Scioperare per una legge elettorale

Nei giorni in cui nascono nuovi partiti e partitini, da Vittorio Sgarbi a Oscar Giannino passando per il professor Severino Antinori, c’è chi digiuna per richiamare l’attenzione dei suoi colleghi sulla legge elettorale. Roberto Giachetti, lunga militanza radicale oggi deputato del PD, da oltre 23 giorni rifiuta il cibo perché non si dimentichi che una delle priorità è mettere mano al cosiddetto Porcellum. Se ne è tanto parlato ma ora quasi sembra che tutti se ne siano dimenticati e chissà se i compagni di partito di Giachetti sono d’accordo con il suo sciopero.

Lui non si da per vinto, sul suo blog continua a raccontare ciò che succede alla Camera e continua a digiunare.

Può oggi uno sciopero destare qualche reazione?

Non lo so. So però che chi si rassegna ad assistere a questa brutta realtà e non lotta per cambiarla, alla fine, ne diviene complice. Io ho una lunga formazione ed una radicata cultura nonviolenta. E’ stata la mia vita politica per 20 anni fuori dal Parlamento e per 10 in Parlamento. Sulla rete mi pare che chi ne viene a conoscenza mi offre la propria solidarietà, in molti si sono mobilitati al mio fianco sia su Twitter che su FB. Certo l’informazione scarseggia. E comunque in questi ultimi giorni sui media qualcosa si muove.

A cosa ti fa pensare il silenzio che lo circonda?

Non è una novità. Nel nostro Paese , e non solo, se uno mena le mani o usa armi ha le prime pagine e fa notizia. Se attinge agli strumenti della nonviolenza fa notizia (parziale) solo quando è al limite. Penso dunque che ci sia ancora molto da lavorare per cambiare i fondamentali del nostro vivere civile e riavvicinarci ad una democrazia compiuta. Ma la nonviolenza servirà alla lunga anche a questo.

Lo faresti anche per ridurvi i compensi?

La nonviolenza è un modo di essere e di vivere, non vi è una causa adatta ed una sbagliata. La nonviolenza privilegia l’esigenza che il tuo interlocutore, anche avversario, rispetti gli impegni che lui ha assunto, non che faccia quello che tu vuoi. E’ una differenza sostanziale. Io non sto facendo uno sciopero della fame per chiedere che il Parlamento approvi una legge con il doppio turno alla francese che è la posizione mia e del mio partito. Io lo sto facendo perché tutti, ma davvero tutti, coloro che da sei mesi dichiarano che il porcellum deve essere cambiato, lo facciano. E comunque solo in questo anno abbiamo eliminato i vitalizi e diminuito di circa 2.000 euro i nostri stipendi.

Che riforma elettorale vorresti?

Vorrei una Repubblica Presidenziale (con una riforma costituzionale seria non fatta con due emendamenti buttati lì) con un sistema maggioritario a doppio turno di collegio come in Francia.

E che PD vorresti?

Per rimanere in tema quello per cui nel 2006 ho fatto un digiuno di più di 40 giorni, quello del Lingotto, quello in grado di ricostruire non solo un sogno, una speranza, nella gente (che di questi tempi comunque non sarebbe poco), ma anche un Paese che ha bisogno drammatico di uscire dal conflitto perenne e a prescindere, e trovare una strada sulla quale, seppur con le reciproche differenze, sia possibile arrivare a quel traguardo di riscatto e di rilancio di cui non abbiamo bisogno tanto e solo noi, ma i nostri figli, i nostri nipoti, tutti quelli ai quali l’egoismo e la miopia di questi anni sta letteralmente pregiudicando il futuro.