In carcere il cantante della camorra

Che destino infame quello di Tony Marciano, cantante da quattro soldi,cocainomane e spacciatore di droga in nome e per conto della camorra.Lo hanno “fottuto” i pentiti, che con i carabinieri se la sono cantata
meglio di come fa lui nelle feste di piazza. Proprio loro, quelli che Tony Marciano ha preso di mira in una canzone dal titolo significativo: “Nun c’iamma arrennere”, non ci dobbiamo arrendere.Noi, guaglioni e boss di camorra non possiamo chinare la testa di fronte all’infame, perché “chi se pente ‘o sape che ‘a perduto
l’omertà”. Lui, il pentito parla, e distrugge famiglie, mina alle basi “l’impero”, il potere della camorra. Dicono che a commissoniare l’hit a Tony Marciano, siano stati proprio “i valentini”, gli eredi del boss di Torre Valentino Gionta. Il suo impero è ancora forte a Torre, nella zona dell’Annunziata. Quando i carabinieri lo hanno arrestato, Tony non ha smentito se stesso. Camicia a fiori, jeans stretto e strappato nei punti giusti, sguardo perso. “Madonna e quanti siete – ha detto al piccolo esercito di cameramen e fotografi pronti ad immortalare l’evento – manco ai miei concvenrti eravate così tanti. Originale no?”. Quando appendeva nell’armadio le giacche lamé del cantante neomelodico, Tony trafficava in droga. “Quello che succede succede, a me non me ne fotte proprio. Per esempio io faccio questo mestiere qua:hai capito che il malamente sono io?”, risponde alla sua donna che cerca di dissuaderlo e di dedicarsi solo alle canzoni. Aveva grandi idee per allargare la rete di spacciatori. “Ah, dobbiamo trovare a qualcuno? E noi dobbiamo trovare e mettiamo i minorenni a spacciare,per esempio”. A Torre Annunziata i baby-spacciatori li chiamano
“muschilli”, vendono la roba e si fanno. Lo sballo che va per la maggiore in questo momento in Campania si chiama “Amnesia”, una miscela che arriva dall’Olanda. Micidiale per i tossicologi, ti fa “viaggiare” ma mette ko la memoria. A Tony e ai Gionta tutto ciò interessa poco. Loro badano ai danari. Carabinieri e magistrati hanno ricostruito gli interessi del clan. Non solo droga e pizzo, ma anche la gestione delle feste patronali e dei concerti. Ogni 5 agosto, quando si ricorda con canti e fuochi d’artificio la Madonna della Neve, pagano tutti. Le “paranze” e chi mette le bancarelle, i commercianti e i cantanti. Il clan si era anche lanciato nella
produzione discografica, finanziando i cantanti neomelodici. Un business che le maggiori famiglie di camorra curano con particolare attenzione. Produzione di cd, feste di piazza, cerimonie, tv che a pagamento trasmettono le hit che parlano di tradimenti, latitanti e pentiti-infami. Il mondo di Ciro Marciano, in arte Tony, quello che nella canzone che parla di pentiti che “sbagliano”, gorgheggia che no, lui sa cos’è l’onore e non parlerà. “Io nun parlo e aspetta l’avvocato”. Ora aspetta a Poggioreale. E non è una canzone.
(pubblicato su Il Fatto quoridiano del 5 luglio 2012)