Trapani: una diocesi troppo chiacchierata

Occuparsi della Diocesi di Trapani? “Una botta di vita”. A parlare in questo modo è un vescovo, Alessandro Plotti, arcivescovo emerito di Pisa e da qualche settimana “amministratore” della Diocesi di Trapani. Dalla “quiescenza” vaticana, il Papa lo ha richiamato in servizio mandandolo a Trapani dove la Diocesi è travolta da indagini, veleni, polemiche, da un ammanco ultramilionario “certificato” in una inchiesta della Procura, ancora in corso, e nel resoconto che l’”amministratore apostolico” mons. Domenico Mogavero ha mandato tempo addietro alla Santa Sede che lo aveva “spedito” – dalla vicina Mazara dove Mogavero è vescovo molto ascoltato e presente – a controllare i conti della Curia trapanese. Mons. Plotti è arrivato a Trapani dopo la rimozione del vescovo, mons. Francesco Miccichè e dopo che l’ex economo della Curia, padre Ninni Treppiedi, è finito sotto indagine in Procura. E mons. Plotti è al suo predecessore che dedica il suo primo pensiero: “Prego – dice – anche per lui. Credo, ma è una mia valutazione personale, che meglio avrebbe fatto a rinunciare spontaneamente all’incarico ed invece ha scelto la linea dello scontro. Pazienza, so che per lui è un brutto momento ed un duro colpo. Da quanto so, ci sono elementi da chiarire nella gestione della finanza diocesana e lo faremo con calma e pazienza. Voglio essere uomo di pacificazione e non di rottura e il mio intento è pacificare una comunità che pare lacerata da polemiche”. E ancora: “Non conosco quella diocesi ed è molto lontana da me, tuttavia, credo di avere esperienza. Per me sarà una botta di vita”.
Nei prossimi giorni mons. Plotti ,come in questo ultimo anno hanno fatto altri che come lui indossano abiti sacerdotali, dovrà salire gli scalini del Palazzo di Giustizia per andare in Procura ed essere sentito come persona informata dei fatti. Non ha ancora visto per intero le scritture contabili della Diocesi ma per il procuratore Marcello Viola potrebbe già conoscere quello che alla magistratura interessa. L’indagine va avanti da oltre un anno, principale indagato per una serie di reati dalla calunnia al falso, dalla frode informatica alla truffa, sino all’appropriazione di beni, stalking, è l’ex direttore degli uffici amministrativi della Diocesi, padre Ninni Treppiedi. Con lui altre 13 persone che in questi giorni avrebbero ricevuto l’avviso di proroga delle indagini. Per concludere l’inchiesta la Procura ha bisogno della risposta alla rogatoria avviata presso la Santa Sede a proposito di conti correnti posseduti presso lo Ior da padre Treppiedi e pare anche da una sua parente, suora molto potente in Vaticano. La Procura ha anche chiesto di conoscere se presso lo Ior esistano o siano esistiti conti correnti intestati all’ex vescovo di Trapani, Miccichè. La magistratura trapanese ha anche chiesto notizie ad altre banche. Ancora però nessuna risposta è arrivata a Palazzo di Giustizia. Unica certezza quella che allo Ior padre Treppiedi aveva un conto corrente che sarebbe stato svuotato quando l’indagine ha cominciato a prendere forma. Si parla di appropriazioni compiute a danno della Diocesi nell’ordine dei 10 milioni di euro, ipotesi che la Procura contesta a Treppiedi ex direttore degli uffici amministrativi che avrebbe fatto montare uno scandalo, prevedendo che avrebbe potuto presto trovarsi nei guai, per cercare di portare l’attenzione della magistratura verso il vescovo Miccichè, a proposito di altre presunte appropriazioni di denaro, circostanza però mai riscontrata. E proprio in questi giorni sia Treppiedi che Miccichè sono stati risentiti dai magistrati che indagano. Treppiedi, da indagato, con il suo difensore, l’avv. Vito Galluffo (padre Treppiedi è stato ascoltato perché lui stesso aveva chiesto di essere sentito dai pm), mons. Miccichè sempre come persona informata dei fatti, testimone e…”parte lesa” perché nonostante continui boatos l’ex vescovo non risulta affatto interessato da alcuna indagine. Per il Vaticano che lo ha rimosso però avrebbe precise responsabilità a proposito della mala gestione economica della Curia. Malagestione ma senza dolo. La Procura probabilmente è interessata a sentire mons. Plotti proprio per capire come stanno le cose. Il Vaticano ha rimosso mons. Miccichè da qualche settimana, ma ha confermato la sospensione a divinis di padre Treppiedi che con una nota si era premurato di smentire la notizia, ma uno dei primi atti dell’amministratore diocesano appena arrivato a Trapani è stato quello di diffondere una lettera della Congregazione del Clero con la quale padre Treppiedi veniva sbugiardato, la sospensione resta. Una indagine quella trapanese che va avanti con orecchie tese verso le procure di Napoli e Roma che si stanno interessando all’ex numero uno dello Ior, Gotti Tedeschi, che è “saltato” quando ha cercato di mettere a posto la banca vaticana preservandola da episodi di riciclaggio di denaro. Manovre che in ambienti vaticani non sono piaciuti. E Gotti Tedeschi in un memoriale avrebbe scritto le sue paure e le ragioni per le quali avrebbe paura. Per adesso è solo coincidenza temporale il fatto che Gotti Tedeschi sia stato rimosso da capo dello Ior dopo che aveva dato il suo benestare a rispondere alla rogatoria della magistratura trapanese.

