Peppe ‘o barone, fine di una latitanza

(di Alessandra Barone)
Il boss dei Polverino è stato arrestato dopo sei anni di latitanza. Finisce in Spagna l’era di Giuseppe, detto “Peppe ‘o barone”, un criminale che non è solo il capo di uno dei clan più ricchi della camorra, ma soprattutto il cervello che per anni ha gestito indisturbato un impero da un miliardo di euro. Nonostante la sua assenza da Napoli, Giuseppe Polverino era temuto e rispettato, responsabiledi una organizzazione criminale che agisce in un territorio immenso che dalla collina dei Camaldoli scende fino a coprire i comuni di Marano di Napoli, Villaricca, Quarto, Qualiano fino a Pozzuoli.“Peppe ‘o barone” è stimato dai suoi (e non solo) perché è considerato un vero e proprio imprenditore di successo. Secondo il rapporto dei Carabinieri “Polverino nello scenario criminale campano si distingue proprio per la sua pervasiva capacità di infiltrazione nel mondo economico e imprenditoriale, per il monopolio nella produzione e distribuzione di prodotti alimentari (farine, pane, carni, uova, caffè) e di importanti attività nel settore delle costruzioni edili e del calcestruzzo”. Tutte attività sostenute grazie al riciclaggio del denaro proveniente dal traffico di stupefacenti tra Napoli e la Spagna meridionale.Il boss Polverino è stato arrestato martedì sera a Jerez de la Fronteradai carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli insieme a personale dell’Uco (Unidad Central Operativa) della Guardia Civil. Inserito nell’elenco dei ricercati di massima pericolosità, è stato bloccato insieme a un affiliato di spiccodel clan anch’egli ricercato, il 48enne Raffaele Vallefuoco. I due hanno tentato di evitare l’arresto mostrando una carta d’identità intestata ad altra persona, ma il tentativo è andato a vuoto. A Polverino e Vallefuoco, che erano ricercati in tutta Europa, i carabinieri hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea. Oltre 100 appezzamenti di terreni, 175 appartamenti, 19 ville, 141 tra box auto, negozi e magazzini. E ancora, 43 società tra cui alberghi, gioiellerie e aziende agricole oltre a 117 autovetture, 62 autocarri, 23 motocicli. E’ questo il tesoro che i carabinieri avevano sequestrato in via preventiva lo scorso maggio al clan Polverino. Tornato in Italia Giuseppe Polverino dovrà rispondere di numerose accuse: associazione mafiosa, estorsioni, usura, traffico internazionale di stupefacenti, spaccio di droga e riciclaggio dei proventi del clan.Gli investigatori negli ultimi mesi hanno lavorato molto sulla camorra operante nella zona di Marano, accertando l’esistenza di un patto tra i Polverino, i Nuvoletta e i Casalesi. Il sindaco di Napoli De Magistris ha detto che “Oggi è un giorno importante per la democrazia. Fondamentale, per vincere questa battaglia contro le mafie è la rivoluzione culturale di cui parlavano Falcone e Borsellino, la mobilitazione delle loro coscienze, la loro azione vigile e quotidiana”.