Palermo, primarie del centrosinistra: Partito democratico spaccato nel tutti contro tutti

Dopo anni di centrodestra al governo la città è allo stremo, ma per scegliere il candidato sindaco la coalizione ‘sfidante’ è attraversata da lotte intestine e colpi bassi. Rita Borsellino: “Alla rissa non ci sto”. Gori e Renzi sponsor del ‘rottamatore’ Faraone

Per capire cosa sta succedendo sotto il Monte Pellegrino bisogna aggrapparsi disperatamente a un libro, “Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo”, si intitola. Lo ha scritto Roberto Alajmo e raccoglie decine di storie di palermitani, simpatici ma un po’ matti. Perché solo la follia può spiegare la lotta feroce che sta dilaniando Pd e centrosinistra per la scelta del candidato che dovrà tentare di strappare il Comune al centrodestra e ai comitati d’affari. Breve riepilogo. A maggio si vota e il centrosinistra ha la possibilità di vincere. Palermo è allo stremo, indebitata fino al collo. Diego Cammarata, una volta pupillo e “pupo” di Gianfranco Micciché, ha scelto il metodo Schettino. Si è dimesso prima del tempo, prima di assistere al crollo del suo sogno. “Palermo città cool”, aveva promesso dieci anni fa.

Oggi i cumuli di “munnizza” ingrassano gabbiani e topi nei quartieri della periferia. Le aziende per la raccolta rifiuti non hanno più un cent, dopo che milioni di euro sono stati dissipati in fantasiose iniziative nell’Africa del nord accompagnate da quelli che qui chiamano “i bagordi di Dubai”. Cene da 800 euro a cranio e notti in suite da favola allo Sheraton, il pozzo senza fondo. Delle grandi opere pubbliche promesse – il passante per punta Raisi, il tram e la metropolitana leggera – neppure l’ombra. Cammarata fugge e il Pdl è alle corde, schiacciato dal Grande Sud di Gianfranco Micciché, dal Terzo Polo e dal Mpa di Raffaele Lombardo. Tanto che Angelino Alfano, ieri è volato a Palermo e ha indossato il saio del penitente. “Se Gianfranco non vuole le primarie, noi non le faremo, il nostro obiettivo è allargare l’alleanza”. Angelino sa che qui si gioca tutto, ma sa anche che i tempi d’oro del 61 a 0 sono ormai un ricordo del passato.

E il centrosinistra che fa? “Da quando qualcuno – scrive sul suo blog lo scrittore Alajmo – ha immaginato che perfino a Palermo si può vincere, si sono scatenati gli istinti peggiori”. Analisi lucidissima e drammaticamente vera. Il 4 marzo si vota per le primarie e il Pd va in mille pezzi, si frantuma Italia dei Valori. Ma il dato più drammatico è che si spacca il fronte degli uomini e delle donne che in questi anni sono stati i simboli della lotta alla mafia. Rosario Crocetta e Sonia Alfano appoggiano Fabrizio Ferrandelli, tessera Idv in tasca, insieme all’ex presidente dell’Antimafia Beppe Lumia e all’ala del Pd che sostiene il governo regionale di Raffaele Lombardo. Leoluca Orlando, invece, si batte per Rita Borsellino. La ginecologa Antonella Monastra, attivissima sul fronte sociale, corre per conto suo. Sull’altra sponda Davide Faraone, deputato regionale e “rottamattore”.

Per sostenerlo ieri è sceso a Palermo Matteo Renzi. Un teatro e un palco un po’ Big-Bang e un po’ Celentano (una panchina verde, un bidone di benzina al centro e un tavolo scarno), il tutto ideato da Giorgio Gori, in città da giorni. E altre dosi di veleno portati da Firenze. Renzi gioca a Palermo la sua partita nel Pd. Per lui la Borsellino è “incoerente. Si fa bandiera della società civile ma poi ha dietro gli apparati di partito. Che tristezza!”. Faraone, 35 anni, ha parole di fuoco per il suo partito. “Sono l’unico candidato con la tessera del Pd, queste primarie sono un guerra civile, un congresso di partito camuffato. In ballo c’è l’alleanza con Lombardo. Gli altri candidati? Due pupi. Ferrandelli di Cracolici e Lumia, la Borsellino voluta da Bersani. Come finirà? Male, perché non è detto che chi vincerà le primarie avrà l’appoggio degli altri candidati”.

E Giù colpi bassi, come quello, sferrato da Faraone e Renzi, sui finanziamenti del Pd. “Bersani ha dato 40 mila euro alla Borsellino, ho le prove”. Se non basta questo a dar il quadro di primarie avvelenate sentite l’altro candidato, il trentunenne Fabrizio Ferrandelli. “Palermo non può avere un sindaco come la Borsellino, qui il lavoro da fare sarà durissimo, troppo per una persona di 67 anni”. Toni sprezzanti. “Affatto, Rita la rispetto, ma lei e Leoluca Orlando appartengono ad un’altra stagione. Orlando è impazzito quando mi sono candidato, perché lui non permette a nessuno di crescere. Mi accusano di essere sostenuto dall’area del Pd che sostiene Lombardo, ma non esiste un Pd antilombardiano. Faraone da deputato regionale è con la maggioranza”.

Ferrandelli è appoggiato anche da Sonia Alfano. “Non capisco queste primarie avvelenate – dice l’europarlamentare eletta in Idv -. Rita è una persona perbenissimo, a settembre avevo sostenuto la sua candidatura scontrandomi anche con Orlando, poi ho notato che la cosa non era gradita. Stiamo scegliendo tra il meglio e nessuno dica che Ferrandelli è il pupo di quella parte del Pd filo-lombariana, Cracolici e Lumia sono gli stessi che hanno votato per la Borsellino alle europee”. Rotture anche nel partito di Di Pietro, perché Luigi de Magistris, invece, si schiera con Rita Borsellino. “Ha il mio appoggio massimo, la sua storia, il suo spessore civile, l’affetto che mi lega alla sua famiglia me lo impongono. La sua candidatura rappresenta un doppio segnale di cambiamento, perché è una donna e perché la legalità e la lotta alla mafia sono il suo grande dna civile”. Tutti si agitano, Rita Borsellino è tranquilla. Sorride dai manifesti e lo fa di più dal vivo. “Non mi faccio trascinare nella rissa, le primarie dovrebbero essere un confronto tra gente che ha identici valori e obiettivi. Evidentemente non è così. Io sto facendo una battaglia per Palermo, altri non so. Lo scontro non è sulle alchimie delle alleanze, Lombardo rappresenta una concezione della politica e del governo che non è la mia, e non è quella che può rinnovare Palermo e la Sicilia”.

(pubblicato su IL Fatto Quotidiano del 19 febbraio 2012)