Speciale Placido Rizzotto: un simbolo per tutti

(di Laura Aprati)
E’ arrivata la conferma.Ci saranno i funerali di Stato per Placido Rizzotto ,sindacalista,che la mafia uccise nel marzo del 1948.
Anni per capire che i resti, gettati in quella ciacca vicino Corleone erano i suoi. Poi la conferma. Sono di Placido quelle ossa. Allora la gente non si scioglieva nell’acido ma si gettava nelle buche su nelle montagne. L’europalrmaentare David Sassoli il primo a chiedere i funerali di Stato e poi tutti perché quell’uomo 64 anni fa è un simbolo e forse abbiamo bisogno di aggrapparci ai simboli.
Il nipote, che porta il suo nome, è a Genova con Libera. Ci risponde al telefono tra il vociare della folla giunta lì per ricordare le vittime delle mafie.
“Il desiderio della nostra famiglia era di ritrovare il suo corpo. Di dargli una tomba. Il ritrovamento dei suoi resti è la prova che la famiglia è stata vittima di un’ingiustizia. I suoi assassini sono stati assolti per insufficienza di prove nonostante il grande lavoro di Carlo Alberto Dalla Chiesa.Oggi finalmente abbiamo la verità su un pezzo di storia d’Italia che qualcuno ha voluto falsare. Mio zio è stato un simbolo anche per gli altri sindacalisti uccisi. I loro familiari che ci sono stati vicino si riconoscevano in questa vicenda”.

E cosa pensa dei funerali di Stato?
“Noi non ci avevamo mai pensato. La nostra idea era una celebrazione con i parenti la CGIL e la società civile. Questa notizia ci fa molto piacere perché questo vuol dire che non è morto invano. E io penso che il ritrovamento e soprattutto la conferma che fosse proprio lui è avvenuta in un momento delicato, in cui si mettono anche in discussione i diritti dei lavoratori. Dopo tanti anni lui è ancora un simbolo per i lavoratori. E’ una speranza anche per gli altri 42 sindacalisti scomparsi in quegli anni. Forse ci sarà giustizia anche per loro. E poi un segno è anche che quella morte è legata a uomini come Carlo Alberto Dalla Chiesa,Rocco Chinnici,Pio La Torre che ricorderemo qui a Genova.E forse adesso si potrà anche cambiare anche la legge che non riconoscei come vittima di mafia chi è stato ucciso prima del gennaio 1961 ”.

64 anni per scoprire la verità 64 anni di caparbietà di una famiglia che si è battuta perché Placido Rizzotto non cadesse nel dimenticatoio,non fosse uno dei tanti morto senza sapere perché e da chi. E come dice il nipote questo grazie a “tanti servitori leali dello Stato che sono un argine contro la deriva e la deviazioni di parti stesse delle istituzioni pubbliche”.

Una ciacca per tomba

(di Elisabetta Cannone)

La chiamano “il cimitero dei Corleonesi”, una montagna alta, impervia e pericolosa ricca di foibe e di vipere dove ogni passo puo’ essere l’ultimo. Perche’ cadere li’ significa morire. “Li’ nessuno ci cade per sbaglio”, racconta chi conosce bene il posto. Rocca Busambra e’ di fatto l’antenato dell’acido, il posto dove si pagavano gli sgarri, si consumavano le vendette, e l’impegno politico veniva messe a tacere una volta per tutte. E’ qui i corleonesi venivano portati e ammazzati. Ed e’ in una ciacca di Rocca Busambra, in un canale di scolo, che sono stati ritrovati i resti di Placido Rizzotto, il sindacalista Cgil scomparso il 10 marzo del 1948. Di lui, del suo impegno per le lotte dei contadini contro la mafia, oggi rimangono solo poche ossa: urna, bacino, femore. Ma anche il valore del suo coraggio. Ci sono voluti ben tredici mesi di duro lavoro, di ricerche e di scarpinate difficili fatte con bastoni contro le vipere e corde per scendere nelle ciacche prima di mantenere la promessa fatta al nipote, omonimo, di Placido Rizzotto: ritrovare luogo e corpo – o meglio i resti – del sindacalista ucciso. Le prime operazioni su quella montagna sono iniziate subito dopo la commemorazione del 2008. Giorni, settimane e mesi trascorsi per cercare di capire meglio quei posti, di studiare il territorio e intuire dove poteva essere il corpo. E’ l’aprile del 2009 quando finalmente si arriva alla svolta. Con l’aiuto di una persona del posto, si ha la conferma che in una precisa zona di Rocca Busambra ci sono i resti di Rizzotto. Si fa una prima discesa, si arriva alla profondita’ di 45-50 metri. E poi ancora piu’ in fondo: 120 metri. Un canale di scolo dove le pareti laterali scendono a dirupo. Li’ il primo ritrovamento. Si scendera’ ancora una seconda volta. Questa volta lo faranno gli uomini del Saf (Salvataggio alpinistico fluviale, ndr). Arriva quindi l’autorizzazione a continuare ed effettuare ricerche complete. Due giorni per tirare fuori le ossa, anche scavando nella terra. Le analisi di laboratorio diranno che quelle ossa sono sia di uomini che di animali. Da soma, per l’esattezza. Si scoprono anche i rifinimenti dell’animale, e perfino una moneta da 10 centesimi del 1948, che oggi avrebbe un valore di 1 euro. Tra quei resti umani la conferma che ci sono anche le ossa di Placido Rizzotto: bacino, urna, fibie. L’animale da soma sarebbe la conferma, invece, di quanto sospettato e cioe’ che il sindacalista sparito nel marzo del 1948 sia stato gettato li’ con il suo mulo.
Adesso finalmente Placido Rizzotto puo’ avere degna sepoltura, i suoi resti potranno essere ricordati dai parenti, ma anche da chi ancora in questo paese riconosce il valore e l’importanza del suo impegno sociale e politico.
Ancora sconosciuti, invece, i resti degli altri corleonesi ritrovati in quello stesso luogo e uccisi chissa’ quando.

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