Le colpe di Scopelliti

Mentre il consiglio dei ministri scioglie il Comune di Reggio Calabria per ‘ndrangheta, Giuseppe Scopelliti attacca i giornalisti. Il governatore della Calabria, padrone in riva allo Stretto di quel che resta del berlusconismo, lo fa in consiglio regionale, è lì che vaneggia di nemici. Scopelliti ha perso la testa, il suo sistema di potere sta franando. Le 231 pagine della relazione per lo scioglimento raccontano in modo spietato come una intera amministrazione è stata consegnata nelle mani di boss che si chiamano Condello, Tegano, Alvaro, De Stefano. Tutto, si sono presi i mafiosi: consiglieri e assessori, le municipalizzate dei rifiuti, i servizi, la gestione del sociale. Hanno ucciso la democrazia e la libertà di voto. Hanno conquistato ogni piega del governo cittadino, anche la gestione dei beni confiscati alla mafia. Ci sono voluti sei anni per togliere al boss Latella una villa, quando gli 007 del Viminale si sono chiesti perché hanno fatto una scoperta amara: quelle stanze erano occupate dalla sorella del boss. Reggio è la prima città capoluogo di provincia che viene sciolta per mafia, una vergogna nazionale.

Come se non bastassero i tre consiglieri regionali arrestati, tutti eletti nelle liste a sostegno del governatore Scopelliti, due per mafia (uno di loro si inginocchiava davanti al boss di San Luca Peppe Pelle), il terzo perché truffava i disoccupati in cambio di voti.
Scopelliti può gridare al complotto quanto vuole, ma il suo potere è stato costruito anche grazie a quei consensi sporchi di mafia. Altro che città metropolitana, altro che bla bla nei convegni antimafia: la realtà ci parla del potere vero fatto di “tavolini” dove politica e massoneria si spartiscono gli affari con i capi ‘ndrina. Ora Reggio e i reggini non devono cadere nella trappola di chi incita alla rivolta. “Se credete scendete in piazza”, ha urlato il governatore in Consiglio regionale. Ma il tempo dei “Boia chi molla” è finito.

(pubblicato su Il fatto Quotidiano del 10 ottobre 2012)