Perché Grillo?

Grillo comizio a Palermo foto di Luca Mangogna

“Hannibal ad portas”. Annibale-Beppe Grillo è alle porte, ripetono i padroni del voto siculo. Con liste tracimanti di impresentabili, facce solcate dalle rughe di trent’anni di potere e inconfessabili patti tra uomini che sui manifesti dicono di combattersi (quello tra Crocetta e Micciché lo chiamano della “crocché”), tradimenti dell’ultima ora (il voto disgiunto dell’Udc a favore del “nemico” Musumeci), sbandierano il pericolo del populismo e dell’antipolitica. Sicuri che questo basterà a rabbonire i 4mila impiegati del Comune di Messina da mesi senza stipendio. Graniticamente certi che i siciliani dimenticheranno i 6 miliardi di buco scavati dalla classe dirigente più costosa d’Italia. Ogni siciliano paga 33 euro per finanziare gli agi di un deputato regionale, e 346 per foraggiare le legioni di impiegati e funzionari. Certo, Grillo ce la mette tutta per farsi odiare con i suoi vaffa di troppo, gli scivoloni sui giornalisti da licenziare e sulla mafia, che ormai qui in Sicilia è scomparsa ed è tutta al Nord. Se lo dice a Nino ‘u ballerino (re del panino e meuza), che la mafia del quartiere Noce voleva “scannare a legnate” se non pagava il pizzo e pure la retta della scuola privata per la figlia del boss, un vaffa se lo becca di sicuro. Ma nei diciotto giorni del suo viaggio in Sicilia, Grillo è cambiato. Di comizio in comizio, di piazza in piazza, sempre affollatissime, ha mutato linguaggio e ammorbidito i toni. L’altra sera a Palermo, in Piazza Magione, (10mila presenti, 4mila collegati in streaming), il cronista ha appuntato concetti come “azzeramento del debito, solidarietà, reddito di cittadinanza, abolizione delle leggi Biagi, il welfare come linguaggio”. Parole che la sinistra adoratrice di Pil e fondi monetari, quella che “il populismo è il nemico” (Nichi Vendola), non riesce più neppure a balbettare. Sul palco i suoi candidati, quelli che vogliono trasformare Palazzo d’Orleans nel Palazzo d’Inverno della Trinacria. Sono 76, 54 uomini e 22 donne, età media bassissima, tasso di laureati altissimo, alto quello di possessori di master e specializzazioni varie, certificati penali adamantini. E una novità buona per impegnare la mente in mille riflessioni. Quando dal palco ognuno di loro parlava del suo titolo di studio, dalla variegata piazza palermitana (la stessa che osannava Salvo Lima, che ha fatto stravincere Orlando e che baciava la mano ai Pippo Fallica e ai Gianfranco Micciché), partivano boati. “Ho fatto un master a Berlino”. “Insegnavo commedia dell’arte a Londra”. E giù battimani, “beddu”, “bravo”. Ma chi sono gli uomini di Annibale-Grillo, i frombolieri venuti dalle Baleari terrore delle armate di Crocetta-Miccciché-Musumeci? “Siamo gente normale, quelli di ogni giorno”. Parla Valentina Botta, anni 37, candidata a Caltanissetta, professione psicologa, lunga militanza politica nei movimenti antimafia. “Non siamo noi l’antipolitica, ma gli sperperi e i privilegi assurdi. La politica torni umile e i cittadini votino per sé. Basta con l’omertà di io voto ‘u meu”. Quanto ha speso per la campagna elettorale? “Trecento euro”. “Alla Regione bisogna portare nuove idee e progetti che tutelino la natura e il territorio. Parliamo di permacultura? (ndr, si tratta dell’etica dell’uso della terra)”. Idee e progetti di Valentina Palmeri, 36 anni, imprenditrice nel ramo pasticceria e laureata in Scienze naturali. Ottocento euro la spesa per i “santini” elettorali da distribuire a Trapani. “Io sono un uomo di sinistra”. Antonio Venturino, 47 anni, venti dei quali passati in Inghilterra ad insegnare teatro e commedia nelle università. Poi il ritorno. Oggi la candidatura a Enna. “Quando ero all’estero, mostravo con orgoglio gli articoli su Rosario Crocetta sindaco di Gela. Poi sono tornato e l’ho trovato cambiato, si accompagna con i responsabili del disastro. Per la campagna elettorale ho speso 250 euro”. “Tre commissari in nove anni, una città infiacchita e sull’orlo del default, questa è Messina dove sono candidata. Noi siamo cittadini uguali agli altri, la vera antipolitica sono i signori che si sono mangiati la Sicilia”. Spese elettorali di Valentina Zafarana, 32 anni laureata in Lettere classiche e membro dell’azione cattolica, 300 euro. Stefano Zito, 32 anni e tre lauree (architettura, restauro e ingegneria edile), è candidato a Siracusa. “La nostra è una generazione sprecata, per questo ho deciso di metterci la faccia”. Nei comizi gli avversari lo accusano di essere “un fallito” perché, nonostante le lauree, vive ancora da precario. Salvatore Siragusa, 45 anni, una moglie e due figli, direttore del webzine musicale “ArtistAndBands”. “Sono e resto un uomo di sinistra, ma dov’è la sinistra? Dove sono i valori progressisti e di equità sociale?”. Quattrocento euro la spesa per la corsa alla Regione. Eccoli gli uomini di Annibale-Grillo, i “populisti con pulsioni fascistoidi”, i “burattini di Casaleggio”. La politica, soprattutto a sinistra, non ha capito. Da vent’anni leader e “statisti” stentano a decifrare la società e i suoi movimenti. “E’ impensabile che il dottor Berlusconi entri in politica, non siamo mica in Brasile”. Così parlò Massimo D’Alema nel 1993. E’ finita come i lettori sanno.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 27 ottobre 2012)