Corruzione: arrestato il sindaco di Pantelleria

Le notizie ancora non sono dettagliate ma quelle diffuse sono appena sufficienti a fare caciara ancora sulla politica. Accuse di corruzione per il sindaco di Pantelleria, Alberto Di Marzo, area centrodestra ma soprattutto area “faccio da me”, è uno dei politici che ha un suo bacino elettorale e di volta in volta l’ha messo a disposizione dei cartelli elettorali. Per la verità ha sempre preferito l’area politica che guarda al centrodestra. Ma indubbiamente la politica non c’entra nulla, almeno come schieramenti. C’entra la malapolitica a sentire oggi le accuse esplicitate dai carabinieri che hanno condotto le indagini che hanno portato stamane agli arresti domiciliari Alberto Di Marzo. Indagini coordinate dalla Procura di Marsala, titolare del fascicolo il sostituto procuratore Dino Petralia. Accusa per Di Marzo quella di corruzione e c’è anche la cifra, 10 mila euro in cambio dell’assunzione del figlio di un imprenditore. E a denunciare Di Marzo è stato proprio l’imprenditore originario di Alcamo. Una vicenda nella quale Di Marzo non sarebbe stato da solo ma di mezzo ci sarebbe stato anche qualche intermediario. Per il momento è contro Di Marzo l’unico provvedimento assunto. C’è la denuncia dell’imprenditore e i riscontri fatti dai carabinieri. L’imprenditore aveva chiesto aiuto al sindaco per fare avere al figlio un incarico di natura tecnica, Di Marzo avrebbe chiesto una mazzetta, e soprattutto un anticipo, 10 mila euro a titolo di contributo non si sa per cosa. L’imprenditore ha detto di avere pagato ma di avere inutilmente aspettato, poi la situazione è precipitata ed ha deciso di rivolgersi alla magistratura. Di Marzo è stato eletto sindaco a Pantelleria appena due anni addietro, dopo che nel 2002 era stato arrestato, quando era pure allora sindaco, con l’accusa di corruzione e con l’aggravante di avere favorito l’associazione mafiosa. Tornato libero si era candidato, battendo il suo successore, l’esponente del Pd Salvatore Gabriele. Di Marzo era tornato sindaco si potrebbe dire a furor di popolo, con una assoluzione decisa in appello e confermata dalla Cassazione, ma proprio lindo non era, perché a leggere la sentenza la sua assoluzione era scattata perché i giudici avevano deciso di non potere utilizzare alcune intercettazioni. Nel frattempo il rieletto sindaco Di Marzo era tanto senza colpe da decidere di risarcire con i 50 mila euro l’imprenditore che lui avrebbe costretto a pagare una mazzetta della stessa cifra. Ciò non di meno e nonostante questi scenari alle elezioni del 2010 era riuscito a spuntarla, tornando a fare il primo cittadino. Ora questa nuova tegola. Il provvedimento della magistratura prevede per il sindaco gli arresti domiciliari, questa mattina è stato convocato presso la caserma dei carabinieri di Pantelleria e lì gli è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare, poi i militari hanno eseguito perquisizioni nella sua abitazione e in municipio. Adesso si aspetta l’intervento della prefettura, la sua sospensione dalla carica sembra essere questione di ore.

COMANDO PROVINCIALE CARABINIERI DI TRAPANI

Arrestato il Sindaco di Pantelleria per corruzione aggravata.

Trapani, 22 maggio 2012

Questa mattina i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trapani hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala, nei confronti di Alberto Di Marzo, Sindaco di Pantelleria (TP), eletto nelle consultazioni del 30 – 31 maggio del 2010 con una lista civica, denominata “Pantelleria libera”.

Al primo cittadino, nei cui confronti è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari, viene contestato, in concorso con un imprenditore alcamese, il reato di corruzione aggravata, commesso in Pantelleria (TP) nel giugno del 2010.

Il sindaco avrebbe ricevuto da un noto imprenditore alcamese, titolare di importanti imprese edili – in passato aggiudicatarie di rilevanti appalti pubblici nell’isola – la somma in contanti di 10.000,00 euro, nonché monili in oro per un importo di circa 800,00 euro, quale anticipo di una maggiore promessa di denaro – non corrisposta – di 40.000,00 euro, al fine di assumere quale dirigente/capo settore, ancorché non sussistesse per il Comune di Pantelleria alcuna necessità, il figlio di quest’ultimo, che è risultato essere all’oscuro dell’intera operazione di corruttela.

L’indagine è stata avviata sulla base delle rivelazioni rese nel settembre scorso dall’imprenditore alcamese, il quale, alla presenza del suo legale e consapevole delle conseguenze del suo atto, rilasciava dichiarazioni auto-etero accusatorie al Procuratore della Repubblica, dr. Alberto Girolamo DI PISA, e al Sostituto Procuratore, dr. Bernardo PETRALIA, riferendo di essere coinvolto in una vicenda di corruzione che vedeva coinvolto il Sindaco di Pantelleria.

La portata delle affermazioni e le inquietanti vicende narrate dall’imprenditore alcamese nel corso di altri interrogatori, che facevano emergere una realtà di diffuso malaffare e privato mercimonio economico, imponevano la necessità di procedere con rigorosa cautela, al fine di riscontrare puntualmente le gravissime accuse formulate nei confronti del primo cittadino dell’isola.

E’ stato necessario, in particolare, accertare e riscontrare quanto riferito dall’imprenditore, il quale aveva dichiarato che, per assicurare al figlio, ingegnere idraulico, un impiego nel ruolo tecnico dell’Ente locale, era stato indotto dal sindaco di Pantelleria, al quale era legato da risalenti rapporti di amicizia e di lavoro, a causa dei pregressi rapporti intrattenuti in occasione di alcuni lavori pubblici effettuati dalle sue imprese nell’isola, a pagare una mazzetta di 10.000,00 euro, quale anticipo di una maggiore somma che sarebbe stata corrisposta nel momento in cui il figlio fosse stato assunto con contratto a tempo indeterminato.
Subito dopo l’elezione a sindaco del Di Marzo, nel mese di giugno del 2010 l’imprenditore, sollecitato a raggiungere Pantelleria e intuendo le aspettative del primo cittadino relativamente all’assunzione del figlio, si recava sull’isola portandosi al seguito la somma contanti di € 10.000,00, consegnata poi in busta.
Non soddisfatto del “compenso” e ben sapendo che l’imprenditore e i suoi familiari gestivano un’avviatissima gioielleria in Alcamo, il Di Marzo chiedeva in omaggio un ciondolo contornato di rose “coronè” e una collanina in oro bianco di foggia veneziana da regalare alla moglie.
Al figlio dell’imprenditore, intanto assunto al Comune di Pantelleria, nell’agosto del 2011 venivano formalizzate alcune contestazioni disciplinari a seguito di iniziative non gradite all’amministrazione.

Il padre, di fronte al possibile licenziamento del figlio, maturava quindi la decisione di accusarsi di un reato gravissimo, la corruzione, iniziando un percorso di collaborazione con la giustizia per porre fine ad un sistema di corruzione e malaffare, a cui per anni avevano partecipato le imprese riconducibili alla sua famiglia.

Durante alcuni incontri tra l’imprenditore e il Sindaco, i Carabinieri riprendevano le fasi della restituzione di parte della somma corrisposta all’epoca per l’assunzione.
Nel corso dell’esecuzione della misura cautelare i militari hanno perquisito l’ufficio e l’abitazione del Sindaco, nonché gli uffici di alcuni dirigenti del Comune di Pantelleria.
Le indagini sono tuttora in corso.