Inquinamento industriale, il pericolo delle diossine

(da Greenaction Transnational)

La situazione dell’inquinamento ambientale di Taranto e Trieste è per molti aspetti simile. Due città-porto con forte presenza di impianti industriali a rischio in piena area urbana. Stabilimenti siderurgici, raffinerie, terminali combustibili, inceneritori, cementifici. Impianti i cui inquinamenti cumulandosi, determinano una situazione di degrado ambientale elevatissima con conseguenze pesanti sulla salute pubblica. Gli inquinamenti transfrontalieri causati a Trieste da Ferriera e inceneritore sono in questi giorni fortemente dibattuti. Ma mancano ancora dati completi e certi sulle effettive conseguenze ed estensioni di questi inquinamenti che interessano direttamente anche le confinanti Slovenia e Croazia. Un raffronto con quanto già emerso a Taranto dalle indagini sull’inquinamento dello stabilimento siderurgico Ilva è quindi utile per capire la portata del problema e la pericolosità di una situazione troppo spesso sottovalutata.

A spiegarlo è la dott.ssa Daniela Spera, responsabile del settore ‘Ecotossicità e salute’ in GreenAction, e dal 2011 consulente tecnico per le parti lese nell’incidente probatorio predisposto dal gip Todisco nell’ambito dell’inchiesta che vede indagati i vertici del siderurgico Ilva S.p.A, di Taranto, per l’ipotesi di reato di disastro ambientale doloso e colposo.

‘’La problematica Ilva è complessa. L’impianto presenta numerose fonti di emissioni incontrollate che contengono inquinanti di ogni genere. Particolarmente rilevante è la contaminazione da diossine che, per la loro natura persistente, generano il fenomeno del bioaccumulo ed entrando nella catena alimentare giungono all’uomo. Questo ha condotto a Taranto all’abbattimento di numerosi capi di bestiame e al divieto di pascolo nel raggio di 20 km di distanza dalla zona industriale. Tuttavia è prevedibile la contaminazione di territori anche piu’ distanti.
Le diossine possono persistere nell’ambiente per un periodo compreso dai 25 ai 100 anni. Ecco perchè anche un’esposizione prolungata a bassi livelli puo’ recare danni. Le diossine sono una famiglia di congeneri. Ognuna di esse ha una ‘impronta’ caratteristica che ci permette di risalire alla loro provenienza.
Le diossine sono cancerogene e possono provocare numerosi danni all’organismo. Interferiscono nei processi metabolici, nelle funzioni immunitarie e nello sviluppo del sistema nervoso centrale. È stato inoltre dimostrato che l’esposizione a diossine può provocare danni all’apparato riproduttivo ed endometriosi nelle donne. E’ inoltre un inquinante genotossico in quanto determina modificazioni genetiche che vengono trasmesse alle generazioni future.
Oggi le due perizie, chimica ed epidemiologica, sinergicamente hanno confermato che l’Ilva inquina e rappresenta comunque un serio pericolo per Taranto e per i dipendenti. L’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte.
Il settore siderurgico a ciclo integrale è, infatti, insieme all’incenerimento uno dei massimi responsabili della produzione di diossine. Recenti studi epidemiologici hanno anche rivelato la correlazione tra le patologie diossina-correlate e la presenza di inceneritori. Specie i vecchi impianti di incenerimento e questo tipo di gestione dei rifiuti in generale producono ingenti quantità di diossina.’’