Pio La Torre 30 aprile 1982

Ore 9,30 del 30 aprile 1982 . Vengono assassinati l’on.le Pio La Torre, segretario regionale del PCI, e il suo autista, e compagno di lotte, Rosario Di Salvo. 30 anni fa viene ucciso anche il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa,il 3 settembre e il 13 settembre, sempre di quello stesso anno, diventa legge la proposta 1581 del 31 marzo 1980 per l’introduzione del reato di associazione mafiosa e il sequestro dei beni.La Legge Rognoni –La Torre immette nel Codice penale italiano l’articolo 416-bis una norma penale rivoluzionaria che trova applicazione anche nei confronti della camorra e di tutte le altre associazioni,comunque localmente denominate, che perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso. L’art. 1 dispone che «l’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali». Inoltre«Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego».
Un anno, 1982, che ha molto da dire sulle mafia e sul contrasto al crimine organizzato e che oggi torna alla ribalta sia per la ricorrenza sia perchè in questi giorni è uscito un libro dal titolo “Chi ha ucciso Pio La Torre” ( di Mondani e Sorrentino ed. RX Castelvecchi) ma anche per l’inaugurazione, il 12 aprile scorso, dell’archivio digitale su Pio La Torre, un progetto promosso dalle Presidenze della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica, della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e della Fondazione della Camera dei deputati, su iniziativa del Centro di studi ed iniziative culturali “Pio La Torre” di Palermo (archiviopiolatorre.camera.it)
Un lavoro certosino che ci permette di leggere i suoi scritti, i suoi interventi e soprattutto ci permette di leggere gli atti del processo e trovare, accanto ai nomi dei mafiosi, anche quelli di personaggi come Fioravanti,Cavallini, Izzo.
E allora ci rimane più chiaro quello che Mondani e Sorrentino dicono nel loro libro. Un omicidio di mafia, semplicemente, o un delitto politico? Il libro ricostruisce quegli anni, dall’omicidio Moro a Piersanti Mattarella e Pio La Torre e la sua scelta di tornare in Sicilia dopo tanti anni. Le sue paure, i suoi appunti e quella frase detta a Emanuele Macaluso “Ora tocca a noi”. Gladio, la base aerea di Comiso, il Mediterraneo e i fermenti di quegli anni. Quante cose Pio La Torre ha visto, guardato sin nell’intimo, raccontato. Un uomo contro tempo che già nel 1980, in Parlamento, spiegava l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con il ritrovato interesse degli americani per la mafia siciliana.Nel 1976 la sua relazione di minoranza in commissione parlamentare antimafia sarà il primo, vero e grande,atto d’accusa contro la DC dei Lima, Gava,Andreotti.

Un uomo con una visione anticipatrice delle cose, come dice anche Laura Garavini, parlamentare del PD, che oggi siede in commissione antimafia “ Pio La Torre e’ uno straordinario esempio di buona politica da tenere a mente e da cui trarre insegnamento. Un uomo che ha sempre avuto chiari i bisogni dei piu’ deboli. Un uomo che ha saputo unire forze politiche conflittuali, pur di difendere la propria terra. Un uomo che non ha esitato a mettere da parte la propria carriera e la sua stessa incolumita’ pur di battersi per il bene comune. Buono, vicino a chi veniva sfruttato, e coraggioso, pronto a mettersi di traverso anche contro i poteri forti. Pio La Torre e’ il migliore esempio di quella buona politica di cui oggi sentiamo tanto il bisogno. Un esempio di cui fare tesoro e da seguire. E a distanza di trent’anni l’intuizione di Pio La Torre , di colpire i patrimoni dei mafiosi, mantiene ancora intatta tutta la sua genialita’”

Nel libro di Mondani e Sorrentino la prefazione è fatta da Andrea Camilleri che racconta il “suo” Pio La Torre e la frase finale racchiude il senso di perdita che avvertiamo ancora dopo 30 anni da quell’aprile del 1982 “La Torre è stato per me una rivelazione, io non l’avevo capito quell’uomo.L’ho stimato, l’ho apprezzato ma non l’avevo capito. E’stata un’occasione persa. Da mangiarsi le dita”.