Reggio, l’ex Sindaco se ne lava le mani

“La verità è che la ‘ndrangheta è un fenomeno cosmico. E la normativa antimafia è nebulosa assai”. Demetrio Arena, l’ex sindaco di Reggio Calabria, spiega perché la sua amministrazione poteva poco o nulla contro quei boss famelici che si sono impossessati di ogni piega del Comune. Lavori pubblici, appalti, servizi sociali, società miste, finanche i beni confiscati alla ‘ndrangheta. Lo fa in una conferenza stampa affollatissima, dove tanti sono i giornalisti, ma di più i rappresentanti del potere calabrese e quella vasta platea di clientes che sulla politica prospera. In prima fila c’è l’uomo che lo volle sindaco, Giuseppe Scopelliti, il governatore della Calabria, il perno del sistema che ruota attorno al Pdl in riva allo Stretto. Scopelliti è lì per rassicurare, per dire non sei solo: “Condivido ogni parola di Arena, lo scioglimento è un atto contro la democrazia, non è così che si combatte la ‘ndrangheta”. Anche Angelino Alfano dedica parole di conforto ai suoi uomini asserragliati nell’ultima fortezza berlusconiana: “Il commissariamento penalizza una intera comunità. Arena ha fatto della trasparenza e della legalità i perni della sua azione politica”. Scioglimento ingiusto. “Io non sono la genesi della penetrazione della ‘ndrangheta – attacca Arena -, non ho generato io i condizionamenti. Se a Reggio c’è la mafia nelle istituzioni si tratta di una situazione di cui bisogna tenere conto”. Come il Lunardi dei bei tempi andati, a Reggio con le ‘ndrine bisogna convivere. La butta in sociologia, l’ex sindaco, e spiega che la realtà criminale non è più quella di vent’anni fa, quando la “’ndrangheta estorceva e chiedeva il pizzo agli imprenditori. Ora si sono fatti impresa, sono nel cuore della società”. E sono diventati anche politica. Ma il dottor Arena, in passato commercialista della Multiservizi, la società mista sciolta per mafia, evita di rispondere sui tanti episodi di coinvolgimento di consiglieri e assessori raccontati con ampiezza di particolari nella relazione che ha portato allo scioglimento del Comune. “Il commissariamento – avverte – non è l’antidoto per contrastare la mafia”. Ma a stretto giro di posta arriva la risposta del prefetto Vittorio Piscitelli, che qui in città il potere vede come un cancro, altro che boss e ‘ndrangheta. “Sono convinto – replica – che se il sindaco Arena avesse letto la relazione sarebbe giunto alle stesse conclusioni a cui sono giunto io”.
C’è un clima tesissimo a Reggio. La gente comune appare come stordita dallo scioglimento e dai titoli dei giornali. Ma nei salotti buoni e nei bunker dove i boss decidono strategie e affari, la sensazione è che, almeno per il momento, il grande scialo sia finito. Lunedì arrivano i commissari nominati dal Viminale, occuperanno le stanze del Comune, leggeranno delibere e dossier, analizzeranno gare d’appalto e concessioni, metteranno mano alle carte di una gestione finanziaria che la Corte dei conti ha già giudicato “inattendibile”. E a quel punto potrà succedere di tutto. La ‘ndrangheta, quella che è dentro il sistema degli affari, non si sente più sicura. L’arresto nel cuore della città, dopo venti anni di “onorata” latitanza di Domenico Condello, alias “Mico ‘u pacciu” (parente acquisito di un assessore per questo costretto alle dimissioni), è un segno forte. Alcuni forzieri della ‘ndrangheta, Multiservizi, Leonia, tutte società miste boss-Comune, sono sull’orlo del fallimento e da lunedì saranno sotto la lente d’ingrandimento degli uomini del Viminale. “Reggio è la capitale dei veleni”, dice Arena in un momento di sincero sfogo. E ha ragione, perché le voci che si sentono in giro proprio di veleni parlano. “Il sistema”, quel misto di politica, massoneria e ‘ndrangheta che a qui è il vero potere, sta preparando la sua controffensiva. Si parla di dossier già pronti, nel mirino giornalisti ed altre figure scomode. Un lavoro che dura da settimane contro “i nemici di Reggio”, si sussurra di pedinamenti e intercettazioni abusive. Fantasie? Voci che corrono. Negli ultimi giorni a passo di galoppo.
(pubblicato su Il fatto Quotidiano del 12 ottobre 2012)