I cambiamenti solo dopo le tragedie

(di Ezio Cerasi)
Il processo alla ex Commissione Grandi Rischi del 2009 è nato dall’inchiesta “Terremoti all’italiana” che ho realizzato insieme a Claudio Borelli per Rainews e che fu acquisita dalla Procura dell’Aquila. Non ho mai fatto autopromozione del mio lavoro, ma in questo caso devo forzarmi perchè dopo la sentenza di ieri continuo a vivere un carico emotivo diverso da quello che nutre il giornalista nella ricerca delle verità. Sono ancora imbrigliato nell’emozione trattenuta a forza nel racconto della mia regione martoriata durante la diretta fiume che iniziammo subito dopo lo scuotimento vissuto tra le mura di Saxa Rubra e percepito come una tragedia appena consumata. Dopo due settimane dalla grande scossa del 6 aprile, insieme a Claudio svelai il verbale sotto accusa della riunione della Commissione del 31 marzo 2009. I contenuti di quelle poche righe aprivano troppi interrogativi: scoprimmo anche l’esistenza di studi scientifici consegnati due anni prima alla Protezione Civile che fissavano per L’Aquila la più alta probabilità in Italia di un terremoto distruttivo in un periodo compreso tra il 2008 e il 2012. Eppure nel verbale le centinaia di scosse che precedettero quella del 6 aprile furono ridotte a “tipica sequenza di terremoti del tutto normali… improbabile che ci sia una scossa come quella del 1703 pur se non si può escluderlo in maniera assoluta…”. La sentenza di ieri non condanna gli ex componenti della Commissione perchè i terremoti si possono prevedere e loro non lo hanno previsto, ma la decisione di rassicurare la popolazione.

Non commento la decisione del Tribunale, ma vorrei andare oltre: ritengo che il coraggio dei magistrati nel mettere in discussione non la scienza, ma l’operato degli uomini che agiscono in funzione delle conoscenze scientifiche, abbia già segnato un cambio di passo non trascurabile. L’attuale Commissione, rivoluzionata dopo l’esperienza aquilana, appare assai poco “politica” nell’approccio alla valutazione del rischio sismico. La prova è nel verbale che ha lanciato l’allarme qualche settimana prima del terremoto in Emilia Romagna dopo l’analisi dello sciame che ha preceduto la grande scossa. Non sono uno scienziato né un magistrato, ma è sufficiente una normale dose di logica mista al buon senso per comprendere le differenze siderali con quanto accaduto il 31 marzo del 2009. Tutto questo però non basta in un’Italia poco normale, incapace di fare prevenzione o di farla incrociando le dita. Resta il confronto impietoso con paesi come il Giappone, la California o la Nuova Zelanda e resta soprattutto l’amarezza nell’assistere ai cambiamenti possibili solo dopo le tragedie. E poi le reazioni di alcuni settori della comunità scientifica hanno il sapore di una difesa strumentale e di casta che per fortuna non è compatta. Questa esperienza professionale mi ha fatto conoscere molti esperti apprezzati a livello internazionale che operano in silenzio lontano dai palazzi, dalle baronie e dalla politica. E grazie a loro ho maturato determinati giudizi. In passato i non allineati venivano buttati fuori dalla Commissione. Ora, per fortuna non è più così e molti di loro siedono di nuovo in questo organismo. In ogni caso mi sfugge un particolare: la comunità scientifica che ha levato gli scudi contro la sentenza è la stessa riunita nel settembre scorso a Napoli che ha ospitato geologi e sismologi di tutto il mondo aderenti all’Internationale Safety Organization? Non entro nel merito delle critiche scientifiche espresse nella discussione convention sul fatti aquilani, ma da giornalista potrei titolare cosi: LA COMMISSIONE NON SVOLSE BENE IL SUO COMPITO