Immigrati: l’illegalità tra le mura dei centri di accoglienza

L’ultimo di centro di accoglienza (si fa per dire accoglienza) costruito a Trapani è costato 6 milioni di euro. Visto dall’esterno sembra una sorta di super carcere. Dentro è peggio. Vivono male gli immigrati clandestini che prima dei 180 giorni da qui non possono uscire in attesa che le rispettive autorità diplomatiche comunichino a quelle italiane il riconoscimento, vivono male gli agenti, poliziotti e carabinieri, che debbono occuparsi della loro sorveglianza. Vestono costantemente la divisa attrezzata per reprimere le sommosse, e con il caldo che fa non stanno certo bene. Muoversi con gli equipaggiamenti antisommossa non è come fare una passeggiata. La struttura dipinta di giallo canarino si trova a ridosso dello svincolo autostradale della Palermo-Trapani. Una commissione a suo tempo nominata dal ministro dell’Interno Giuliano Amato, e presieduta dall’odierno sottosegretario agli esteri, ambasciatore De Mistura, aveva bocciato la sua costruzione, ma il Governo Berlusconi e il ministro Maroni vollero ugualmente andare avanti. E da pochi mesi il centro è stato aperto. E nuovo di zecca è al centro di polemiche tanto quanto le altre strutture che esistono a Trapani, il Vulpitta, famigerato e famoso per il rogo che nel 1999 fece strage di clandestini, e quello di Salinagrande dove vengono tenuti gli immigrati in attesa di ricevere lo status di rifugiato politico.
Oggi questi centri hanno ricevuto la visita di una delegazione di parlamentari. I centri sono usciti bocciati. “I Cie sono delle polveriere umane. Al loro interno la situazione e’ esplosiva, anche perché gli immigrati sono costretti a una carcerazione che si prolunga fino a 18 mesi. Abbiamo avuto la conferma che la legge voluta dal Governo Berlusconi e dall’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni e’ un disastro”. Lo ha denunciato il parlamentare del Pd Livia Turco che nella visita è stata accompagnata da Alessandra Siragusa, Roberto Giachetti e dall’ex presidente della Rai Roberto Zaccaria. In queste ore la struttura di detenzione amministrativa di Milo, che ospita oltre 200 stranieri in attesa di identificazione, e’ nell’occhio del ciclone per la diffusione di un video su presunti maltrattamenti subiti dai migranti reclusi, girato con i cellulari da alcuni reclusi. I deputati hanno descritto, nel corso di una conferenza stampa, le attuali condizioni e le anomalie riscontrate nei centri. “All’interno dei Cie si vivono drammi umani – ha proseguito la Turco – Riferiremo al ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri la situazione riscontrata, anche per capire se sia consapevole dell’entita’ del problema”. Al momento, nel Cie di Milo sono presenti 109 stranieri in attesa di identificazione, mentre al Serraino Vulpitta sono 43. Tra gli ospiti, secondo il resoconto dei deputati, anche un diciassettenne proveniente da Gorizia. Con la delegazione parlamentare, Fulvio Vassallo, membro dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. “Stamattina al Vulpitta abbiamo visto una persona reclusa con lividi riconducibili a manganellate, anche se non abbiamo le prove che si sia trattato realmente di maltrattamenti”, ha riferito Vassallo. La visita dei giornalisti due settimane fa, guidati dal presidente della Fnsi Roberto Natale, e le recenti ispezioni parlamentari hanno pero’ prodotto alcuni effetti sulle condizioni di vita nei Cie. “Rispetto a un mese fa – ha detto la Siragusa – le condizioni sono migliorate. Mentre prima i migranti mangiavano per terra, adesso hanno dei tavoli a disposizione per consumare i pasti”. Alla visita di oggi, ne seguiranno altre due sempre nelle strutture trapanesi entro la fine del mese. “Al termine di questa serie di controlli condotti in Sicilia, Campania e Friuli, realizzeremo un report finale dove evidenzieremo tutte le criticita'”, ha annunciato Zaccaria. L’on. Livia Turco è andata giù pesante contro la Boss-Fini. Ha rivendicato le cose positive della legge 40 che reca il suo nome e quello del presidente Napolitano che era ministro all’Interno quando questa norma fu varata. Fu proprio Napolitano da ministro dell’Interno ad inaugurare il centro Vulpitta di Trapani che doveva essere un fiore all’occhiello e invece oggi lega il suo nome a quella incredibile strage. L’on. Turco ha ricordato che la severità della Bossi Fini non ha rallentato i flussi migratori, anzi ha determinato nuova crisi.
(pubblicato su Antimafiaduemila, Liberainformazione)