La seconda vita delle cose

(di Livia Parisi)

Quasi 33 milioni di oggetti rivendibili, al prezzo almeno di un euro ciascuno. Tanti potrebbero esser ricavati, in un anno, dai 54.000 cassonetti della capitale. E’ la stima del Centro Studi di Occhio del Riciclone, che ha condotto un’indagine sulla ricchezza nascosta nelle pattumiere della Capitale. Ma il discorso non è diverso nelle altre città italiane: quasi il 10% dei rifiuti urbani non ricilabili, potrebbero essere riutilizzati, dando così una mano alla risluzione di quell’Emergenza rifiuti per la quale l’Italia è stata bacchettata anche dall’Europa. Lo sanno bene, i rovistatori, rom e italiani, che passano al setaccio i cassonetti alla ricerca di oggetti da rivendere, un’attività che ha avuto un’impennata engli ultimi anni, complice l’alto tasso di disoccupazione e la crisi economica: tanto che il rovistaggio è diventato quasi un ammortizzatore sociale per le fasce più povere della popolazione…Ma resta, pure sempre, reato. Gli oggetti conferiti al cassonetto o in un’isola ecologica diventano proprietà privata dell’azienda incaricata di smaltirli. Il furto dell’ immondizia, in diritto penale, è previsto dall’art. 624 ai sensi del quale “chiunque si impossessa dell’immondizia mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé e per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a 526”.