Insomma che tutto questo si possa tradurre per mons. Plotti come una “botta di vita” – sue parole – dimostra chiaramente che la volontà è quella di affrontare la crisi senza pessimismo.

Eccellenza, è passato più di un mese dalla sua nomina ad Amministratore Apostolico della Diocesi di Trapani, dal suo arrivo in diocesi. Quali sono le sue impressioni di questi primi trenta giorni?
“Le impressioni sono un po’ ancora confuse, perché ho ascoltato molto, molte cose, molti pareri, molte esperienze anche. Intanto mi sono reso conto che, come in genere tutte le Chiese locali, ci sono tante potenzialità che rischiano di essere un po’ disattese. Credo che sia davvero importante attraverso un clima di collaborazione, di dialogo vero, di corresponsabilità, recuperare queste energie che si sono un po’ annebbiate per vari motivi. Però queste energie ci sono, soprattutto sono energie laicali”.
C’è un disagio nella Chiesa – è inutile negarlo – e c’è un disagio comunque nella Chiesa universale in questo momento. Come si vince il disagio?
“Il disagio si vince, intanto, prendendone atto prima di tutto. Perché è inutile far finta di non vedere, di non sapere e di tirare avanti come se nulla fosse. Bisogna avere il coraggio di mettere sotto il microscopio il disagio per sapere come nasce, dove nasce, perché, se non si fa una diagnosi, non si può inventare una terapia e fare una prognosi. Questo vale per tutte le realtà. Quindi bisogna vedere quali sono veramente i motivi di questo disagio. Credo che i motivi di questo disagio siano quelli di una certa stanchezza, di una certa ripetitività, di una pastorale che non ha creato protagonisti ma ha soltanto creato adeguamento su linee forse decise altrove. I grandi problemi che qui infondo sono diventati così un po’ mastodontici, anche perché sono stati gonfiati dai mezzi di comunicazione. Il disagio si vince con la speranza, col coordinamento vero di tutte le energie, e, soprattutto, con un livello di formazione spirituale adeguato, perché poi tutto torna qui: se viviamo in una specie di grigiore spirituale, è chiaro che quel disagio aumenta invece di diminuire.
Oggi per molti la Chiesa è un centro di potere, non parlo solo della Chiesa di Trapani ovviamente, nell’immaginario collettivo dopo gli ultimi scandali che hanno riguardato anche il Vaticano, anche lì gonfiati probabilmente dai mezzi di comunicazione. Quale deve essere il rapporto fra la Chiesa e il potere, e il rapporto nella Chiesa con il potere?
“Il “potere”, questa parola, nella Chiesa non dovrebbe avere cittadinanza, perché la Chiesa è servizio. Quindi, quando il servizio si trasforma in potentato, non ci siamo. Bisogna, credo, davvero mettere il potere fuori della porta. D’altra parte, il Concilio Vaticano II lo ha affermato in maniera molto inequivocabile, proprio cioè attraverso il “servizio”: “Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire” (Mc 10,45). La Chiesa non si deve servire di nessuno, ma deve servire tutti. Questa credo che sia la cosa fondamentale”.
Trenta giorni sono pochi ma, senza fare passi in avanti, c’è qualcosa che ha già pensato, che è già nel cantiere per i prossimi mesi, da realizzare praticamente sulla Diocesi?
“Credo che dobbiamo da una parte sanare queste sacche di delusione, di scoraggiamento, che sono un po’ presenti dappertutto, ma qui suonano in maniera piuttosto grave per vari motivi, perché c’è stata questa vicenda, direi anche drammatica, perché la rimozione di un vescovo non è un fatto positivo. Io so per certo che il Papa ha voluto personalmente esaminare tutti gli aspetti di questa realtà. Ma prima quindi bisogna sanare queste sacche di presa di distanza, di anonimato, di chiusura, di sfiducia. E questo lo si può fare attraverso delle iniziative. Io penso, alla fine di agosto, i primi giorni di settembre, di fare questa grande convocazione aperta a tutti, senza etichette, senza appartenenze, proprio al popolo di Dio in quanto tale, nella sua dimensione proprio popolare, perché si scopra quale Chiesa vogliamo costruire”.