Spampinato denuncia la solitudine dei giornalisti minacciati

Alberto Spampinato fa una analisi chiara e completa rispetto al problema delle minacce ai giornalisti e della mafia che piano piano ha risalito la Penisola, infiltrandosi anche al Nord. Nulla va lasciato al caso se si vuole capire il fenomeno mafioso e intervenire per contrastarlo, ognuno con i propri mezzi. Il direttore di Ossigeno per l’Informazione e consigliere della Fnsi, durante il convegno ‘I giornalisti con Giovanni Tizian’ che si è svolto a Bologna alla Sala Farnese di Palazzo D’Accursio, chiede com’è stato possibile che la mafia si sia diffusa prepotentemente al Nord, in silenzio, senza suscitare allarme. Magari il problema è stato per lungo tempo sottovalutato. Ecco che le inchieste di alcuni giornalisti come Tizian, diventano scomode. Ma oltre all’analisi, Spampinato si è concentrato sui rimedi: “iniziative possibili e realizzabili per arginare il diffondersi dell’infezione”.
Di fronte a qualsiasi infezione – si legge nel lungo intervento di Spampinato pubblicato da Ossigeno per l’informazione – la prima cosa da fare è fornire ai cittadini gli elementi per conoscere il morbo, i metodi con cui si diffonde, la profilassi per evitare il contagio. Ecco il compito delle istituzioni e il ruolo dei giornali e dei giornalisti. Il loro compito non è facile quando le notizie che devono trattare sono sgradite a personaggi potenti, a criminali in grado di intimidire e fare ritorsioni. Di fronte a questi personaggi i giornalisti provano la stessa paura che chiude la bocca ai testimoni e alle vittime”.
Una paura che a volte che è ancora più forte quando i giornalisti vengono lasciati da soli. Una delle soluzioni, per Spampinato, è evitare l’isolamento e fare gioco di squadra. Un giornale, in sostanza, può fare in modo che ad esporsi non sia il singolo giornalista, quando tratta determinate notizie, ma tutta la redazione. “E moltissimo ancora si può fare – prosegue Spampinato – rendendo concreta la solidarietà nei confronti dei minacciati, di tutti i minacciati, giornalisti, imprenditori, funzionari pubblici, professionisti, amministratori. È necessario perché la solidarietà – quella concreta ribadiamo noi – è la vera arma di difesa che rende forti i deboli e li fa vincere”.
I mafiosi sanno benissimo quanto sia importante il ruolo della stampa, della stampa libera. Ed è per questo motivo che i giornalisti spesso diventano un bersaglio fin troppo facile: da Nord a Sud, dove ci si scontra con una realtà ancora più dura. Spesso, come chiarisce anche Spampinato, solo qualche giornale racconta scrupolosamente la cronaca politica. Notizie sgradite che riguardano personaggi pubblici. Questo spesso diventa uno scoop di pochi e quei pochi saranno nel mirino dei boss. “Di solito diventa pericoloso quando un giornalista pubblica una certa notizia e gli altri stanno a guardare, fingono di non saperne nulla, colpevolizzano e isolano l’autore dello scoop. Un giornalista isolato è facilmente esposto a minacce e ritorsioni. È facile che sia intimidito, minacciato, citato per danni o che passi altri guai”.
Altra cosa importante per Spampinato è la solidarietà concreta. Spesso accade che oltre al comunicato stampa non si faccia più nulla per fare sentire il giornalista colpito meno solo. E questo accade per diversi motivi, primo fra tutti “le partigianerie dure a morire che inducono molti a pensare che la loro solidarietà spetti solo agli amici più stretti, ai compagni di cordata, di partito, di corrente, ai giornalisti della stessa testata. È un atteggiamento che indebolisce i giornalisti onesti e perciò bisogna tentare di superarlo”.
Ci sono anche altre forme di intimidazione. Come le denunce, le citazioni per diffamazione per cui il giornalista rischia il carcere. Una situazione assurda quella che avviene in un Paese che da questo punto di vista è rimasto fermo a vecchi schemi e ideologie. Fatto sta, che come testimonia il rapporto di Ossigeno, i casi di giornalisti minacciati crescono in maniera esponenziale, di anno in anno. A breve il rapporto di Ossigeno 2011-2012 illustrerà una situazione allarmante con: una diffusa presenza della criminalità organizzata; gli affetti della legge “arcaica” sulla diffamazione a mezzo stampa, sul segreto professionale e sul risarcimento danni; l’impunità quasi assoluta per chi, con la violenza o con palesi abusi di diritto, impedisce a un giornalista di informare l’opinione pubblica; l’elevata dipendenza dei giornali dai finanziamenti pubblici; la struttura editoriale che in genere è affidata a imprenditori che spesso hanno altri tipi di interessi economici; la concentrazione delle risorse pubblicitarie e della proprietà editoriale dell’emittenza televisiva in poche mani. Senza dimenticare la diffusione del lavoro giornalistico precario, altro grande problema soprattutto per i giovani senza tutela pagati pochissimo e spesso anche in pericolo.
Tutto ciò, naturalmente, contribuisce ad accentuare la mancanza di una stampa libera e nega ai cittadini il diritto di essere informati. Giornalisti come Tizian, che sono costretti a vivere sotto scorta, vanno sostenuti, incoraggiati, aiutati. Come lui tantissimi altri che rischiano la vita ogni giorno senza nessuna garanzia. Dunque, per Spampinato, parallelamente al lavoro contro la mafia, bisogna preoccuparsi di proteggere i giornalisti minacciati. Basti pensare che, come dimostra il rapporto di Ossigeno, solo nel 2011 si sono registrati 324 casi di intimidazione a giornalisti, in diverse forme. L’attacco è alla libertà di stampa e ci coinvolge sicuramente tutti.