Gioia Tauro è con Fabrizio dopo la sua storia d’amore fatale

Un lungo corteo e un grande messaggio di speranza e solidarietà. A sfilare in Calabria per le vie di Melicucco, ieri sera, oltre cinquecento persone, tutte con la maglietta bianca e la scritta “Io sono Fabrizio”. La fiaccolata è stata organizzata da chi non è rimasto indifferente alla scomparsa del giovane elettrauto di Gioia Tauro, Fabrizio Pioli. Una vicenda drammatica che ha scosso la città e i cittadini che non si vogliono rassegnare, che non vogliono più tacere, che non hanno ancora perso la speranza. Di Fabrizio, 38 anni e una vita ancora davanti, non si hanno più notizie dal 23 febbraio scorso, quando a bordo della sua Mini Cooper nera avrebbe dovuto raggiungere Melicucco per incontrare Simona, la donna con cui – secondo quanto appreso in questi giorni – il giovane aveva una relazione, anche se lei era sposata. Fabrizio non è mai rientrato a casa dopo quell’appuntamento. Al momento Domenico Napoli (fratello della ragazza) si trova in carcere, mentre suo padre, Antonio è latitante. Il sospetto è che il fratello 22enne della ragazza abbia ucciso Fabrizio, l’amante della sorella, mentre il padre lo abbia aiutato ad occultare il cadavere. Per tale motivo gli inquirenti hanno subito parlato di “delitto d’onore”. Una verità che la comunità di Gioia Tauro non riesce ad accettare, così come la famiglia del 38enne scomparso che, ieri, era presente alla manifestazione per chiedere aiuto, per lanciare ancora una volta l’appello che in questi giorni è rimasto inascoltato: “fateci trovare Fabrizio”. Insieme al padre Antonio, anche le sorelle di Fabrizio, Romina e Simona. L’assoluto silenzio che ha contraddistinto il corteo è stato spezzato dall’urlo degli amici del giovane che alla fine della sfilata hanno detto a gran voce “Io sono Fabrizio”. Le luci delle fiaccole hanno illuminato le strade di un paese deserto a quell’ora. La comunità di Melicucco, nonostante le tracce del giovane si siano perse proprio nel piccolo centro della Piana di Gioia Tauro, non c’era. Non si è unita al corteo. Vi ha preso parte solo il primo cittadino, Francesco Nicolaci con il sindaco di Gioia Tauro Renato Bellofiore e di Polistena, Michele Tripodi, l’assessore provinciale Rocco Sciarrone e l’assessore comunale di Rosarno, Francesco Bonelli. Il referente di Libera per la Calabria, don Pino De Masi ha detto che “serve maggiore impegno per costruire cammini reali di liberazione da traghettare verso la normalità. Adesso – ha aggiunto il vicario della diocesi di Oppido-Palmi, chi sa e non parla si metta una mano sul cuore e dica come sono andate le cose”. La verità non è così lontana anche se nessuno in questo momento è in grado di aiutare gli inquirenti a ritrovare il cadavere e alleviare le pene della famiglia di Fabrizio. Simona, nelle ore successive alla scomparsa si sfoga così con la madre: “Se lo trovano morto faccio sì che non veda più la luce del sole, non ti preoccupare”. Lei è stata già interrogata dai carabinieri e il suo racconto era lucido. Simona invita Fabrizio ad andare via di corsa, quando si accorge che la macchina del giovane era stata riconosciuta sotto la sua abitazione: “Siamo usciti insieme prendendo ciascuno di noi il proprio veicolo. Dietro ci sono venuti i miei genitori. Ho visto mio padre uscire di corsa di casa ed entrare nel Fiorino. Io ho preso la direzione verso il paese. Fabrizio verso la superstrada. Per mio padre era una cosa gravissima averlo visto uscire da casa mia. Mia madre si è fermata davanti casa mia con la sua Fiat Panda io mi sono diretta all’asilo a prendere mio figlio. All’imbocco della strada di Rosarno ho visto il fiorino di mio padre e la minicooper di Fabrizio e loro due litigare. Mio padre mi ha visto passare e ha fatto il gesto di fermarmi, allargando le braccia. In quel momento ho notato che nella mano destra aveva la pistola”. Il padre teneva abusivamente quella pistola in casa. “La teneva all’interno di una gallina. Mio padre è stato condannato per tentato omicidio e denunciato per associazione mafiosa e ricettazione”. Quando la famiglia viene convocata dai carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, nessuno poteva sapere che erano state installate delle telecamere che hanno registrato alcuni dialoghi importanti. “Iu u cercanu u terrenu pum u iettanu”, (trad. sono andati a cercare il terreno per gettarlo). In quella stanza in caserma ci sono i marito di Simona, Vincenzo (rientrato da Como dove vive per lavoro) e Domenico Napoli. Nell’altra ci sono Simona e la madre. Il dialogo tra Domenico e Vincenzo è breve ma intenso. Si capisce che i due parlano del padre di Simona che è andato a trovare un posto per occultare il cadavere, forse aiutato da altre persone. Simona è invece arrabbiata perché si rende conto che può essere successo qualcosa di grave. Lei, la figlia che non ha accettato i consigli di una famiglia ‘rispettata’ in paese, non poteva permettersi mai di fare quello che le passava per la testa. Ha portato tanto “disonore” alla famiglia per la sua decisione di frequentare un altro uomo, tradendo il marito e magari pensando di poterlo lasciare quando voleva. Nessuno ‘estraneo’ può toccare le donne di una famiglia ‘per bene’, questa è la regola. Il bel Fabrizio ha pagato caro la sua storia d’amore. Dopo la fiaccolata di solidarietà e giustizia di ieri sera, questa mattina la Piana si è svegliata registrando l’ennesimo omicidio: un agguato nelle campagne di Oppido Mamertina è costato la vita a Domenico Bonarrigo, bracciante agriolo di 45 anni. L’uomo è stato raggiunto da numerosi colpi di fucile ed è morto subito dopo il ricovero nell’ospedale cittadino. Per gli inquirenti l’agguato rientrerebbe in una vendetta negli ambienti della criminalità organizzata.

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