Il fuoco sotto la cenere di Termini Imerese

A Termini Imerese stanno giocando col fuoco. Tutti, dal governo, alla Regione Sicilia, da Sergio Marchionne all’imprenditore Di Risio che si propone come salvatore della Patria e dei posti di lavoro. Giocano con la disperazione di duemila famiglie che ogni giorno di più precipitano nel buco nero della povertà. Per capire bisognava venire ieri mattina nella piazza più importante della città, ascoltare le parole dei sindacalisti e sentire i commenti degli operai che da dicembre scorso la Fiat ha deciso di “rottamare”. In piazza ci sono le loro mogli. Insieme ai mariti occupano il Tribunale, oggi saranno a Palermo sotto la sede di Bankitalia. Sempre pacificamente, come questi operai fanno da mesi. “Il Tribunale – dice il sindacalista della Fiom Roberto Mastrosimone – perché in quelle aule c’è scritto che la legge è uguale per tutti. Anche per i lavoratori che combattono contro il cinismo di un colosso come la Fiat, un governo assente, e un imprenditore che alle chiacchiere non ha fatto seguire un solo fatto”. Li ha ricevuti il procuratore Alfredo Morvillo. Un incontro privato “per capire e per esprimere solidarietà”. Le donne ci hanno raccontato questo pezzo di Sicilia, di Sud, d’Italia, che scivola sempre più verso la Grecia della povertà. “Il futuro è a certezze zero. Per il passato ti posso dire che l’ultima volta che ho visto una busta paga intera di mio marito risale a molti, ma molti anni fa”. “Come si campa con la cassa integrazione? Male, devi tagliare su tutto. Inizi dalle cose che giudichi superflue, vestire, divertirti, fare regali ai tuoi figli, poi tagli pure sul cibo. I supermercati della zona sono sempre più vuoti, andiamo ai discount, dagli ambulanti. Vuoi sapere la cena di stasera? Patate, verdure, la carne una volta a settimana, il pesce quando è a buon mercato”. “Mio figlio voleva andare alla gita scolastica, 300 euro per quattro giorni alle Eolie. Non ci va, e con lui tutti i figli degli operai Fiat”. Con storie come queste di quotidiano disagio potremmo riempire l’intero giornale.

Stanno giocando col fuoco. Il governo e il ministro Passera. Sono passati cinque mesi dall’accordo con Fiat, Regione e l’imprenditore Di Risio e non si muove una foglia. E loro zitti. A dicembre avevano annunciato che Invitalia, la società governativa destinata ad “attrarre investimenti”, aveva selezionato una short list di imprenditori disposti a sostituirsi alla Fiat. Risultato: due di loro sono finiti in manette, un terzo ha da poco dichiarato fallimento. Rimane in campo Massimo Di Risio, ex concessionario “plurimarche” e patron della Dr Motor, una fabbrica di Macchia d’Isernia, Molise. Da giorni corrono voci – poi smentite dal Ministero per lo Sviluppo – di un suo disimpegno dall’affaire Termini Imerese. Lui stesso, raggiunto telefonicamente, chiarisce che invece “l’impegno c’è, rimane. Nei prossimi giorni avrete sorprese”. Ma è la storia passata e il presente del costruttore di auto molisano a destare più di una perplessità. Di Risio inizia nel 2006 ad importare dalla Cina pezzi per fuoristrada e macchine a buon mercato, che poi assembla a Macchia d’Isernia. Le vendeva negli ipermercati e per un certo periodo ha avuto anche un discreto successo. Che però non è servito ad evitare una situazione debitoria allarmante. Totale 74 milioni, scrive “Il Sole 24 ore”, “con una posizione finanziaria negativa di 34 milioni a fronte di un patrimonio di poco superiore ai 10 milioni”. Lo stesso Di Risio, in risposta ad un articolo del nostro giornale del 26 novembre 2011, ammette “un debito dell’azienda di 67 milioni per il 2009”. Chi fosse l’imprenditore molisano era noto a tutti, sindacati, governo e banche. Di Risio si era fatto avanti anche per acquistare la “Irisbus”, un’altra fabbrica dismessa dalla Fiat (produzione pullman). Anche in quel caso promesse, offerte, e poi zero. Per questo appare singolare la risposta del governo al fiume di interrogazioni di Antonio Di Pietro e Leoluca Orlando. “Alla verifica dei vari passaggi, Dr Motor è risultato il candidato migliore”. Insomma, rincara la dose il ministero dello Sviluppo, “la selezione dei candidati per Termini Imerese è stata fatta sulla base della solidità finanziaria”. Il 16 aprile scorso Di Pietro ha presentato un esposto alla procura di Isernia su Di Risio e la sua Dr Motor allegando un corposo dossier. Ma per capire di più bisogna chiamare il segretario della Fiom Molise, Giuseppe Tarantino. “La realtà è amara, gli operai di Di Risio a Macchia di Isernia non prendono lo stipendio da novembre, in fabbrica lavorano sì e no una trentina di operai su 106, per 60 è stata chiesta la cassa integrazione, ma in ritardo. Stiamo chiedendo incontri su incontri, ma l’azienda non si presenta. L’alternativa per gli operai rischia di essere la Caritas che nella minuscola realtà di Venafro fornisce pacchi alimentari già a un migliaio di famiglie”. E’ questo il fuoco che cova sotto le macerie Fiat di Termini Imerese.
(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 17 maggio 2012)

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