Il giovane e i gattopardi

Il giovane e i gattopardi

Altro che foto di Vasto. Osservate con attenzione la foto di Palermo. Eccolo Fabrizio Ferrandelli il giorno dopo la vittoria. Incerta, a tratti presunta, forse addirittura in bilico, visto che dopo una nottata intera ancora non c’è quel vincitore certo delle primarie che Pierluigi Bersani, autore principe del disastro siculo, va cercando per offrirgli voti che non ha. Perché Fabrizio i consensi del Pd se li è già presi tutti. Ferrandelli si cura poco delle polemiche, dei “cento voti che ballano su 30mila” (ancora Bersani), dei ricorsi e delle “gravi irregolarità” denunciate dai suoi avversari. Non trema di fronte ad un possibile scenario da catastrofe napoletana. I brogli e gli inquinamenti del voto, Leoluca Orlando che per vendicare il suo onore e quello di Palermo veste i panni del Paladino di Francia, scassa tutto e scende in campo. “Perché noi sosteniamo e sosterremo la Borsellino”. Dall’alto dei suoi 31 anni e di una irrefrenabile spregiudicatezza politica, si proclama vincitore. Ha preso 9942 voti, distaccando di 138 schede Rita Borsellino con i suoi 9804 consensi, e lasciato al palo il rottamatore Davide Faraone (unico con tessera Pd), 7968 voti, e Antonella Monastra, 1707.
Fabrizio ha festeggiato tutta la notte in una piazza che si chiama Della Rivoluzione, ha cantato e brindato con i suoi. La mattina dopo è nel suo comitato elettorale circondato da telecamere e giornalisti. La foto è una lunga scrivania con lui al centro e accanto la bella faccia mediterranea di Rosario Crocetta. E’ l’ex sindaco antimafia di Gela, parla arabo e inglese alla perfezione, Cosa Nostra non ha mai archiviato il progetto di eliminarlo. E poi Sonia Alfano, dipietrista indipendente, parlamentare in Europa e icona dell’antimafia più radicale. Belle facce. Loro e il giovane che ha iniziato affascinandosi alle idee del partito umanista, si è fatto le ossa nelle periferie desolate dello Zen, ha organizzato centri di assistenza per migranti, aperto asili, stretto mani ruvide, e poi si è tuffato nella politica con Rita Borsellino, Orlando e Di Pietro. Gli amici di ieri diventati i nemici di queste primarie al veleno. Orlando lo voleva eterno secondo, lui ha rotto e ha fatto da solo. Di Pietro, Bersani, Vendola e Ferrero, hanno scelto la Borsellino, e lui ha tirato dritto. “Ha vinto un giovane, ha vinto il rinnovamento”, va ripetendo. Sapendo che si tratta di una illusione ottica. Perché qui siamo a Palermo e la foto, come un vecchio dagherrotipo magico, ti rimanda sullo sfondo l’immagine di un fantasma, quello dell’eterno, intramontabile Gattopardo siciliano. Tutto è possibile, tutto si tiene, tutto si può fare, tutti possono stare con tutti. E così dietro al giovane con la cravatta e il sorriso del vincitore, spunta Totò Cardinale, un passato da Dc manniniano, poi mastelliano dell’Udeur, ministro e parlamentare fino al 2008, quando si produsse nel gesto della vita. Fece largo ai giovani e ottenne dal rinnovatore Veltroni la candidatura della figlia Daniela. E appaiono Antonello Cracolici, ex funzionario del Pci di lungo corso, e Beppe Lumia. Anche lui ha le stimmate dell’antimafia, ma ora è tra i sostenitori più convinti del governatore Raffaele Lombardo. Tutto si tiene, i discorsi sulla legalità e i guai di Lombardo, sul cui capo pende ancora una inchiesta per voto di scambio con alcuni boss mafiosi di Catania. E allora vale la pena tentare di capire e parlare con Rosario Crocetta. “Fabrizio è un ragazzo del popolo che si è fatto le ossa in periferia, è un rinnovatore”. Indichiamo Totò Cardinale, Lumia, Cracolici, gli sponsor del governo Lombardo. I “pupari”. Crocetta si sdegna: “Io non appartengo a questo sistema di potere e Fabrizio non è un pupo, se pensano di poter tirare i fili e muoverlo come vogliono si sbagliano. Ferrandelli da sindaco farà di testa sua”. Beppe Lumia, a telecamere accese, chiede la testa di Pierluigi Bersani. “Ha vinto la politica e l’antimafia”, ripete. E la Borsellino, non è l’antimafia? “Sì, certo, ci mancherebbe, ma è un’antimafia da anni Novanta che non riusciva a coniugare legalità e sviluppo, che si oppose alla costruzione della metropolitana a Palermo. Fabrizio invece il metrò lo vuole”. Antonello Cracolici è nervoso, invita il segretario del suo partito, Giuseppe Lupo, a dimettersi e intanto manda a dire ad un giornalista che lo ha bollato come “cacicchio” che “se lo incontro gli sputo pure in faccia”. Cacicchi a Palermo, in flessibili rinnovatori a Roma. Funziona così. E pure bene. Ma c’è da dire che Cardinale, Lumia e Cracolici sono gli autori di una operazione politica raffinatissima. Tenere insieme il volto pulito di un trentenne giustamente ambizioso, le sue parole nuove e ammalianti, il voto giovane che lo ha circondato, con il peggiore milazzismo degli anni Duemila. Le stanze chiuse di Palazzo D’Orleans per gli accordi con Lombardo e le periferie dello Zen, il sottogoverno e i circoli dei tamil, l’eterno sogno di Palermo capitale del Mediterraneo e la spesa pubblica. Un capolavoro apprezzato dal Terzo Polo. “Ferrandelli è la migliore espressione della sinistra”, manda a dire Gianfranco Micciché. “E’ molto probabile che almeno 10mila votanti che hanno partecipato alle primarie non fossero di centrosinistra”, buttà lì Raffaele Lombardo. Chiediamo ancora lumi a Fabrizio Ferrandelli. “Micciché? Chiedete a lui”. Con chi andrete al ballottaggio? “Decideranno i partiti della coalizione, io sono il candidato di tutto il centrosinistra”. Ha sentito Di Pietro? “Lo sentirò”. E Orlando? “Forse mi ha chiamato per complimentarsi, ma il mio telefono era occupato”.
Tace Rita Borsellino e aspetta il conteggio definitivo delle schede. “Non sarebbe politicamente corretto parlare prima”, sono le uniche parole che concede ai giornalisti. Ma i suoi contano e ricontano i voti. A Rita non sono andati molti consensi giovanili, sono mancati i voti di molti elettori del Pd che hanno vissuto la sua candidatura come una imposizione romana. Ma a bruciare di più sono i 1707 voti presi da Antonella Monastra, ginecologa e consigliere comunale eletta in “Un’altra storia”, le liste della Borsellino. “Se Rita e Antonella si fossero parlate…”, dicono malinconicamente ora i suoi.
(pubblicato su Il fatto Quotidiano del 6 marzo 2012)