Non chiamiamola Syriza, ma facciamo qualcosa di simile anche in Italia

(di Luigi Pandolfi)
In politica generalmente è sempre sconsigliato pensare di copiare scolasticamente esperienze che sono maturate in contesti nazionali diversi dal proprio. Syriza, per andare subito al sodo, è il prodotto di specifiche traversie della sinistra comunista greca ed il suo straordinario successo alle recenti elezioni politiche è dipeso molto dalle particolari condizioni in cui versa attualmente quel paese.
Dire che sarebbe auspicabile fare una Syriza italiana potrebbe essere perciò un modo semplicistico di affrontare il tema della costruzione di un soggetto politico nuovo, che abbia come elemento distintivo l’essere alternativo alle forze neoliberiste e rigoriste del nostro paese. Se ne può discutere.
Nondimeno l’attuale conformazione del quadro politico italiano pone dei problemi che non possono essere sottaciuti ovvero, che è ancora peggio, affrontati con indolenza, leggerezza, superficialità.
Al governo c’è una giunta tecnica che, senza alcun mandato elettorale, sta infliggendo colpi durissimi agli italiani, imponendo tasse ingiuste, smantellando fondamentali conquiste dei lavoratori, mandando l’economia in recessione.
Epperò, mentre si consuma sotto i nostri occhi questa tragedia sociale, con alcune forze politiche che ne consentono il perdurare attraverso il loro sostegno al governo dei professori, a sinistra, o giù di lì, si continua, salvo alcune eccezioni, come nel caso della Federazione della Sinistra, a parlare di Vasto, di primarie, di unità del centrosinistra.
Come se la collocazione delle singole forze politiche rispetto al governo Monti fosse qualcosa di irrilevante ai fini della costruzione di una futura alleanza politico-elettorale.
A tal riguardo stupisce l’atteggiamento di Vendola, che annuncia la sua partecipazione alle primarie, senza chiedere a Bersani cosa voglia fare per il paese qualora il centrosinistra dovesse vincere le elezioni, dimostrando di essere più interessato al metodo che al merito, più a come si seleziona la futura leadership della coalizione che a cosa quella colazione andrebbe a combinare nella stanza dei bottoni.
Più coerente, in questo senso, appare la posizione di Italia dei Valori, che alle minacce di esclusione da una futura coalizione di centrosinistra lanciate dal segretario del Pd ha risposto con un “dicci prima quali sono le tue idee in tema di economia e di lavoro”.
Forse sarebbe il caso di riflettere sul fatto che il modo in cui ci si è “liberati” di Berlusconi, e l’ascesa al governo di Monti, hanno segnato uno spartiacque nella vicenda della sinistra italiana e che la riproposizione di schemi elettorali concepiti in epoca berlusconiana oggi non hanno più fondamento, né aderenza con il nuovo scenario venutosi a creare.
Oggi la differenza non è più tra chi sta con Berlusconi e chi lo avversa, ma tra chi sostiene le politiche antisociali, distruttive, di Monti e chi le contrasta, tra chi è subalterno all’Europa delle banche, dello spread, del rigore fine a se stesso, e chi anela ad un’Europa democratica che ponga al centro della sua missione i diritti dei cittadini, dei lavoratori, l’occupazione ed il futuro dei giovani.
La politica del palazzo – mi sia consentita questa espressione in voga – tutto ciò finge di non capirlo. L’hanno capito benissimo invece i movimenti spontanei, nati intorno ai temi della lotta alla precarietà e del lavoro, che, nel vuoto politico attuale, cercano di affermare dal basso la propria soggettività.
In mezzo a tutto ciò c’è tanta antipolitica di stampo demagogico, che spara nel mucchio e sferra fendenti alle istituzioni democratiche, prefigurando, come egregiamente fa Grillo, scenari poco rassicuranti in cui la partecipazione democratica verrebbe ridotta a cliccare “mi piace” sul proprio pc.
In questo contesto, del tutto nuovo rispetto a qualche mese addietro, la necessità di mettere in campo una proposta politica alternativa sia ai ciechi rigoristi che ai nuovi qualunquisti è più che mai avvertita, da molti. La sinistra, le forze che hanno fatto chiare scelte di campo in questi mesi, Idv, Sel, FdS, hanno il dovere di mettersi a disposizione di un progetto politico di questo tipo, superando comunque il retaggio di vecchie impostazioni politiciste, aprendosi ai nuovi movimenti che stanno fecondando positivamente la nostra società.
Dal movimento per i beni comuni al popolo viola, passando per i movimenti di lotta alla precarietà, quelli per il lavoro, per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile, tutti dovrebbero sentirsi protagonisti di un nuovo cammino delle forze del cambiamento.
Anche alcune esperienze comunali, da Milano a Napoli, passando per Palermo, potrebbero rivelarsi utilissime ai fini della costruzione e della competitività del progetto.
Sono convinto che uno schieramento del genere avrebbe grandi possibilità di successo nel nostro paese; potrebbe tranquillamente candidarsi a rappresentare più di un quarto dell’elettorato italiano.
Non vogliamo chiamarlo Syriza italiana? Sono d’accordo. Ma non perdiamo tempo e rimbocchiamoci le maniche.