (PTPR), adottato con DGR Lazio, ha recepito con codice tp058_2294 il monumento della vestale Cossinia e la relativa area di rispetto tra i Beni Paesaggistici cui si applicano, tra l’altro, gli art. 41 e 45 delle Norme Tecniche d’attuazione del PTPR. In particolare è in capo ai soggetti promotori dell’intervento ottenere le autorizzazioni necessarie e i relativi adempimenti. Entrando più nel dettaglio Italia Nostra chiede di sapere come sono state autorizzate le opere di disboscamento giacché l’art.41, comma 6 lettera c stabilisce che:
c) ambiti di rispetto archeologico costituiti da perimetri che racchiudono porzioni di territorio in cui la presenza di beni di interesse archeologico è integrata da un concorso di altre qualità di tipo morfologico e vegetazionale, che fanno di questi luoghi delle unità di paesaggio assolutamente eccezionali, per le quali si impone una rigorosa tutela del loro valore, non solo come somma di singoli beni ma soprattutto come quadro d’insieme, e delle visuali che di essi e che da essi si godono.
Si chiede inoltre si sapere se ai sensi dell’articolo 45 comma 4 delle NTA del PTPR si sia verificato che le eventuali opere edilizie, ove fossero state autorizzate, siano coerenti con la disciplina dell’area ovvero:in tali aree sono consentiti, in rapporto ai programmi di scavo ed alle caratteristiche dei beni, interventi tesi alla promozione culturale e alla fruizione dell’area archeologica.
E’ chiaro quindi che lo schema già fatto a Roma dei “Punti verde qualità” e quindi per la tutela delle aree di interesse storico-archeologico,oltre che ambientale, approdato a Tivoli non ha portato i frutti sperati. Insomma rimane, allo sguardo del turista e del cittadino,il degrado che sta colpendo la storia della città.