La Primavera di Palermo

E’ finita come doveva finire. Come tutti sapevano che sarebbe finita, tranne i vertici di Pd e Sel. A Palermo ha stravinto Leoluca Orlando che per la quarta volta sarà sindaco della città portato in trionfo dal 72,4% dei palermitani. Una ventina di punti in più del primo turno (47,4), 158mila voti contro 105mila. Un plebiscito che fiacca il suo avversario Fabrizio Ferrandelli, che rimonta ad un insufficiente 27,6 rispetto al 17,3 di due settimane fa, e annichilisce Pd e Sel. Il partito di Bersani passa da 10 a 3 consiglieri comunali, Sel, la cui lista aveva nel simbolo il nome di Vendola, non sarà rappresentata a Palazzo delle Aquile, dove il nuovo sindaco potrà contare su una maggioranza bulgara: 30 consiglieri su 50 e tutti eletti nella lista di Idv. Insomma c’è materia per esultare e festeggiare. Ma nel vecchio albergo nel cuore di Palermo dove Orlando parla della sua vittoria, non c’è festa. “C’è poco da festeggiare, abbiamo annullato tutto. Non possiamo esultare quando a Brindisi un padre sta piangendo la figlia Melissa uccisa dalle bombe”. Si parla di politica, del voto e dei numeri. “E’ un dato straordinario – dice il nuovo sindaco – certo, c’è stato un calo dei votanti, ma al primo turno per 11 candidati a sindaco hanno votato 222mila palermitani, al secondo eravamo in due e i votanti sono stati 224mila, altro che disaffezione al voto e alla politica”. Leoluca Orlando, sindaco per la prima volta nella preistoria del 1985, lo sentiva nell’aria che avrebbe stravinto. “Lo hanno capito in tanti, tranne Bersani, Vendola e D’Alema. Sono venuti qui e volevano decidere le sorti di Palermo. Poveretti, se continuano ad essere così lontani dalla realtà, non decideranno neppure le sorti dell’Italia”. In un salone affollatissimo di giornalisti e dirette televisive, Leoluca Orlando si toglie montagne di sassolini dalle scarpe. “Massimo D’Alema è venuto qui a fare come faceva Andreotti che con le liste della Dc in mano decideva a tavolino chi doveva salire e chi no. E Vendola, sceso in città ad imporre una soluzione che nessuno dei suoi voleva”. E’ un fiume in piena, Orlando con le sue 64 primavere sulle spalle, una carica di vitalità che i suoi avversari, che hanno puntato tutto, forse troppo, sul giovanilismo, non hanno messo nel conto. Accanto a sé ha buona parte della sua futura giunta, risponde a tutti, ai cronisti palermitani anche in dialetto stretto, all’inviato tedesco in tedesco. Si ferma solo, e chiede a tutti, sostenitori e giornalisti, di alzarsi in piedi in silenzio quando le tv trasmettono la diretta dei funerali di Melissa. In silenzio mentre sfila la bara, in silenzio di fronte alle immagini di un padre distrutto, in silenzio quando l’obiettivo inquadra il volto segnato dal dolore di don Luigi Ciotti.
Anche questo è il Paese oggi. Terrore e autunno, e la speranza a Palermo, nel Sud più dolente, di una nuova Primavera. I palermitani ci hanno creduto. “Perché – dice Orlando – io sono la casta, ero un parlamentare in carriera, ma ho scelto l’esperienza più esaltante: occuparmi della mia città, delle sofferenze dei ceti più deboli, provare a fare qualcosa”. La politica oggi è Monti, “un tecnocrate senza anima, o Pizzarotti, un uomo che ha l’anima ma deve dimostrare di saper governare. Io ho anima e capacità di governo di questa città”. Con il capo del governo, Orlando si incontrerà presto per “capire come vuole affrontare la questione sociale”. Stravince Orlando e mette in ginocchio il Pd, a Palermo e a Roma. “Ora che la campagna elettorale è finita posso parlare”, dice Rosi Bindi. “A Palermo e in Sicilia sta nascendo una nuova Primavera, se il Pd vuole essere parte di questa stagione deve rompere con Lombardo”. Ed è il rapporto con Raffaele Lombardo che ancora una volta, spacca i democratici. Il governatore è sotto processo per voto di scambio con boss mafiosi e in più inquisito per concorso esterno con la mafia, il Pd lo ha sostenuto fino all’ultimo. Bersani, che in Sicilia non riesce a governare i potentati del suo partito, è cauto. “Non posso essere d’accordo con la Bindi, ma credo che sia possibile una ragionevole collaborazione con Orlando”. Intanto i suoi a Palermo aprono già il nuovo fronte, quello delle alleanze per le prossime elezioni regionali che si terranno a ottobre. Parla Giuseppe Lumia, uno dei più accaniti sostenitori del governo regionale: “I palermitani hanno scelto Orlando, il candidato più rassicurante. Ora il Pd deve lavorare per non buttare i moderati nelle braccia del Pdl”. Tradotto si guardi ancora a Lombardo e al suo Mpa. Cosa che non convince affatto il segretario regionale del partito Giuseppe Lupo. “Dobbiamo riunire il centrosinistra, l’errore di Lumia e Cracolici è stato quello di pensare che l’alleanza Pd e Mpa di Lombardo potesse essere alternativa e vincente. E’ stato un errore drammatico, Lombardo non ha raccolto voti, solo discredito”. Davide Faraone, il candidato “renziano” sconfitto alle primarie è netto: “I responsabili di questo sfascio devono andar via tutti”. La sconfitta divide, e nel Pd siciliano è l’ora della resa dei conti. Orlando non festeggia, prima di lasciare i giornalisti legge un sms di Rita Borsellino: “Sono a Bruxelles, ma anche qui si sente il profumo della Primavera. Auguri, Luca”.
(pubblicato su Il Fattto Quotidiano del 22 maggio 2012)

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