Berlusconi: indietro tutta

(di Elia Fiorillo)
Era pomeriggio inoltrato quando finì la riunione. Salutai ed uscii prima dei colleghi perché avevo un altro impegno alla Federazione nazionale della stampa ed ero in ritardo. Non sarei dovuto andare troppo lontano però. La sede del nuovo incontro si trovava proprio dirimpetto a dove stavo. Sulle prime non mi resi conto di chi mi si parava davanti nella penombra dell’androne del palazzo. Tre uomini venivano verso di me. Uno dei tre era minuto e curvo. Solo dopo qualche istante realizzai che il personaggio ingobbito era Giulio Andreotti che si ritirava a casa. In effetti ricordai che in quello stabile abitava lui, il “Divo Giulio”, il sette volte presidente del Consiglio.

In quei giorni, siamo nel novembre del 2002, la Corte d’Appello di Perugia aveva condannato Andreotti a ventiquattro anni di carcere come mandante dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli. Mi venne spontaneo chiedere a quell’uomo che per combinazione mi ero trovato davanti, condannato a tanti anni di carcere, che provava. Come si sentiva. Se aveva rancore per quei magistrati che gli avevano inflitto una pena così tremenda. Al mio saluto ed alle mie domande concitate, guardandomi dal basso in alto mi disse calmo: “Ho sempre creduto nella giustizia e continuo a crederci”. Mi salutò con una piccola smorfia che a me sembrò un sorriso e continuò con i suoi due angeli custodi verso l’ascensore.

Penso a quel mio fortuito incontro di dieci anni addietro mentre guardo in televisione Silvio Berlusconi. M’impressiona – al di là delle sue parole che sono ben toste e contraddittorie a paragone delle dichiarazioni di pochissimi giorni prima – il viso tirato, l’incespicare in qualche passaggio, la faccia dove non appare alcun cenno del suo stereotipato sorriso; la rabbia a stento trattenuta. Tutto questo per la sentenza inflittagli dalla magistratura di Milano a quattro anni di reclusione per frode fiscale? Se fosse così, come molti ritengono, ci sarebbe da supporre che ha subito un torto irreparabile, che va ben oltre i confini della sentenza. Come se fosse stato certo di un risultato a lui favorevole eppoi il disastro. E chi e cosa poteva tranquillizzarlo?

Nell’apprendere della sentenza avevo ipotizzato un’operazione costruita a tavolino quella dell’intervento del Cav. “pro-Monti” di qualche giorno prima, per mettere le “mani avanti” e parare il possibile colpo. Al solito sarebbero poi venute le accuse alla magistratura con l’ormai sperimentato cliché. Mi sbagliavo. Perché, allora, Silvio da Arcore rovescia il tavolo da lui stesso imbandito proprio a ridosso delle elezioni siciliane? Probabilmente per capire il gesto del personaggio non bastano più i soli ragionamenti politici, bisogna andare su argomenti psicologici. Quello che fu l’Unto del Signore, il politico che tutto poteva, d’amblè si è sentito perso, debole, in procinto di essere cacciato dalla scena. La sentenza diventa la miccia che fa scatenare il magma incandescente che c’è in lui. E la risposta a tanto ingurgitar di veleno è: “Adesso vi faccio vedere chi sono io”.

L’importanza della conferenza stampa di Villa Gernetto è pari al discorso del predellino di piazza San Babila a Milano. Con il primo iniziava l’era del Pdl, con tutte le speranze di cambiamento che esso conteneva. Con la conferenza stampa rancorosa dell’altro giorno chiude una fase storica per la sua compagine e per la sua esperienza politica e, forse senza accorgersene, proclama lo “sciogliete le righe” al Pdl. Chi se ne avvantaggerà? Difficile a dirsi. Non credo che la spina al governo Monti possa essere tolta prima della scadenza elettorale. Come, al punto in cui siamo, sarà difficile cancellare il Porcellum. Ritengo, invece, che le posizioni dell’ex presidente del Consiglio diventino un buon trampolino di lancio per il Movimento dei cattolici di Todi che, per esempio, con liste civiche sul territorio potrebbe aggregare non solo i “cattolici” che non avevano casa né con il Pdl, né con il Pd, ma tutto l’universo mondo dei moderati che potrà fuoriuscire dal Pdl.

Insomma, suo malgrado, Berlusconi ha dato il là ad una nuova epoca politica dove il centro dei cattolici-moderati-democratici potrebbe avere la meglio sulla sinistra di Bersani e Vendola, con Monti di nuovo leader maximo del Paese. Chi voleva Monti presidente della Repubblica perché già riteneva il posto di palazzo Chigi occupato, dovrà rivedere i suoi calcoli. Ancora una volta l’ex Caimano ha dettato la linea che potrebbe risultare vincente. Stavolta per combinazione. Tutto questo non sarebbe capitato se il Cavaliere avesse preso esempio da Giulio Andreotti.