La Calabria ricorda il giudice Scopelliti

Il Ministro della Giustizia, Paola Severino, ha partecipato alla cerimonia di intitolazione dell’aula bunker del Tribunale di Palmi, al giudice ucciso dalla ‘ndrangheta, Antonino Scopelliti. La sua visita in Calabria è servita a riaccendere i riflettori sulla scomparsa del magistrato calabrese assassinato nel 1991. Quel magistrato che fu lasciato ’da solo’ senza la scorta quando fu ucciso, nonostante impegnato in prima persona nel maxiprocesso.
Anche le indagini sul suo omicidio, infatti, vennero condotte in silenzio e non è mai stata fatta piena luce sul caso. Tanto che pochi conoscono la figura di un uomo onesto, che probabilmente aveva scoperto qualche verità ‘scomoda’. Il giudice Scopelliti, era calabrese ma si stava occupando di Cosa nostra. Fu ‘giustiziato’ dalla ‘ndrangheta che probabilmente aveva raggiunto un accordo con la mafia siciliana. Il clamore dei primi mesi dopo il suo omicidio divenne sempre meno forte fino a scomparire. Il suo caso fu dimenticato così come finì nel dimenticatoio la figura di un magistrato serio, sempre lontano dai riflettori. Proprio quella serietà gli è costata la vita.
A distanza di molti anni da quel caldo agosto del ’91, lo Stato tenta di recuperare e ridare il giusto riconoscimento ad un uomo che tanto ha fatto nella lotta alla criminalità organizzata. La targa che porta il suo nome all’ingresso dell’aula bunker rappresenta certamente un primo passo importante. In quell’aula, peraltro, si stanno svolgendo altri processi contro la ‘ndrangheta, fra cui ’All Inside’, che vede alla sbarra il clan dei Pesce. La cerimonia di intitolazione dell’aula ad Antonino Scopelliti è nata da una proposta del procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo.
La figlia, Rosanna Scopelliti (presente alla manifestazione), ha affermato: “la toga che mio padre indossava era la sua seconda pelle, ce l’aveva cucita addosso”, per ribadire l’impegno del magistrato. In un certo senso, nella giornata di lunedì, la Calabria si è voluta scusare con il giudice, per averlo dimenticato troppo presto. La sala era gremita e piena è stata la partecipazione di politici, autorità civili e religiose.
Il Ministro Severino ha fatto il suo ingresso assieme al procuratore capo di Palmi, Creazzo; il presidente del Tribunale, Maria Grazia Arena; il procuratore di Reggio Calabria, Salvatore diLandro; il presidente dell’Ordine degli avvocati di Palmi, Francesco Napoli; l’ex capo della Procura di Reggio ( da poco nominato procuratore di Roma) Giuseppe Pignatone; il procuratore aggiunto Michele Prestipino; il presidente dell’associazione nazionale magistrati, Luca Palamara; oltre ai rappresentanti politici fra cui, il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti; il presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico; il presidente della Provincia di Reggio, Giuseppe Raffa, il commissario prefettizio di Palmi, Antonia Bellomo. Alla manifestazione anche il numero uno della Procura nazionale antimafia, Pietro Grasso.
“Significativo è il segnale che Palmi sta dando, ai calabresi e all’Italia tutta – ha detto la figlia del giudice, Rosanna – intitolando alla memoria di mio padre un’aula simbolo della giustizia. Oggi si parla di ‘ndrangheta ma non di mio padre. Non si parla di quel patto di sangue tra Cosa nostra e ‘ndrangheta che ha ucciso mio padre. E mentre nel versante siciliano molto è stato fatto per portare alla luce ciò che c’era dietro la morte dei giudici Falcone e Borsellino, in Calabria il delitto che ha visto protagonista mio padre è stato sepolto sotto quintali di polvere e omertà”. Parole molto dure, nonostante la commozione, quelle di Rosanna Scopelliti che ha aggiunto: “lui diceva sempre che dietro ogni criminale c’è un uomo sbagliato. Mio padre non era un eroe e sono sicura che non avrebbe accettato questa definizione, come non l’avrò accettata io fino a quando non saranno rese verità e giustizia sulla sua morte”.
Il Ministro, da parte sua, ha voluto sottolineare che con l’iniziativa che si è svolta a Palmi si è tentato di “risarcire la famiglia”. “È difficile combattere la criminalità in terre dove essa è radicata negli ambienti familiari – ha proseguito – con l’iniziativa di oggi si è scelto di portare a casa la memoria di un magistrato vittima della sua terra. Oggi possiamo dire di aver risarcito in parte la famiglia, scusandoci davanti al torto dell’oblio. Scopelliti era un giudice tanto sconosciuto ai più quanto conosciuto ai colleghi, ed era ben conosciuto dai suoi assassini. Oggi da qui deve partire l’invito a coltivare insieme il vizio della memoria, perché lo Stato deve preservare chi svolge ruoli delicati come quello degli inquirenti e dei giudici.La sobrietà dei familiari è segno tangibile della validità dei valori su cui Scopelliti ha basato la sua professione e ha costruito la sua famiglia”.
Subito dopo il Ministro, nella sua giornata calabrese, è andata a Reggio per la consegna ufficiale del Comune al Tribunale, di alcuni locali confiscati alla cosca Libri che saranno utilizzati come depositi di corpi di reato. “Con l’aggressione dei beni ai mafiosi – ha spiegato il Ministro – si è aperto un circolo virtuoso in cui le misure di prevenzione generano una ricchezza con la quale lo Stato può combattere la criminalità organizzata. Le misure di prevenzione patrimoniale sono anche un segnale importante, non solo perché fanno riacquistare alla disponibilità collettiva il provento di illeciti reimpiegato in attività apparentemente lecite, ma anche perché generano ricchezza pubblica. Se riusciamo adautoalimentare le risorse dello Stato avremo anche risolto i problemi di necessaria implementazione delle forze. Siamo passati da un giro vizioso a un giro virtuoso. Ci sarà una giustizia che produce da sola il proprio reddito e le proprie capacità di mantenersi, di evolversi e di migliorare la qualità del servizio”.

(pubblicato su www.lindro.it)