Genova: aspettando Libera

Data 17 marzo 2012 luogo Genova. E’ qui che Libera ha deciso di ricordare le vittime delle mafie.
La data coincide con quella dell’unità d’Italia e non deve essere un caso questa scelta. Da Genova,da Quarto, partirono i Mille di Garibaldi,una spedizione che fu uno dei tasselli proprio dell’unità del nostro Paese.. Ed è a Genova che sbarca Libera per ricordare tutte le vittime della mafie e a ricordare che l’Italia intera, e non solo una sua parte, è stritolata nella morsa della criminalità organizzata. Ogni anno 300 miliardi di euro vengono sottratti alle casse dello Stato: circa 130 sono il fatturato delle mafie altri 170 rappresentano la corruzione e l’evasione fiscale. Una dotazione che coprirebbe quasi 10 finanziarie!Una miniera che invece di produrre per molti produce solo per pochi.
E la Liguria non è immune da questa malattia che sta dissanguando l’Italia intera.Due i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose:Bordighera e Ventimiglia. In Liguria le organizzazioni mafiose sono interessate alla conquista di mercati di riferimento logico-strategici per la gestione di traffici illeciti ancor più del controllo del territorio. Tanti sono gli esempi tra cui citiamo quello riportato nella relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia riguardante una famiglia siciliana evidenzia “proiezioni finanziarie e imprenditoriali della nota famiglia mafiosa nel settore della cantieristica navale ligure, segnatamente presso gli impianti di La Spezia dove operano,allo stato nei settori degli appalti, dei subappalti e dell’indotto, alcune società riconducibili a soggetti legati ad esponenti della citata famiglia di Cosa Nostra”.

Nel Nord Ovest del Paese le mafie non si accontentano più di spazi residuali.Vogliono gestire e dettare legge. Sanno di essere forti economicamente e vogliono essere lì dove ci sono i gangli vitali, li vogliono inquinare tanto da diventare essi stessi parte del sistema legale. Sono all’attacco, stringono i rapporti politici, tessono tele da cui è poi difficile uscire. Usano la crisi come un grimaldello per scardinare il sistema e sostituirlo con la propria legge a danno dei cittadini onesti.
L’allarme è forte tanto che Claudio Giardullo, segretario generale del SILP CGIL della Polizia, dice “La Liguria non è un’isola felice”.
Ma il dato più critico viene da una dichiarazione di Anna Canepa, magistrato della DNA, che afferma “I problemi relativi alla criminalità in Liguria hanno purtroppo interessato anche i settori della magistratura”.
La zona grigia, quella delle collusioni e compiacenze, quella che Don Luigi definisce l’area della legalità sostenibile prende sempre più il sopravvento.E’ sempre più liquida ed entra dovunque. Dice sempre Don Luigi dobbiamo batterci contro l’indifferenza . Servono giustizia sociale, lavoro, servizi. “Questa battaglia è una sfida culturale” ricorda sempre quel prete dallo sguardo limpido e diretto. Lui che è emigrato dal suo Friuli a Torino, che ha vissuto i disagi degli ultimi. Che sa cosa è la sofferenza. Solo la sua tenacia, montanara, hanno fatto si che nel 1996 ci fosse una legge che permettesse l’utilizzo sociale dei beni confiscati. 1 milione di firme raccolse allora e a marzo ha portato al Presidente Napolitano 1 milione e 200 mila cartoline raccolte per la campagna “Corrotti per il bene comune restituiscano cio’ che hanno rubato”.La convenzione di Strasburgo è stata approvata al Senato ma adesso aspettiamo tutti, con Don Luigi, una legge contro la corruzione che sia un vero contrasto al malaffare.