Lorenzo Calogero, poesia in multimedia

Negli anni ’80, Carmelo Bene – uno degli artisti più poliedrici nella storia del teatro – aveva espresso il desiderio di dedicare un recital al “più grande poeta italiano del ‘900”. Ma prima di lui, Giuseppe Ungaretti affermava: “Con la sua poesia, ci ha diminuiti tutti”. Fino alla fine degli anni ’60, molti articoli della stampa nazionale si riferivano a Lorenzo Calogerocome il ’nuovo Rimbaud italiano’ mentre cresceva l’ammirazione di Luzi, Montale e, in generale, della critica italiana e straniera. L’incarnazione del poeta maledetto si è per un certo periodo accostata all’immagine che Calogero ha lasciato di lui. Una vera scoperta dopo la pubblicazione postuma delle sue opere nella collana ’poeti europei’ a cura di Roberto Lerici editore e Giuseppe Tedeschi.
Da circa 10 anni, però, la ricerca e lo studio sulle opere e sulla vita del poeta che fece scoppiare in Italia il ’caso Calogero’ si sono fatti più insistenti, grazie all’impegno del gruppo sperimentale Villanuccia, che ha a cuore la lettura e la diffusione della lirica calogeriana. A 100 anni dalla nascita e 50 dalla scomparsa del poeta calabrese (avvenuta il 25 marzo 1961), è stato portato a compimento un vero e proprio percorso di sperimentazione artistica con l’obiettivo di realizzare diverse operazioni creative, compresa un’opera teatrale, come chiave di lettura della lirica calogeriana, per accompagnare lo spettatore verso il mondo immaginifico della sua poesia. E niente, in questo viaggio sperimentale e sempre nuovo, può essere lasciato al caso.
A partire dal nome del gruppo che si occupa dello studio di Calogero. Villa Nuccia, è sempre un nuovo punto di partenza e di arrivo, perché legata ai continui ricoveri del poeta presso la casa di cura di Catanzaro. Calogero si è fatto consumare dalla voglia di pubblicare le sue opere, da una professione che non gli piaceva, come quella del medico, ma che continuava faticosamente ad esercitare dopo che le grandi case editrici gli hanno brutalmente sbattuto la porta in faccia. Gli amori finiti e quelli mai cominciati ma, soprattutto, l’incomprensione verso il Calogero (poeta con tutto quello che implicava la poesia) l’hanno portato a tentare più volte il suicidio, idea che la sua nevrosi coltivava disperatamente. Ma nemmeno questo ha mai frenato la voglia di raccontarsi analiticamente.
Tutti questi stati d’animo, questa rabbia, la voglia di riscatto, l’incomprensione, la depressione, il turbamento, l’amore, la passione, la morte, i suoi studi scientifici, la logica come l’analisi, la filosofia, la ricerca maniacale di se stesso, gli occhi carichi della luce e dei colori della sua terra, sono vivi nella scena teatrale grazie allo spettacolo ’Città fantastica, il lungo canto di Lorenzo Calogero’ – opera video teatrale del regista Nino Cannatà con un adattamento dei testi dall’opera di Lorenzo Calogero.
Il poeta del Sud più profondo d’Italia, rivive anche per l’impegno di due giovani calabresi, che sono nati come Calogero ai piedi dell’Aspromonte. Il regista Nino Cannatà e il compositore Girolamo Deraco vogliono ridare voce al poeta di Melicuccà, che non ha mai accettato compromessi. Grazie alla collaborazione del teatro Belli di Roma, della Regione Calabria, del Comune di Melicuccà, dell’associazione Villanuccia, è stato possibile portare l’opera video teatrale in scena per rivivere la poetica calogeriana.
“La messa in scena si avvale della multimedialità – come scelta naturale del regista – per svelare, attraverso le stesse immagini che il fiume dei versi custodisce, quel sogno che il poeta meditò nell’intero arco della vita, in quanto creatore di un sistema poetico unico e originale”.
Lo spettacolo al teatro Belli, si è svolto lo scorso novembre, ha ottenuto l’adesione del presidente della Repubblica e il patrocinio del Comune di Roma, della provincia di Reggio Calabria e dell’Università Lumsa di Roma, ed ha visto in scena uno dei maggiori protagonisti del teatro italiano, Roberto Herlitzka, nonché la partecipazione di Lydia Mancinelli, attrice e musa ispiratrice di Carmelo Bene. La produzione, piuttosto originale, realizzata in collaborazione con Carlo Emilio Lerici, per la regia di Nino Cannatà, con le musiche originali del compositore Girolamo Deraco, eseguite dall’Opus Ensemble, per la direzione del maestro Alessandro Cadario, contiene un brano tratto da un abbozzo di partitura ritrovato in un quaderno manoscritto del poeta; elemento essenziale nel processo di svelamento degli innumerevoli orizzonti che il congegno poetico calogeriano cela in sé in quanto riproposizione della Parola, nelle sue dimensioni più originarie, ovvero quelle del suono e dell’immagine.
Le celebrazioni per l’anno calogeriano sono terminate con la tavola rotonda in Campidoglio, nella sala del Carroccio, a cui hanno partecipato anche i familiari del poeta calabrese e al “progetto Calogero” è stata conferita una medaglia. La serata è stata allietata anche da un intermezzo musicale eseguito al flauto da Carmela Calipari, dell’Orchestra Giovanile di Fiati di Delianuova, con un brano composto da Deraco, l’autore delle musiche dello spettacolo. Ripercorrendo le tappe principali della cultura calabrese, che trova solide radici nella Magna Grecia, la valorizzazione di Calogero in tutta Italia e non solo, tiene sempre presente il Sud, la casa del poeta, la villetta di Melicuccà, che sarebbe il luogo ideale per realizzare una fondazione.
“Per noi Calogero è diventato un punto di riferimento – afferma il compositore Deraco – il suo modo di fare arte in questo momento di crisi è il solo punto di riferimento che possono avere i giovani. La sua poesia è di avanguardia. Pensare che nel cuore dell’Aspromonte è nato e vissuto un poeta come lui e che noi siamo figli di quella estetica ci spinge a studiarlo”. L’opera teatrale s’intreccia perfettamente con la vita del poeta e con la sua poesia in gran parte inedita.
Per godere appieno lo spettacolo bisogna perdersi e poi tentare tutte le strade per ritrovarsi nei molteplici livelli della poesia calogeriana. Un concetto meglio sintetizzato così: “Un viaggio con tutte le implicazioni ad esso connesse in termini di rischio, di scacco, di naufragio, di approdo. Tutta la produzione lirica di Calogero, è infatti, un interminabile viaggio nelle non delimitabili plaghe dell’essere, nell’inesausta ricerca di percepire l’istante, in cui l’essere, seppure a lembi, si epifanizza”. Lucia Calogero, dai “Quaderni del ‘57”.

(pubblicato su www.lindro.it)