Il 25 Aprile a Casa Cervi

La “resistenza” non è un ricordo ma un fatto presente che non può riempire solo la celebrazione di un anniversario, quello del 25 Aprile, ma deve riempire atti e azioni quotidiane. A dirlo sono stati Gelindo e Adelmo Cervi eredi di quella coraggiosa famiglia che ebbe sette fratelli barbaramente giustiziati dai nazisti. E lo hanno detto dinanzi a quelle 10 mila persone che hanno riempito lo spazio di verde all’interno del Museo Cervi di Gattatico. Senza tentennamenti e senza titubanze, sono andati diritti parlando al cuore prima e alla mente di tantissimi giovani e meno giovani che come ogni anno si ritrovano in quello che fu teatro di una meravigliosa “resistenza”. E’ stato un 25 Aprile carico di emozioni e di tensione, quella tensione che ti permette di ripartire riempiendo l’impegno di ognuno di entusiasmo. L’entusiasmo della rinascita e se volete anche della rivolta morale contro chi ha calpestato quella “resistenza”. Ci ha pensato Loris Mazzetti a evidenziare come resta violata quella norma che stabilisce il divieto di ricostituzione del partito fascista e punisce severamente chi pensa di rintrodurre quei nefasti valori, ci ha pensato Loris Mazzetti a dire alle 10 mila persone presenti che in Italia c’è chi silenziosamente ha pensato di riportare in vita quei segni del fascismo ed è ora che chi ha pensato di riportarci verso quella deriva venga punito.

Tanti ospiti a cominciare da Placido e Angelo Rizzotto  i nipoti del sindacalista di Corleone Placido Rizzotto ucciso dalla mafia e per il quale tra il 22 e il 24 maggio verranno celebrati i funerali di Stato alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano, adesso che si è avuto certezza che erano di Rizzotto i resti trovati nella “foibe” della mafia corleonese. C’era Mara Fonti, vedova di mafia e madre di Giovanni Tizian, il giornalista finito nel mirino della ndragheta per avere scritto degli affari delle mafie in Emilia Romagna, c’era l’avvocato Enza Rando dell’ufficio nazionale di Libera e protagonista di tante costituzioni di parte civile. Sul palco poi si sono alternati Mara Redeghieri, con il suo folk, gli “agitatori” di CATERPILLAR AM (Solibello e Tobagi per tutti), la testimonianza di Benedetta Tobagi, l’intervento di un giornalista di indiscusso valore e impegno come Corradino Mineo, la forza della memoria di Germano Nicolini, il comandate “Diavolo”. Sopra tutti, le esibizioni di SIMONE CRISTICCHI e il coro dei minatori di Santa Fiora, e a conclusione il grande spettacolo del Nuovo Canzoniere Italiano, un concerto-documento insieme a Giovanna Marini, Fausto Amodei, Paolo Petrangeli.

In mezzo la musica le parole. Quelle di “Bella Ciao” più volte proposta, oppure le parole dei testimoni. Come quella del pubblico ministero Marco Imperato, anche lui uno dei “partigiani della costituzione”, che con la sua testimonianza ci ha ricordato come oggi restano irrisolti i problemi della giustizia e che tra processi brevi e processi giusti spesso si allontana l’ansia di giustizia delle vittime dei reati.

Ma quella che è stata dirompente è stata la presenza all’interno del 25 Aprile di Casa Cervi la campagna “Io mi chiamo Giovanni Tizian”, giornalista costretto oggi a vivere sotto scorta per i suoi servizi giornalistici. “Non ha fatto nulla di eccezionale – ha ricordato la madre – se non il suo dovere, se non fare quello che fanno tanti cronisti a cominciare da quelle delle periferie, raccontare cioè ciò che accade, ed è quello che le mafie non vogliono”.

E così la resistenza di ieri si unisce a quella di oggi contro le mafie, come ha detto il direttore di Rainews 24 Corradino Mineo. Le mafie che vogliono cancellare la memoria, che non vogliono che certi fatti vengano raccontati sui giornali, le mafie che bloccano la celebrazione dei processi o che riescono a nascondere matrici e moventi di delitti e stragi. La nuova resistenza è anche quella contro le mafie e contro chi vuole che si dimentichi. Così inserendosi perfettamente nel tema, un gruppo di ragazzi  di Reggio Emilia, “Giovani contro le mafie”, animatori del giornalino studentesco “Cortocircuito”, sono venuti a presentare il loro vademecum, le “5 azioni che ogni cittadino può fare contro le mafie”. “In questi ultimi anni – ha ricordato per raccontare del loro impegno – noi giovani abbiamo realizzato cortometraggi, inchieste ed interviste, abbiamo scritto articoli ed organizzato eventi, per cercare di sensibilizzare i nostri coetanei e tutta la cittadinanza sul radicamento mafioso nella nostra città. Le nostre armi sono la parola e l’informazione”.

