Trapani: delitti e intrecci di mafia, “la verità gira per le strade”

Trapani, città sull’estrema punta della Sicilia occidentale, il suo disegno è quello di una falce posata sul mare. Per tre versanti è esposta al mare, poi c’è la montagna di Erice che la sovrasta. Davanti ha le isole dell’arcipelago delle Egadi. Bellezza infinita, ci sono tutti gli ingredienti per stare bene ed accogliere, il sole, il mare azzurro, la collina. E’ conosciuta come la città del vento, del sale, del mare, una delle poche città in Italia che può vantarsi di avere le spiagge fin sotto le mura del centro storico, una lunga spiaggia che segna tutta la costa di maestrale, e che però per decenni e decenni è stata “violentata” dalla presenza di discariche, aziende inquinanti, sbocchi fognari. Da qualche tempo l’immagine è cominciata a cambiare, Trapani ha riconquistato la sua naturale bellezza ma purtroppo il prezzo pagato è stato alto, gli appalti si sono cominciati a fare quando mafia, politica e impresa si sono messi d’accordo. E se questo fosse il testo di un documentario a questo punto magari da una musica soave a sottolineare le parole, bisognerebbe alzare i toni e passare alla musica roboante, forte, come una di quelle che hanno fatto da colonna sonora alla serie della Piovra in tv, che, non a caso, aveva Trapani come scenografia nemmeno prestata, ma dichiarata.

Trapani è la città degli intrecci, dei crocevia, qui mafia e Stato per decenni hanno costituito una unica cosa, tanto che ad un certo punto la legalità sembrava essere l’antistato….una sistema illegale che qui è diventato legale. I risultati di questa incredibile situazione sono stati colti in diverse pagine di relazione della commissione nazionale antimafia, nelle pagine di atti giudiziari che però molti anni dopo hanno potuto ricostruire gli scenari di decenni antecedenti, chi cercava di essere contro queste alleanze ha trovato a attenderlo il tritolo e il piombo della mafia. L’elenco dei morti ammazzati è lungo. E’ anche accaduto che chi non è morto, è riuscito a salvarsi è come se fosse morto lo stesso, perché lo Stato qui usa piangere i suoi morti e cacciare via i vivi.

Tanti delitti, stragi, omicidi, tentati omicidi, scandali, come quelli sulla massoneria deviata, sulla presenza di Gladio, che restano o del tutto non risolti o se risolti solo nella parte dei mandanti, degli esecutori, spesso il movente non c’è, manca il perché. Perché fu ucciso il giudice Ciaccio Montalto, perché volevano uccidere il pm Carlo Palermo e fu fatto strazio di una famiglia, Barbara Rizzo e i suoi figlioletti, Salvatore e Giuseppe Asta, perché fu ucciso Mauro Rostagno, cosa faceva Gladio a Trapani, eccetera: perché, perché, perché, tanti perché senza risposta. “Non è vero che nessuno conosce le risposte da dare – ha detto don Luigi Ciotti che il 2 aprile scorso puntuale come ogni anno è tornato a Trapani per ricordare le vittime della strage mafiosa di Pizzolungo del 1985 – la verità scorre per le vie delle nostre strade, delle strade di Trapani e non solo qui a Trapani”.

Luigi Ciotti lunedì pomeriggio prima della fiaccolata organizzata dal Comune di Erice a ricordo delle vittime di Pizzolungo, ha incontrato un folto numero di studenti, tanti gli hanno fatto delle domande, lui ha risposto a tutti. Molte domande erano poste proprio a chiedere come comportarsi dinanzi ai perché sui delitti che restano senza risposta. “Se incontri qualcuno – ha risposto ad una ragazza don Luigi Ciotti – che ti dice che ha capito tutto e non ha dubbi, ringrazialo anche da parte mia, ma cambia strada, c a m b i a s t r a d a. C’è troppo sapere in giro e parlando di informazione c’è troppo sapere di seconda mano o per sentito dire e questo non fa bene nella ricerca della verità e della giustizia, oggi siamo dinanzi a scene precise, a parole tutti sono contro la mafia, il malaffare, la corruzione, il malcostume, a sporcarsi le mani, nel senso a fare il proprio dovere, sono in pochi, perchèp ancora qui fare il proprio dovere significa sporcarsi le mani, è facendo ciò che è illegale che molti sono convinti di non sporcarsi le mani”. Don Luigi Ciotti ha parlato ai ragazzi del pericolo messo in giro da una ipocrisia dilagante, ed ai giovani ha mandato un messaggio chiaro: “Se vi sentite dire che voi siete il futuro reagite ricordando a chi vi dice ciò che voi oggi siete il presente, e che volete essere protagonisti di un presente che cancelli dal futuro le mafie”.

Tante le domande di chi ha voluto conoscere qualcosa di più su Libera: “Impegniamo la nostra libertà a rendere libero chi non lo è” ha risposto don Luigi Ciotti.

In sala ad ascoltarlo c’erano anche Margherita Asta, figlia e sorella delle vittime di Pizzolungo, Maria e Liberale Via, il cui figlio, giovanissimo, Nino, è stato ucciso qualche anno addietro da banditi che erano andati a rapinare un suo collega: Nino Via lavorava in un centro commerciale, all’orario di chiusura salvò il cassiere che era già a tu per tu con due rapinatori, uno era armato puntò l’arma contro Nino, fece fuoco, uccidendolo. “Non sono stati i mafiosi, i malfattori a cambiarci la vita, sono stati loro, Barbara, Salvatore, Giuseppe, Nino – ha sottolineato don Ciotti – a
Cambiare la vita a tutti noi, facendoci scoprire l’impegno per la verità”.

In mattinata c’era stata una cerimonia sul luogo della strage. Il grigio lasciato da quell’autobomba esplosa il 2 aprile 1985 è stato spazzato via, adesso ci sono i colori di un giardino, di un parco della memoria che finalmente dopo anni di oblio, sta nascendo grazie all’impegno dell’ultima amministrazione comunale che si è insediata, guidata dal sindaco Giacomo Tranchida. Sono i colori che Margherita Asta ha voluto mettere in risalto nelle sue parole anche per dire che tra il dire e il fare non deve esserci più di mezzo il mare, ma il fare prevalga e continui a prevalere, “Agiamo – ha detto Margherita Asta – come don Ciotti vuole che si faccia, la Costituzione Italiana in una mano, il Vangelo nell’altra, solo così possiamo togliere dalle strade l’ipocrisia che ancora le lastrica, e la verità finisca con lo scorrere inutilmente, qualcuno finalmente la possa fermare, raccoglierla e presentarla a tutti noi”.

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