Tempi biblici per il DDL anticorruzione

Il Ministro della Giustizia, Paola Severino, lo aveva già annunciato la scorsa settimana: “Sulddl anticorruzione il governo agirà con grandissima cautela, cercando una soluzione che tenga conto di tutti i punti di vista”. Detto fatto. Martedì scorso l’esame del disegno di legge è stato nuovamente rinviato da parte dell’aula della Camera e fissato per il prossimo lunedì, ma probabilmente slitterà ancora di due settimane. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo e, secondo quanto ha riferito il presidente dei deputati del Pd DarioFranceschini, “il governo ha annunciato un’azione emendativa significativa”.
Intanto, però, il vertice del premier Mario Monti con i leader dei partiti di maggioranza che sostengono l’esecutivo, Angelino Alfano (Pdl), Pierluigi Bersani (Pd) e Pier FerdinandoCasini (Udc), ha dato esito positivo per quanto riguarda l’accordo fra le parti politiche. Eanche Alfano sembra avere superato le resistenze iniziali, che lo avevano portato a fare saltare il vertice di due settimane fa.
Intanto il via libera alla proposta del governo (che è venuto incontro alle richieste del Pdl) per riformare la disciplina delle intercettazioni telefoniche, “tenendo conto delle iniziative dei gruppi parlamentari”. Un sì anche sulla responsabilità civile dei giudici. Il ddl anticorruzione sarà ampliato, in particolare nelle norme relative alla corruzione tra privati e alla revisione della pena. Il testo rimane ancora all’esame delle Commissioni giustizia e affari costituzionali della Camera.
Per quanto riguarda le modifiche al testo anticorruzione bisognerà aspettare ancora, mentre il Senato ha approvato all’unanimità il disegno di legge di ratifica della Convenzione penale sulla corruzione, siglata a Strasburgo il 27 gennaio 1999. “La Convenzione – così come ha avuto modo di dire la Severino – è soltanto lo schema in cui si dovrà operare, ma importanti saranno poi i contenuti. Quando si scriveranno le norme – ha aggiunto il Guardasigilli – il legislatore dovrà essere attento a creare fattispecie efficaci e nel distinguere tra fatti penalmente rilevanti e altri che non lo sono”.
Ma la soddisfazione per questo primo risultato dal Senato è ampia. “Riteniamo una vittoria enorme la ratifica ’secca’ – ci ha spiegato Donatella Piazza,assistente del senatore del PdSilvia Della Monica (componente della commissione permanente giustizia) – c’è stata una resistenza forte su questo tema per troppo tempo”. E, in effetti, fra gli interventi di Della Monica è da ricordare quello sulla convenzione di Strasburgo. Già nel corso della XIII legislatura, il governo Amato presentò il disegno di legge al Senato per la ratifica ed esecuzione civile sulla corruzione, riservandosi di presentare un disegno di legge per la ratifica della convenzione penale sulla corruzione.
Altri provvedimenti con il governo Prodi e poi con quello di Silvio Berlusconi non hanno di concreto inciso sul sistema delle leggi contro la corruzione. Dopo 13 anni, un primo risultato importante in linea con le disposizioni del Consiglio europeo ma che sarà incidente solo dopo il voto sulla corruzione alla Camera.
Nel disegno di legge del Senato anche “l’emendamento per la reintroduzione del falso in bilancio” – ha spiegato Piazza – della corruzione nel settore privato, la rivisitazione dei reati esistenti (quali appunto corruzione e concussione ndr). In sostanza l’obiettivo è alzare le pene, introducendo alcuni reati e misure preventive”. Dunque, da una parte – in linea con la convenzione europea – si chiedono pene più alte; dall’altra, l’introduzione di alcuni reati che garantiscano maggiore trasparenza soprattutto nella pubblica amministrazione.
Alla Camera però è tutto più difficile, tanto che i tempi per l’approvazione del ddl anticorruzione si dilatano ulteriormente. L’idea di una riforma in materia, che punti sulla rimodulazione dei reati, sulla responsabilità civile delle toghe, sui tempi di prescrizione e sulle intercettazioni ha bisogno di tempi forse troppo lunghi e oggi la polemica (anche fra i partiti che intanto presentano diversi emendamenti) si concentra su singoli processi piuttosto che sul valore dell’intera riforma della giustizia.
Per quanto riguarda il reato di concussione, sul quale tanto si sta dibattendo, il professore Michele Ainis ha spiegato – in un suo intervento pubblicato sul sito del ’Corriere della sera’, cosa cambierà e perché è così importante: “Non è affatto vero che abolendo l’articolo 317 del codice penale andremo tutti al ‘tana libera tutti’. Da 12 anni ce lo chiede l’Ocse, ma per la ragione opposta: perché fin qui il concusso (di regola un imprenditore) la faceva franca, apparendo al cospetto della legge italiana come vittima, anziché come complice e beneficiario del reato. E infatti l’accordo di maggioranza tende ad allargare la sfera dei comportamenti penalmente rilevanti, non a restringerla”.
E poi fa un esempio significativo: “Se oggi pago una mazzetta al manager di una fabbrica di scarpe in cambio dell’esclusiva sulla vendita, rischierò al massimo una causa civile di risarcimento verso i proprietari dell’azienda; con la riforma, viceversa, sia io che il manager finiamo diritti davanti al giudice penale. E se invece c’è di mezzo un’amministrazione pubblica? Niente concussione ma potranno farne le veci l’estorsione aggravata o la corruzione allargata. Cambia insomma la parola, non la cosa. Anzi, aumentano le pene edittali”.

(pubblicato su www.lindro.it)