Sono stati anche loro a conquistare la platea di Casa Cervi con le loro parole, semplici ma vere: “Nella lotta alle mafie certamente le Istituzioni possono fare molto, ma cosa può fare un semplice cittadino privo di responsabilità istituzionali o politiche? Cosa può fare colui che non è né magistrato, né poliziotto, né parlamentare? …Colui che magari pensa con rassegnazione di essere condannato alla parte di spettatore e, nel migliore dei casi, alla parte di tifoso. Ci siamo sentiti porre questa domanda numerosissime volte e quindi abbiamo deciso di cercare di dare una risposta più chiara, in 5 punti:

– INFORMARSI. E’ fondamentale informarsi ed informare, se non si conosce un fenomeno non si è capaci di fronteggiarlo e di combatterlo adeguatamente. Si tratta di un compito non facilissimo. I media spesso sono condizionati da molteplici aspetti di convenienza editoriale e politica. Inoltre sono diversi i casi in cui la stampa tende a derubricare probabili fatti di mafia ad atti di vandalismo o a “fenomeni elettrici”.
Per questo è fondamentale, oltre al informarsi di più (leggendo di più e con più attenzione), informarsi da più fonti, solo in questo modo è possibile avere un’idea la più veritiera possibile. Informandovi da più fonti riuscirete ad essere giornalisti di voi stessi!
Inoltre è importante non prendere nessuna fonte, dal servizio televisivo all’articolo di giornale come oro colato, ma non prendere come verità assoluta neanche un video di “youtube”. Essere quindi curiosi, ma anche dubbiosi.

CONSUMARE IN MODO CRITICO. E’ possibile acquistare i prodotti delle terre confiscate alle mafie, gestite prevalentemente da cooperative sociali di agricoltura biologica, riunite a livello nazionale da “Libera Terra”. E’ un segnale importantissimo perché spesso le terre dei mafiosi una volta confiscate vengono abbandonate, questa è una sconfitta per lo Stato e così la gente può dire “meglio quando c’era il mafioso”.
Inoltre si possono acquistare i prodotti nei negozi che aderiscono ad “Addiopizzo”, anche al nord! A Milano, per la Direzione Distrettuale Antimafia, oltre cinquemila commercianti pagherebbero il pizzo. Consumando in maniera critica è come se andassimo a votare ogni volta che facciamo la spesa.
E’ importante ricordare che ci vuole qualche cautela in più nel caso di ristoranti, pizzerie, imprese e negozi sorti improvvisamente con evidente impegno di consistenti capitali. Non sono pochi i casi in cui, anche sul nostro territorio, ci si è scontrati con luoghi coinvolti in azioni di riciclaggio di denari delle mafie.
Infine, anche se può sembrare scontato, bisogna sempre farsi fare lo scontrino, perché diversi commercianti cercano di evitare di farlo.

PARTECIPARE AL VOTO. Se non si sceglie si lascia che altri scelgano per noi. La mafia spesso offre i suoi pacchetti di voti alle elezioni: dalle comunali alle europee, per questo occorre partecipare al voto, incluso quello referendario. E’ importante cercare di scegliere i candidati “più puliti”, perché le mafie non sono ne’ di destra ne’ di sinistra, spesso puntano sul cavallo vincente. Indicare la preferenza è fondamentale, perché meno elettori usano il proprio voto di preferenza più facile sarà per 100 o 150 elettori vicini ad un’organizzazione mafiosa fare entrare in consiglio comunale il proprio candidato.

NON ACCETTARE SCORCIATOIE. Per combattere le mafie, bisognerebbe imparare a dire no alle tante scorciatoie che la vita offre ogni giorno, ai favori, alle raccomandazioni, e preferire “al puzzo del compromesso morale, il fresco profumo della libertà”, come auspicava il giudice Paolo Borsellino.

DENUNCIARE-PARTECIPARE. L’indifferenza è compromesso. Il silenzio degli onesti è il pericolo maggiore per la democrazia. Noi crediamo che ogni cittadino possa fare la sua parte, anzi debba fare la sua parte, contro il radicamento mafioso nella nostra città. Perché come dice il secondo paragrafo dell’articolo 4 della nostra bella Costituzione “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” Quindi l’articolo 4 ci dice che l’indifferenza è incostituzionale!

Inoltre chi lavora in istituti di credito, chi è notaio, chi è proprietario di immobili, aziende, imprese, ecc… può fare di più. Ci siamo spesso chiesti come si comportano questi cittadini quando si accorgono che il denaro che trattano potrebbe essere frutto di reati di mafia. Vogliamo credere che sceglierebbero di perdere un cliente, un’occasione di lavoro, di vedere sfumare un affare, con la soddisfazione di aver dato un contributo al prevalere della società degli onesti su quella dei criminali. E’ sufficiente che siano indifferenti alla provenienza dei soldi perché il risultato sia esattamente l’opposto.

Adesso non abbiamo più scuse, non possiamo più dire “non lo sapevo”. Perché solo il coraggio degli onesti può riaccendere la speranza in questo nostro paese”.

E infine un’altra storia di resistenza ha fatto ingresso a Casa Cervi. L’ha ricordata a tutti l’avv. Enza Rando, la storia è quella di Denise figlia di Lea Garofalo, testimone e collaboratrice di giustizia uccisa dal suo ex marito e dai familiari, rapita, torturata, ammazzata e sciolta nell’acido. Denise Cosco oggi è costretta a vivere nascosta, ha denunciato il padre e chi ha ucciso la madre, rischia di fare la stessa terribile fine della madre. Ed allora tutti dovremmo chiamarci anche Denise perché la sua vicenda non resti affidata solo agli “angeli che la proteggono” mandati dallo Stato ma sia dell’intera società civile.